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PESCARA. CARLO COSTANTINI: AGEVOLAZIONI TRIBUTARIE ALLE ATTIVITA’ COMMERCIALI DANNEGGIATE DAI CANTIERI INFINITI

di Carlo CostantiniĀ 

PESCARA – Dai cantieri infiniti una lezione chiara: chi lavora non può essere lasciato
solo. Dall’opposizione una proposta concreta per tutelare commercianti e attivitĆ 
penalizzate dai ritardi nei lavori pubblici. Per anni, a Pescara, i cantieri troppo lunghi hanno avuto un costo che nessuno ha davvero pagato fino in fondo: lo hanno pagato i commercianti, gli artigiani, i professionisti, le piccole attivitĆ  di quartiere. Meno accessibilitĆ , meno visibilitĆ ,
meno clientela, meno incassi. E troppo spesso, anche, meno tutele. Da questa consapevolezza nasce la proposta di delibera presentata dall’opposizione per adottare un regolamento comunale che riconosca agevolazioni tributarie alle attivitĆ  economiche danneggiate dai cantieri pubblici quando i lavori si protraggono oltre i tempi previsti. Non ĆØ una bandierina, ma una risposta concreta a un problema concreto. Con questa iniziativa si afferma un principio semplice: i ritardi nei lavori pubblici

non possono continuare a scaricarsi solo su chi alza ogni mattina la serranda. Se un cantiere dura troppo e crea un danno reale, il Comune deve intervenire con strumenti certi, trasparenti e verificabili. Ma c’è di più.

Questa proposta contiene anche una piccola rivoluzione culturale. Le associazioni di categoria vengono informate preventivamente dell’avvio dei cantieri rilevanti e delle relative zone di impatto.

E le somme recuperate dal Comune a titolo di penali per i ritardi dell’appaltatore vengono destinate a coprire le agevolazioni. Questo significa una cosa molto chiara: da oggi il ritardo non ĆØ più un fatto neutro.

Chi programma, chi dirige, chi esegue i lavori sa che ci saranno controlli, responsabilitĆ  e conseguenze concrete. E sa anche che quelle penali non finiscono in un indistinto capitolo contabile, ma servono a dare un ristoro a chi quel ritardo lo subisce davvero.

Un sistema virtuoso che si autoalimenta: meno ritardi, meno danni, più città. C'è un ultimo aspetto di questa proposta che vale la pena sottolineare con chiarezza, perché ne rivela la portata più ambiziosa.

Il regolamento non è solo uno strumento di ristoro. È un meccanismo che si autoalimenta nella direzione giusta.

Da un lato, garantisce che chi subisce il danno del ritardo riceva un beneficio concreto e automaticamente attivabile, senza dover dimostrare l'impossibile o affidarsi alla discrezionalitĆ  politica del momento. Dall'altro, costruisce intorno al cantiere un sistema di responsabilitĆ  condivisa e consapevole: le associazioni di categoria vengono informate prima, il RUP e il Direttore dei lavori sono tenuti ad accertare e documentare tempestivamente ogni ritardo, l'impresa appaltatrice sa che ogni giorno di ritardo genera una penale che non finisce in un capitolo contabile anonimo, ma va direttamente a coprire il danno che quel ritardo ha prodotto.

Questo significa che tutti gli attori del sistema — categorie, appaltatori, tecnici, esercenti — operano sapendo di essere monitorati e che ogni inadempienza avrĆ  conseguenze misurabili e tracciabili. Il risultato atteso ĆØ duplice e inscindibile:

Chi subisce viene compensato, nei limiti delle risorse disponibili, con criteri oggettivi e procedimenti certi. Chi esegue è incentivato a rispettare i tempi, perché sa che le penali per il ritardo saranno recuperate e destinate proprio a ristorare i danni che il suo inadempimento ha causato.

ƈ la logica elementare del diritto che incontra la logica della buona amministrazione: il danno ha un costo, quel costo ricade su chi lo ha causato, e chi lo ha subito non resta solo.

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