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QUANDE TE RETREU SEULE PEURE MIOZZE ALLA GGENTE (La Solitudine)

di Ennio Bellucci

Quande iosce, pe’ la vojje, i ne’
‘ncuntre chiu’ nesceune de cojje
chi ivene i cumpegne de ‘na vote
i de ‘na vite, t’accuorge ca te sci fatte
viocchie.
Te pijje ‘na tristezze che ne’ fenisce me,
i te ulisce iojje a nasconne…
ma andoe’…i perche’?
Ando’ henne ioite a fenojje Luciane, Gianne, Biasce, Peline, Piere, Peppine, Sergie, Ezie, Domeneche, Giuenne, Ermanne, Albine, Lamberte, Dieghe, Peppe, Marche,Antonie i n’atra fraiche.
Stenne a lu munne de la vereta’…
cusci’ se receve ‘na vote!
Iojje ne’ le sacce se ‘stu munne ” de la vereta’ ”
esiste veramente, oppure so’ tutte
busciojje, che ricene, i recemme pe’
cunselarese.
‘Na cause ĆØĀ  secheure.I e’ caile che me receve
Ze’ Menecucce , ca la sape’ longhe, i la
sape’ raccunta’.
:” Eniu’ l’amecizie ĆØ ‘na cause preziose asse’.
Sara culteve’ quande semme voive.Dope
so’ sole rempiente. Perciò, mo, semmera ule’
bbene i respetta’ come a fratiolle i surelle.”
:”E’ raggiaune Ze’ Menecu’ , i receve iojje,
se perche’, l’ha ritte peure eune che ci capisce.”
:” Perche’ un amico ĆØ la cosa più preziosa che tu
possa avere, ed ĆØĀ  la cosa migliore che tu possa essere.” Mo che Chiste ‘nci stenne chiu’
avojje a vetala’ !..
La piazze ĆØ ‘nu deserte, la vojje ĆØ spicce,
lu core se ‘ntrestisce, gl’uocchie se
‘ mbunnene de lacrime, i te retreu seule
peure quande ste’ miozze a la ggente…
i sole teuu se’ lu perche’ !

 

UNA POESIA CHE NON ƈ SOLO RACCONTO

ƈ un cammino che ci accompagna verso un percorso intimo e condiviso.

di Daniela D’Alimonte*

LA POESIA di Ennio Bellucci si INSERISCE NEL SOLCO più AUTENTICO della TRADIZIONE DIALETTALE ABRUZZESE, recuperando con consapevolezza e sensibilitĆ  il dialetto pratolano nella sua forma più antica, oggi quasi scomparsa. L’uso di suoni arcaici, delle aperture vocaliche e delle caratteristiche dittongazioni non rappresenta un semplice esercizio stilistico, ma diventa una vera e propria scelta poetica: quella di restituire voce alla lingua madre, alla lingua degli affetti, tramandata oralmente e radicata nella memoria familiare e collettiva.
In questa prospettiva, IL DIALETTO NON ƈ SOLTANTO un MEZZO ESPRESSIVO, ma un LUOGO dell’ANIMA. ƈ la lingua attraverso cui il poeta riesce a esprimere con maggiore autenticitĆ  riflessioni intime e universali al tempo stesso, trasformando l’esperienza individuale in una meditazione condivisa sull’esistenza.
Questo componimento che ha per tema la solitudine, si sviluppa attorno a un’immagine semplice ma profondamente evocativa: il poeta che percorre le strade del proprio paese, attraversa la piazza che un tempo era animata da voci amiche, da saluti familiari, da gesti carichi di affetto. Quel mondo, però, non esiste più. Lo sguardo si posa su un presente svuotato, silenzioso, segnato dall’assenza. Gli amici di un tempo non ci sono più: sono forse in un luogo migliore, come la tradizione ci suggerisce, oppure questa consolazione ĆØ solo un’invenzione umana? Il poeta non offre risposte definitive, ma lascia spazio al dubbio, alla sospensione, alla fragile speranza.
Eppure, proprio in questa incertezza, emerge una veritĆ  profonda: le persone che abbiamo amato continuano a vivere dentro di noi, nei ricordi, nei pensieri, nelle parole che ci hanno lasciato. In questo senso, il richiamo alle parole di Ze Menecucce sull’importanza dell’amicizia assume un valore emblematico: diventa eco di una sapienza antica, semplice ma essenziale, che oggi risuona con ancora maggiore intensitĆ .
Il tema centrale della poesia ĆØ infatti l’amicizia, intesa come uno dei beni più preziosi dell’esistenza. La sua importanza si rivela pienamente solo nella perdita, quando l’assenza rende tangibile il vuoto lasciato da legami autentici. Da qui nasce un sentimento di malinconia diffusa, una consapevolezza dolorosa: tutto ĆØ cambiato, e ciò che resta appare spesso privo di significato.
BELLUCCI RIESCE COSÌ A TOCCARE CORDE PROFONDISSIME dell’ANIMO UMANO. Ci ricorda che si può essere soli anche in mezzo agli altri (TE RETREU SEULE PEURE MIOZZE ALLA GGENTE) quando manca quel legame sincero che dĆ  senso alla presenza. E, al tempo stesso, ci invita a riconoscere e custodire il valore delle relazioni vere, prima che diventino soltanto memoria.
Attraverso una lingua antica e carica di identitĆ , il poeta compie un gesto profondamente contemporaneo: scavare nell’interioritĆ , restituendo dignitĆ  alle emozioni più semplici e universali. La sua poesia non si limita a raccontare, ma interroga, commuove e accompagna il lettore in un percorso intimo e condiviso.

( Dirigente scolastico studiosa di dialetti) *

 

10 commenti riguardo “QUANDE TE RETREU SEULE PEURE MIOZZE ALLA GGENTE (La Solitudine)

  • Bruno Palmo Petrella

    Bellissima Ennio,riesci ancora una volta a commuovermi!

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  • Al commento della mia carissima ex preside Daniela non ĆØ che si possa aggiungere tanto altro. La solitudine che resta quando qualcuno che amiamo se ne va e il senso di abbandono, di sconforto, di tristezza ( legati all’assenza fisica della persona che non ĆØ più ) possono essere superati solo con la fede da cui nasce la certezza che “il mondo della veritĆ ” esiste. ( E io in merito a questo non ho alcun dubbio) La bellissima e struggente poesia mi porta ad una riflessione:
    La solitudine del cuore, quella di chi non ha amici perchĆ© non sa essere amico, quella di chi non ĆØ amato perchĆ© non sa amare, rende nullo il breve viaggio che facciamo su questa terra. Vivere e condividere, sperimentare la bellezza e la gioia dell’amicizia, degli affetti autentici dei legami profondi e indissolubili, ci rende eterni nei cuori di quelli che restano e di quelli che ci aspettano dall’altra parte . Grazie Ennio

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  • Rinaldo Liberatore

    UNA SOLITUDINE FORIERA DI GRANDI INSEGNAMENTI

    Di Rinaldo Liberatore

    Ennio Bellucci, in questi versi dal sapore amarognolo, si mostra più filosofico di sempre, ponendosi domande profonde sul senso della vita e della realtĆ . Ennio ĆØ consapevole della nostra esistenza transitoria, ergo di essere di passaggio in questo mondo. Tanti i nomi di amici persi glielo ricordano e lo spingono a una sorta di meditatio mortis che gli permette di far luce sulle prioritĆ  dell’esistere e di chiarire che cosa ĆØ essenziale in questa nostra esperienza terrena. Posto che l’ipotetico ā€œmunne de la veretĆ ā€ ĆØ una sorta di dogma, dubitare che possa trattarsi ā€œde busciojje, che ricene, i recemme pe’ cunselareseā€ ĆØ più che condivisibile e quindi bisogna mirare ad altro. Ennio che sa praticare la gratitudine (altro valore fondamentale) ritiene, come gli suggeriva il suo maestro Socrate – Ze’ Menecucce ā€œca la sapĆØ longheā€, che il valore dell’amicizia ĆØ fondamentale e va curato giornalmente come una piantina pronta a darci frutti colorati e profumati, se ben annaffiata. Siamo soli su questa terra e bisogna viverci come fratelli e sorelle: un’altra veritĆ  ineccepibile. Ennio, da ultimo, si ritrova solo e sconsolato in piazza ma, come Seneca nel ā€œDe brevitate vitaeā€, con un sano pensiero, ci raccomanda di usare bene il tempo che ci compete. Le cose giuste e prioritarie (come l’amicizia) vanno, Ze’ Menecucce docet, coltivate ā€œquando semme voiveā€. Un’asserzione semplice ed efficace, un vero comandamento per un Ennio Belluci, saggio poeta che, a leggerlo, pur nelle scottanti tematiche affrontate che potrebbero intristirci ha, au contraire, un effetto benefico e taumaturgico.

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  • Marco Cianfaglione

    meraviglioso come in questa poesia si riesca a capire di come sia importante coltivare le amicizie e tenerle strette e il più a lungo possibile… c’ĆØ un velo di tristezza che ti prende quando arrivi alla fine e spero che le proprie durino più a lungo possibile…ma sai benissimo che non sarĆ  cosƬ….

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  • Poesia….profonda, delicata, struggente…solo in apparenza ” triste”. Una saggia riflessione che invita a mantenere, rafforzare recuperare, mantenere un sentimento ( se vero e disinteressato) unico e bellissimo.
    L’Amicizia….Bravo Ennio.
    con stima e Amicizia….appunto!

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  • Ennio-Rinaldo ovvero canto e controcanto. Talvolta si teme la tristezza e si tenta di allontanarla, ma quando, come in questa lirica di Ennio, apre la mente e fa ascendere a illuminazioni poetico-filosofiche, ben venga. Chapeau!

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  • Quand te terrei Seul mitizza alla gent.

    Enio devo dire che quest’argomento. E poco discusso nella ns collettivitĆ  pratolana , tu la presenti anche in dialetto , benissimo sperando che porta a una riflessione. Come quella che ti ĆØ venuta nella tua mente . Dal sapore di tristezza !
    La prima cosa che si nota è la solitudine fisica perché amici veri non ci sono più , i ricordi,
    Per cui questo si percepisce nelle feste , nella piazza affollata sei circondato da un altro modo di pensare ,
    Comunque Solo!!
    Quindi si deduce che essere solo non ĆØ una questione di numeri ma ĆØ la percezione della tua anima ti sono venute a mancare le emozioni costruite con la vita vissuta ,questo stato d’animo lo nascondiamo con un sorriso. ƈ pericoloso se ci si abitua la ,percezione della solitudine aumenta e il sorriso diventa sarcastico , tenendo conto che l’etĆ  aumenta e non ci si può fare più niente. Quindi ALLERTA!!!!

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  • Daniele Ciarfella

    Caro Ennio,
    cosa aggiungere,parole struggenti,pregne di verita’ assoluta,purtroppo ne dobbiamo solo prendere atto,sono i tempi moderni,attuali,lontani anni luce dalla nostra gioventu’,pertanto li viviamo male,ma la “vecchia guardia,non molla mai”.
    Ti ricordi l’estate scorsa?
    Ci siamo incrociati nelle nostra Piazza Garibaldi,soli io e te,al nostro abbraccio di saluto ,ebbi a sussurrarti queste parole,Ennio, quist e’ lu paese moiie e lu paese nuostre, noi ci siamo,ci saremo e se il Buon Dio vorra’,che ci stia sempre vicino e ci accompagni sempre nella nostra vita.

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  • Gaetano Villani

    Ormai non provo più stupore quando leggo le poesie del mio amico Ennio.E non faccio più fatica a comprenderle, tanta ormai ĆØ l’abitudine ad ascoltare le liriche in dialetto arcaico pratolano.Ho definito i componimenti ” perle rare” oppure ” perle nere” che sono la stessa cosa. Ho immaginato che le perle-poesie, gia’ esistono in fondo a quel mare pescoso rappresentato dalla memoria del Poeta. Lui non fa altro che tirare la rete su e trascrivere i testi.Ho attraversato un momento della vita in cui ero ad un passo dal perderla. Sapete chi sono quelli che mi hanno? Il Padreterno e gli amici .Una catena cucita dal Padreterno.Pero’ , fatemi spendere una parola per Ze’ Menecucce.Se fosse nato nell’antica Grecia, sarebbe diventato un filoso e oggi, la sua saggezza, ĆØ proprio il caso di dirlo, “farebbe scuola”.Un abbraccio grande Amico mio!

    GAETANO VILLANI

    Risposta
    • Gaetano Villani

      Nel mio commento, per un refuso, manca una parola chiave. Questa la frase completa: “Sapete chi sono quelli che mi hanno salvato?”. G.V.

      Risposta

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