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FENTANYL: 80 FIALE RUBATE, VENTIMILA DOSI DI MORTE A RUOTA LIBERA

di Marco ZambianchiĀ 

ROMA – Sparire con 80 fiale di Fentanest dall’Ospedale Israelitico di Roma non ĆØ come rubare un pacchetto di cerotti o qualche rotolo di garza: ĆØ l’equivalente chimico del portarsi a casa una bomba atomica tascabile, ma con il tasto di attivazione incredibilmente sensibile. Per capire le proporzioni, bisogna guardare da vicino il fentanyl, una molecola che dal punto di vista scientifico ĆØ un oppioide sintetico agonista dei recettori μ. Detto in parole povere, immaginate i recettori del cervello come serrature biologiche e il fentanyl come un passepartout sotto steroidi: ha una potenza da 50 a 100 volte superiore a quella della morfina e stacca l’eroina di ben 30 o 50 lunghezze. La dose letale per un adulto che non ha mai toccato queste sostanze ĆØ di appena due o tre milligrammi, praticamente l’equivalente visivo di due o tre granelli di sale da cucina.

Quando entra in circolo, spegne il sistema nervoso centrale con la stessa rapiditĆ  con cui si schiaccia un interruttore della luce: regala un’analgesia intensa e un’euforia immediata, ma porta con sĆ© un blocco respiratorio fulmineo, capace di azzerare i polmoni nel giro di pochissimi minuti. Quelle 80 fiale, che nella formulazione standard da 50 microgrammi per millilitro sembrano poca cosa, nelle mani della chimica da strada diventano un moltiplicatore spaventoso. Tagliate, diluite e rimodellate a dovere, possono essere trasformate in qualcosa come ventimila dosi illecite. Il problema letale ĆØ che il margine di errore con una sostanza del genere ĆØ praticamente inesistente: basta una variazione microscopica, invisibile a occhio nudo, per trasformare lo sballo in un biglietto di sola andata per l’obitorio.

Quando questa polvere invisibile viene miscelata di nascosto con eroina o cocaina per gonfiare i profitti, i consumatori si trovano a giocare a una roulette russa senza nemmeno sapere che l’arma ĆØ carica. Questo carico sottratto ĆØ destinato a invadere il mercato nero italiano ed europeo sotto le mentite spoglie di “eroina potenziata” o pillole contraffatte, andando a colpire tre bersagli ben precisi. In primo luogo, i consumatori storici di oppioidi, che scambieranno la sostanza per qualcosa di noto e andranno incontro a overdose immediate. In secondo luogo, i più giovani, attirati dai prezzi stracciati e da promesse di effetti strabilianti. Infine, la categoria più ignara: chi cerca stimolanti o tranquillanti tradizionali e si ritrova nel corpo un killer sintetico senza averlo minimamente preventivato.

L’effetto finale ĆØ la nascita di cluster di overdose improvvise nelle strade e nelle case, accelerando un fenomeno che in Italia era ancora sotto controllo rispetto alla devastazione vista negli Stati Uniti. L’aspetto economico della vicenda svela un paradosso grottesco. Al Servizio Sanitario Nazionale quelle fiale costano pochissimo, circa cinquanta centesimi l’una, meno di un caffĆØ al bancone. Una volta iniettate nel circuito illegale, però, la magia nera del mercato clandestino trasforma quel mezzo euro in una miniera d’oro: ogni singola dose da strada viene piazzata tra i 10 e i 20 euro.

Moltiplicando la cifra per le ventimila dosi potenziali, si ottiene un ricavo lordo che oscilla tra i 200.000 e i 400.000 euro. Il fentanyl è il sogno proibito di ogni organizzazione criminale proprio perché un pizzico di polvere invisibile garantisce margini di guadagno astronomici a fronte di costi di produzione ridicoli. Proprio a causa di questa pericolosità estrema, la legge italiana (il DPR 309/90 per gli amanti dei codici) tratta il fentanyl come se fosse uranio arricchito.

ƈ confinato quasi esclusivamente agli ambienti ospedalieri per gestire i dolori oncologici più devastanti o le anestesie chirurgiche. Per muoverlo serve una burocrazia blindata: ricette ministeriali speciali, registri di carico e scarico aggiornati al milligrammo e – soprattutto – una custodia all’interno di casseforti blindate, protette da doppi controlli e telecamere di sorveglianza costanti, sotto l’occhio vigile dei NAS. Nel caso di Roma, però, la sicurezza ha ricordato più la trama di una commedia degli equivoci che un protocollo blindato.

La cassaforte è stata lasciata aperta con la chiave infilata nella toppa, a disposizione di chiunque passasse di lì, in una stanza priva di telecamere. Il ladro ha potuto agire indisturbato in due momenti diversi e la denuncia è arrivata persino in ritardo, scatenando le ire del governo che ha parlato apertamente di comportamento irresponsabile. Le conseguenze economiche di questa leggerezza ricadranno inevitabilmente sulle casse pubbliche.

Ogni singola overdose si traduce in corse delle ambulanze, codici rossi al pronto soccorso, letti occupati in rianimazione e un consumo massiccio di naloxone, l’antidoto salvavita. Se a questo si sommano la perdita di vite umane, il crollo della produttivitĆ  e i costi sociali legati alle dipendenze croniche, la fattura finale per lo Stato passa rapidamente da poche centinaia di euro a cifre con molti zeri. Se anche solo una piccola percentuale di quelle ventimila dosi causasse risvolti drammatici, i costi diretti e indiretti per il welfare e la giustizia schizzerebbero a milioni di euro.

Da un punto di vista storico e scientifico, questo furto ĆØ la replica in miniatura dei primi focolai che hanno dato il via alla spaventosa crisi degli oppioidi negli Stati Uniti a partire dal 2013, o di quei lotti infetti che periodicamente mettono in ginocchio intere cittĆ  europee in poche settimane. Non siamo ancora ai livelli americani, ma episodi del genere funzionano come un’autostrada ad alta velocitĆ  per importare l’emergenza a casa nostra. Il furto all’Ospedale Israelitico dimostra che basta una distrazione per innescare una reazione a catena letale, confermando che l’unica difesa efficace risiede in una sorveglianza d’acciaio, nella diffusione capillare degli antidoti e in una rete di trattamento che non lasci spazio alle improvvisazioni.

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