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I SEGRETI DELLA ROCCA DI CALASCIO DAGLI SCAVI CONDOTTI DAL PROFESSOR ALFONSO FORGIONE DELL’UNIVAQ

di Federica Farda*

L’AQUILA – Il Castello di Rocca Calascio ha due etĆ ; il borgo, quello all’interno della fortificazione, sostanzialmente ne ha quattro. Se la vita del maniero inizia in periodo svevo, nel XIII secolo (i primi documenti che certificano il castello risalgono al 1240), tracce di vita del borgo rimandano indietro di mille e cento anni, all’epoca degli insediamenti italici. ƈ il periodo finale dell’etĆ  del Bronzo e la presenza qui di vita umana ĆØ stata individuata in fondi di capanne del XII secolo a.C. La conferma arriva dalla campagna di scavi archeologici, diretta da Alfonso Forgione professore associato di Archeologia cristiana e medievale all’UniversitĆ  dell’Aquila, in corso fino al 31 luglio prossimo a Rocca Calascio, adiacente al maniero tra i più alti d’Europa e ritenuto dal National Geographic tra i quindici più belli al mondo. Uno scavo su concessione da parte della Soprintendenza SABAP delle provincie dell’Aquila e Teramo con la quale ĆØ stato condiviso il progetto.
ā€œNon potendo scavare sotto il castello, che tra l’altro ĆØ proprio su roccia e questo escluderebbe tracce di preesistenze, la nostra ricerca si sta concentrando sulla chiesa che era all’interno della cinta fortificata. Un edificio sacro che ha due etĆ : la più antica ĆØ del XIII secolo ed ĆØ contestuale alla rocca. Attualmente lo scavo sta indagando su quella più recente frutto di una ricostruzione post sisma del 1461 quando la chiesa da mono nave, dai calascini, fu ingrandita a tre navate ma, soprattutto, fu ruotata di 180 gradi. La facciata, che prima era rivolta verso la fortificazione, fu portata a guardare il fondovalle (in direzione Castel del Monte).
Oltre a nicchie e altari riemergono anche moltissime sepolture dagli ambienti sotterranei. Informazioni preziose ai fini della datazione della Rocca provengono dai reperti di ceramica, tutti di importazione: dall’Umbria, dal Lazio e da Castelli. Qui, infatti, non ci sono bacini d’argilla, e l’acqua ĆØ assicurata dalle cisterne trovate in tutte le abitazioni che vanno dal pieno 1300 in poi ma che ricalcano quelle dell’etĆ  sveva e a sua volta costruite su fondaci di insediamenti italici. Insediamenti, per inciso, che sapevamo presenti a Rocca Calascio, riferito alla localitĆ  e non al monumento, ma che non avevamo ancora localizzato con precisione.
E intanto il borgo si allarga a una seconda cinta murariaā€. Il ritrovamento di sporadici frammenti di ceramica di etĆ  del Bronzo finale fanno solo ipotizzare, al momento, una frequentazione da quel periodo di Rocca Calascio, inteso come toponimo della localitĆ  e non del monumento. Una frequentazione, seppur, non continuativa e che ha avuto una prima cesura nel periodo romano, quando gli insediamenti a quell’altura vengono abbandonati poichĆ© viene dismessa la transumanza fino all’epoca Normanna. In questi secoli di ā€œvacatioā€, non c’è più, quindi, bisogno di difendere i pascoli e la popolazione scende per la coltivazione dei terreni nel fondovalle. ā€œRitengo, infatti, che i castelli come Rocca Calascio siano più simbolo di potenza che di vedetta: servivano, cioĆØ, per affermare il potere sul territorio dei pascoli. La struttura ĆØ stata concepita con il solo maschio centrale. Le quattro torri cilindriche, di difesa al nucleo originario, sono state introdotte nel XV secolo dopo l’avvento dei cannoni. Torri che quasi sicuramente erano merlate, anche se non come quelle ricostruite per ambientare il film Ladyhawke.
Il borgo dalla seconda cinta muraria inizia ad allargarsi fino all’attuale abitato di Rocca Calascio. Se il castello vive a oltre il XVI secolo, la vita nelle case nel borgo fortificato termina nel tardo Settecento; lo testimoniano pezzi di ceramica risalenti a questo periodo. L’economia qui si ĆØ sempre basata sulla transumanza e sulla pastorizia, un’attivitĆ  che prosegue anche in inverno nonostante, in tali mesi, si indirizzi verso le attivitĆ  di lottizzazione dei pascoli e lavorazione della lana. Comunque ĆØ un’economia estremamente ricca, basta osservare le architetture che si rinvengono a Calascio come in tutta la zona della Baronia di Carapelle caratterizzata, appunto, dai pascoli d’alturaā€.
Parallelamente allo scavo, il professor Alfonso Forgione sta lavorando per il futuro, conscio del fatto che, se lo scavo ĆØ stato reso possibile grazie ai fondi del Pnrr del progetto pilota ā€œRocca Calascio, Luce d’Abruzzoā€, nei mesi a venire non ci saranno più risorse a sufficienza per far sopravvivere una struttura museale in un paese di 120 abitanti. ā€œMeglio una ricostruzione 3D dell’intero borgo per un tour virtuale accessibile 365 giorni l’anno dal proprio cellulare, inquadrando Qr code nella torre e nell’intera area di scavo, comprendente, quindi, la cittadella con la chiesa, la postazione di guardia e le case. Visibili, invece, rimarranno gli altari della chiesa che consolideremo e restaureremoā€.

*GiornalistaĀ 

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