LU MAZZEMARIELLE
8 luglio] 1912
LU MAZZEMARIELLE
di Fabio Valerio Maiorano
«Avevamo sentito molte voci sulle colonie albanesi con le loro strane superstizioni, nelle campagne intorno a Sulmona. Si diceva che gli albanesi fossero una delle popolazioni più interessanti nell’Italia del sud e ci dissero che credono nel drekesit (driadi), lupi mannari, margarat (streghe) e fiatazit (fate). Dicono che i drekesit esistono ancora, e che sono esseri immortali che non si mostrano più a causa della malignità e della incredulità della gente.
Una volta si vedevano all’imbrunire in estate, con la pelle più bianca della neve, quando si bagnavano nei fiumi e si lavavano i lunghi seni. Un vecchio una volta ne sorprese otto; la drekesit che lo vide disse: Ljèm te Ijaan, se na paan (‘non ci laviamo più, ci vedono’). Tutte mandarono un grido, si gettarono i lunghi seni sulle spalle e cercarono scampo nel bosco più vicino e lì si nascosero nel cavo degli alberi, dove vivevano. Escono solo per lavarsi il seno. Lu mazzemarelle (folletto), altro spirito in cui gli albanesi credono, è un incrocio tra un bambino – un ragazzo con un cappello di seta (infiorato) – e un turbine molesto. Egli bussa alle porte e fa degli scherzi e l’unica maniera per accorgersi se è lì intorno, o se c’è uno spirito invece, è quella d’infilzare un coltello in terra e dire: per amor di Dio dimmi chi sei. Allora questa strana creatura è obbligata a rispondere e può andarsene via. Per essere certi che non ci accadrà niente di male se ci riposiamo a mezzogiorno all’ombra di un albero, in estate, è consigliabile dire: Bbòn giorn a le fate perché queste potrebbero star pranzando sotto l’albero e nessuno è sicuro, quando mangia o beve, se non ripete queste parole. La pandafecte è terrorizzante e si allunga silenziosamente su quelli che dormono e li opprime succhiando il loro respiro. Ci si può liberare per sempre del pandafecte, maschio o femmina che sia, afferrandolo per i capelli; quando domanda che cosa si ha tra le mani, si deve rispondere che è la criniera di un cavallo. Allora bisogna arrotolare i capelli e trattenerli finché non si ottengono nove gocce di sangue». Queste ed altre credenze della colonia albanese residente tra Sulmona e Pettorano, nell’omonima contrada, le ha raccolte nel 1912 Estella Canziani, scrittrice e artista inglese, nel suo viaggio alla scoperta dell’A-bruzzo; le ha pubblicate nel volume Through the Appennines and the lands of the Abruzzi landscape and peasent life edito nel 1928 a Cambridge e tradotto in italiano nel 2009 da Diego Grilli col titolo Attraverso gli Appennini e le terre degli Abruzzi. Paesaggi e vita paesana, edizioni Synapsi.



Ogni area d’Abruzzo ha i suoi, in Val Pescara, zona di Torre de’ Passeri, sono i mazzamureille.