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INFEZIONI SESSUALMENTE TRASMISSIBILI: L’EPIDEMIA INVISIBILE CHE CI STA CONTAGIANDO

di Marco Zambianchi*
PARMA – Ci si trova di fronte a uno scenario che fa tremare le vene ai polsi. I dati scientifici più recenti descrivono una vera e propria tempesta perfetta: stiamo assistendo a un’impennata verticale e senza precedenti delle infezioni sessualmente trasmissibili. La clamidia viaggia ormai a cifre spaventose, oltre i duecentomila casi all’anno, come un incendio invisibile che divampa silenzioso. Ma il dato che toglie il sonno è quello della gonorrea, più che triplicata nell’arco di un decennio. Qui la situazione è drammatica: questo batterio sta mutando, alzando impenetrabili scudi biologici contro gli antibiotici di prima linea. Parliamo dello spettro della resistenza antibiotica, una sorta di super-armatura che rischia di rendere le nostre terapie storiche del tutto spuntate, lasciandoci quasi disarmati. Anche la sifilide è più che raddoppiata, e il dramma nel dramma è che ha ricominciato a viaggiare nel sangue, superando la barriera placentare e trasmettendendosi dalla madre al feto, come un passeggero clandestino che sabota la vita prima ancora che nasca.
Certamente, una parte di questa spaventosa emersione di casi è dovuta al fatto che abbiamo acceso i riflettori nel buio. Grazie a programmi di profilassi farmacologica preventiva avanzata, mirati a bloccare sul nascere l’infezione da HIV, moltissime persone oggi si sottopongono a controlli periodici a tappeto. È un po’ come aver passato un metal detector ultrasensibile su una fetta di popolazione: sono venute a galla infezioni sommerse che un tempo avrebbero continuato a circolare sottotraccia, permettendo finalmente di spezzare la catena dei contagi attraverso il tracciamento dei contatti.
Tuttavia, non si tratta solo di una questione di microscopi più efficaci o di una burocrazia sanitaria più attenta. C’è una realtà oggettiva e spaventosa: le barriere fisiche, come il preservativo, vengono usate sempre meno, mentre i rapporti occasionali si moltiplicano. Il vero grande problema è che queste patologie si comportano spesso come una letale infiltrazione d’acqua nelle fondamenta di una casa: non si vede, non fa rumore, è totalmente asintomatica. E quando i sintomi si manifestano, specialmente tra i più giovani, subentra un muro di gomma fatto di vergogna e imbarazzo che blocca la comunicazione persino con i medici. Ma attenzione: la biologia non aspetta i nostri tempi psicologici. Il silenzio clinico e la mancanza di una terapia tempestiva permettono all’infezione di cronicizzare, trasformandosi in una bomba a orologeria interna che, a distanza di anni, può presentare il conto sotto forma di dolore pelvico cronico devastante o di un’irreversibile distruzione della fertilità.
Come si ferma questa emorragia? Bisogna agire su ogni singolo millimetro di prevenzione. Serve una consapevolezza scientifica millimetrica del rischio, unita all’uso sistematico e ferreo del profilattico quando non si ha la certezza matematica dello stato di salute del partner. La medicina moderna ci offre scudi biologici straordinari, come i vaccini contro l’Epatite A, l’Epatite B e il Papilloma Virus, che possono letteralmente eradicare la possibilità di contagio per queste specifiche minacce. Oltre a ciò, la farmacologia d’emergenza ha fatto passi da gigante: se la barriera fisica fallisce, esistono protocolli di profilassi post-esposizione con antibiotici o antivirali specifici in grado di neutralizzare gli agenti patogeni, a patto di intervenire tempestivamente, idealmente entro le prime ventiquattro ore dal rapporto non protetto. È fondamentale che l’accesso alla diagnosi precoce venga standardizzato e liberato da ostacoli economici o burocratici, diffondendo test rapidi e gratuiti direttamente sul territorio, fuori dalle mura degli ospedali.
La guardia non può essere abbassata per nessun motivo, soprattutto nei periodi di vacanza e di relax, quando l’illusione di trovarsi in una bolla protetta fa evaporare la percezione del rischio, moltiplicando i contatti ravvicinati con partner occasionali. Prendersi cura della propria salute sessuale non è un optional, è un atto di responsabilità collettiva. Esistono reti di supporto pronte a offrire strumenti gratuiti e confidenziali, dal supporto telefonico ai test rapidi per HIV, sifilide ed epatiti. Non c’è spazio per la procrastinazione o la negazione: al rientro da qualsiasi situazione a rischio, pianificare un monitoraggio diagnostico completo e preventivo è l’unico modo per proteggere la propria vita e quella degli altri.

*Microbiologo Università di Parma 

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