CERTI AMORI NON FINISCONO MAI: IL RITORNO DI MATTEO DI MARZIO, DALLE BATTAGLIE IN CAMPO ALLA PANCHINA DEL “PALLOZZI”
Esistono sguardi che il tempo non può scalfire e storie d’amore calcistiche destinate a chiudere un cerchio perfetto. Chi ha memoria storica del calcio sulmonese ricorda bene quel ragazzo con la chioma mossa e la maglia a strisce verticali biancorosse, che lottava su ogni pallone con il fuoco dentro, fiero di rappresentare la sua terra. Oggi, a distanza di anni, lo stesso identico fuoco brilla negli occhi di Matteo Di Marzio. La passione è immutata, la determinazione è quella delle grandi domeniche al “Pallozzi”, ma questa volta quel legame viscerale si consumerà sulla panchina dell’Ovidiana Sulmona.
Poche ore dopo l’annuncio ufficiale, il nuovo timoniere biancorosso si concede in un’intervista fiume a cuore aperto, visibilmente emozionato per un ritorno che va ben oltre il semplice fatto professionale.
Reduce da tre stagioni importanti nel calcio professionistico con i nazionali giovanili del Pineto (una sulla panchina dell’Under 17 e due con la Primavera), per Di Marzio l’intenzione di tornare a guidare una prima squadra era forte, ma la chiamata da Sulmona ha scombinato ogni piano, superando anche le sirene di categorie superiori: «La mia volontà era quella di tornare a guidare una prima squadra. Fino a due o tre giorni fa c’era stata la possibilità di accasarsi nel settore giovanile di un altro club professionistico, o addirittura di entrare nello staff tecnico di un amico allenatore, sempre in Lega Pro. Però devo essere sincero, e non lo dico per piaggeria: quando ho ricevuto la telefonata del presidente Oreste De Deo, ho provato un turbine di emozioni, arrivato in un momento particolare della mia vita. Avevo già espresso il desiderio di tornare tra i “grandi”, ma quando è arrivata la chiamata del Sulmona, ho contattato chi di dovere, con cui avevo già preso accordi verbali, e ho spiegato che a questa piazza non potevo dire di no. È una scelta di cuore, una scelta di famiglia, ma soprattutto la scelta di una realtà a me molto cara, a cui sono legatissimo. Non potevo esimermi dal rispondere presente».
Dopotutto, Di Marzio sa bene cosa significhi lottare per questa causa. È stato un pilastro del Sulmona per molti anni, prima dal 1995 al 1999 e successivamente dal 2000 al 2004, arrivando a indossare i gradi più alti: «Sono stato un calciatore del Sulmona fino a indossare la fascia di capitano. So bene cosa significhi portare questa maglia: è gloriosa e pesante. Chi la indosserà d’ora in avanti dovrà avere un grande spirito di appartenenza, riconoscendosi non solo in due colori, ma in un intero territorio».
Il tecnico, che ha costruito la sua carriera partendo dalla gavetta più pura (Campo di Giove, Pacentro, Castello 2000) fino a conquistar la Serie D con i Nerostellati, ritrova un campionato di Eccellenza che conosce millimetro per millimetro. Il progetto nato con il presidente De Deo prevede la costruzione di un mix perfetto tra giovani ed esperti per fare un ottimo campionato, andando a limare sul mercato le criticità delle scorse stagioni. Sull’identità da dare alla squadra, il mister non usa giri di parole: «Il progetto che mi ha proposto il presidente è quello di disputare un buon campionato, e credo ci siano ottime basi per creare il giusto mix tra giovani ed esperti. Opereremo sul mercato per analizzare le criticità degli ultimi anni e capire dove rinforzare la rosa. Dal punto di vista tecnico non ho dogmi particolari: l’unica cosa che pretendo è una squadra che lotti dal primo all’ultimo minuto, che abbia un’organizzazione tattica ben definita e che cerchi di fare la partita indipendentemente dall’avversario. Voglio un calcio propositivo che faccia divertire i ragazzi e i tifosi, ma che punti anche alla crescita del gruppo. Alla fine, l’importante è che i ragazzi abbiano voglia di mettersi in gioco e di imporre la propria identità. Sappiamo che noi allenatori siamo sempre figli dei risultati, ma per ottenerli dobbiamo partire dalle prestazioni».
L’Ovidiana Sulmona ha già piazzato i primi colpi con gli arrivi di Ferri e Mattielli, ma il mercato è in piena evoluzione: «Il presidente è una persona ambiziosa. Cercherò di valutare attentamente i nostri giovani, che hanno fatto molto bene nelle ultime stagioni, e vedremo se ci sarà la possibilità di inserire altri tasselli, sia tra gli under che tra gli over. Sceglierò come far giocare la squadra in base alle caratteristiche della rosa finale. Al di là dei moduli, credo che oggi si debba proporre un calcio fluido e dinamico, capace di destrutturare gli schemi rigidi. I calciatori che arriveranno dovranno essere consapevoli della piazza, avere senso di appartenenza e voglia di giocarsela a viso aperto. Poi, chiaramente, ci saranno anche gli avversari: se si dimostreranno più bravi di noi, saremo i primi a stringere loro la mano. L’importante sarà lottare fino alla fine con la determinazione e lo spirito che ci devono contraddistinguere, perché ci aspetta un campionato importante contro squadre altisonanti».
Quello stesso ragazzo che un tempo ringhiava sul rettangolo verde trascinato dalla spinta del pubblico, oggi si rivolge al suo popolo con la maturità dell’uomo ma con la stessa identica passione: «Come dice una famosa canzone, certi amori non finiscono mai. Sono fiero e orgoglioso di questa scelta. Ai tifosi chiedo di starci vicini, soprattutto nei momenti difficili che – spero non arrivino – potrebbero presentarsi nel corso della stagione. In quei frangenti mi aspetto che l’ambiente risponda con una partecipazione ancora maggiore, stringendosi attorno ai ragazzi. Il pubblico di Sulmona sarà l’uomo in più, sia in casa che in trasferta. Ai nostri tifosi chiedo di sostenerci e di avere un po’ di pazienza all’inizio: da parte nostra, faremo di tutto per dare loro grandi soddisfazioni e riportare questa squadra nei palcoscenici che merita».
Il passato e il presente si fondono. Matteo Di Marzio è tornato a casa e la sensazione è che questa storia abbia ancora le pagine più belle da scrivere.



