Cronaca AvezzanoCronaca L'AquilaCulturaHomeIn-Evidenza AvezzanoIn-Evidenza L'Aquila

MASSIMO PROSPEROCOCCO: LA DISABILITA’ NON E’ UN SETTORE, MA UNA RESPONSABILITA’ TRASVERSALE

di Massimo ProsperococcoĀ 

L’AQUILA – Non sono mai stato favorevole all’istituzione di un Ministero per le DisabilitĆ . ƈ una posizione che porto avanti da anni. Non perchĆ© la disabilitĆ  non meriti attenzione, ma perchĆ© i diritti delle persone con disabilitĆ  si conquistano nei ministeri che decidono davvero le politiche del Paese: Salute, Lavoro, Istruzione, Infrastrutture, Cultura, Trasporti.

La disabilità non è un settore, ma una responsabilità trasversale. Per questo ho sempre temuto che un ministero dedicato potesse trasformarsi più in una vetrina che in un vero motore di cambiamento. Purtroppo, in questi anni, questa impressione non è cambiata. Ho visto molta comunicazione, molti eventi, molti annunci.

Ma i diritti si costruiscono con leggi, risorse e scelte politiche. La vicenda del disegno di legge sui caregiver familiari ĆØ forse l’esempio più evidente. Il Governo lo ha presentato come un riconoscimento storico. Ma basta leggere il testo per capire perchĆ© abbia suscitato una protesta cosƬ ampia.

Per ottenere il contributo economico bisogna assistere un familiare per almeno 91 ore settimanali – oltre 13 ore al giorno di assistenza certificata – avere un ISEE inferiore a 15.000 euro e un reddito personale non superiore a 3.000 euro lordi annui. Il contributo massimo previsto ĆØ di 400 euro al mese, peraltro teorici, perchĆ© l’importo effettivo dipenderĆ  dalle risorse disponibili. Tradotto nella vita reale significa questo: chi dedica praticamente tutta la propria esistenza a un figlio, a un genitore o a un coniuge non autosufficiente, riceve al massimo poco più di 13 euro al giorno. ƈ questo il valore che lo Stato attribuisce a chi tiene in piedi il sistema dell’assistenza italiana?

E c’è un altro dato che dovrebbe far riflettere. Il Governo stima circa 62.000 beneficiari, a fronte di circa 7 milioni di caregiver familiari censiti dall’ISTAT. Meno dell’1% delle persone che ogni giorno si prendono cura di un familiare potrĆ  accedere al sostegno economico. Ma la questione che considero ancora più grave ĆØ un’altra.

Durante le audizioni parlamentari, praticamente tutto il mondo della disabilitĆ  e del welfare ha espresso forti perplessitĆ  sul testo: associazioni dei caregiver, organizzazioni delle persone con disabilitĆ , sindacati, Conferenza delle Regioni, AutoritĆ  Garante e numerosi altri soggetti hanno chiesto modifiche sostanziali, dall’eliminazione dei criteri troppo restrittivi al rafforzamento delle tutele previdenziali e all’ampliamento della platea dei beneficiari. E basta fare un’altra cosa, ancora più semplice. Leggere i commenti sotto i post della Ministra. Ci sono soltanto civili critiche.

Ci sono centinaia di caregiver che raccontano la propria vita e la propria delusione. Persone che scrivono: «Non chiediamo elemosine, chiediamo diritti.» Oppure: «Siamo i lavoratori in nero dello Stato.» Quando contestano contemporaneamente associazioni nazionali, sindacati, Regioni, Autorità indipendenti e centinaia di caregiver, forse il problema non sono le critiche. Forse il problema è non volerle ascoltare. Ed è questo che mi preoccupa di più.

Un Ministro dovrebbe prima di tutto ascoltare chi rappresenta il mondo della disabilitƠ, perchƩ senza ascolto non esistono buone politiche pubbliche. Il mondo della disabilitƠ non ha bisogno di paternalismo o narrazioni rassicuranti. Ha bisogno di riforme, diritti esigibili e istituzioni capaci di incidere davvero sulle scelte del Governo. Se un Ministero per le DisabilitƠ non riesce a orientare le politiche degli altri ministeri e finisce per ignorare il parere quasi unanime del mondo associativo, allora bisogna avere il coraggio di porsi una domanda scomoda.

A cosa serve davvero un Ministero per le DisabilitĆ , se non ĆØ in grado di cambiare concretamente la vita delle persone che dovrebbe rappresentare? PerchĆ© le persone con disabilitĆ  non chiedono visibilitĆ , ma diritti. E quando i diritti restano soltanto parole, anche le istituzioni rischiano di perdere la loro ragion d’essere e credo che la Ministra Alessandra Locatelli ne debba trarre le conseguenze.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarĆ  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *