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ENNIO BELLUCCI E IL PARADOSSO DEL MONACO CHIARAVALLE…

di Luigi Liberatore

 Ci sono due stagioni nella vita di Ennio Bellucci, e forse anche una terza che sfugge per il momento a chi scrive solo perché non ha la capacità della chiaroveggenza, o facoltà di prevedere il futuro. Siamo entrambi ultrasettantenni per cui, almeno io, ci vado cauto. La prima lega il giovane pratolano alla esperienza giornalistica, percorsa con sapienza professionale interiore, fatta di cultura e umanità, senza disdegnare quella esteriore costituita da eleganza che definirei transalpina e che andava intesa come forma di riguardo per la Rai (spesso sciattona) e per il telespettatori cui ha sempre portato riguardo. Non ripercorro le sue strade che tutti conoscono in Abruzzo perché per oltre quaranta anni è stata una voce e una immagine direi solenne. La seconda, meno appariscente nel senso che sia meno visiva, è forse più interessante della prima in quanto ci consegna un poeta dialettale dove l’aggettivo non indica un gradino inferiore della lirica. Ho avuto modo di commentare alcune sue poesie che hanno la forza di esumare dal nostro animo sensazioni e sentimenti che le esigenze del vivere quotidiano opprimono e reprimono. Leggendo l’ultima sua creatura, “Quande te retreu seule peure miozze alla gente” (quando ti ritrovi solo in mezzo alla gente), riscopri non il giovane giornalista, elegante nelle espressioni e nei portamenti, nemmeno il tardo professionista che si ammanta di filosofia, ma l’espressione candida di un uomo che sa di vivere la solitudine spirituale in un contesto fisico. Mi ricorda Bernardo di Chiaravalle, monaco cristiano cistercense, ovvero il suo paradosso dell’esser soli in mezzo alla gente con la solitudine nel cuore. I versi sono delicati, hanno la capacità di dare freschezza a chi legge pur affrontando un tema intricato e di alto spessore emotivo. Dicevo della terza stagione di Ennio Bellucci. Ci sarà. Sono convinto, infatti, che saprà inoltrarci verso frontiere inesplorate che a me sfuggono e che spero di poter analizzare. Soprattutto per me, se dovessi esserci ancora, e poi per trasmetterle a quel mio lettore se dovesse avere ancora la pazienza di seguirmi.

4 commenti riguardo “ENNIO BELLUCCI E IL PARADOSSO DEL MONACO CHIARAVALLE…

  • Daniele Ciarfella

    Ottima riflessione Luigi,
    conoscendo il buon Ennio,
    condivido appieno quanto dici.
    E’ una risorsa umana inesauribile,un Vulcano di idee.

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  • Gaetano Villani

    Mi torna ormai facile commentare le geniali poesie di Ennio Bellucci, ma trovo difficile aggiungere qualcosa a quello che scrive Luigi Liberatore. Tanto è completo e inarrivabile il suo pensiero. Mi viene da dire, però, che formate una gran bella coppia! Gaetano Villani

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  • Conosco Ennio Bellucci da qualche decennio e per lui ho sempre provato amicizia, affetto sincero, stima.Le sue poesie in dialetto mi colpiscono a volte per la profondita’ del suo pensiero, per le emozioni e i ricordi che suscitano. Altre volte per la giusta ironia,la fresca comicita’ che i suoi racconti di vita,teatrali riescono a provocare.Leggo spesso con interesse i commenti di Luigi Liberatore, una “penna” libera, colta, a volte pungente, che sa cogliere l’essenza e il succo dell’argomento che, come in questo caso, decide di trattare. Conoscendo Ennio uno che non demorde mai , appunto, sono sicura che …qualche altro aspetto della sua poliedrica personalita’…..verra’ alla luce.
    Spero a breve.

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  • Rinaldo Liberatore

    È un vero piacere leggere questo pubblico encomio di Ennio Bellucci da parte di Luigi Liberatore, suo collega giornalista. Ritrovare Ennio accostato, in un certo qual modo, a Bernardo di Chiaravalle mi colpisce parecchio perché nel suo lavoro di scrittura ci ritrovo molte similitudini con le regole dei Cistercensi. Questo ordine infatti rendeva produttive le terre incolte proprio come Ennio con il suo dialetto, ormai desueto o quasi, che lui sta facendo rifiorire. Le abbazie cistercensi erano poi grandemente austere privilegiando la luce naturale (basti pensare all’Abbazia di Santa Maria Arabona in quel di Manoppello) così come i versi di Ennio non trafficano con vacui ghirigori, ma vanno all’essenza con illuminazioni continue benefiche e non forzate. Last but not least, l’eleganza di Ennio, oserei dire innata, ricorda parecchio quella sobria dei monaci bianchi come venivano chiamati i Cistercensi. Plaudo a Luigi Liberatore, che con rigore e qualità, ha tirato fuori i tratti salienti dell’anima del comune amico Ennio Bellucci.

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