PRESUNTO TRAFFICO DI DROGA TRA VALLE PELIGNA E ALTO SANGRO: DONNA A PROCESSO CON GIUDIZIO IMMEDIATO
Il Gip accoglie la richiesta della Procura: prima udienza il 16 settembre. Contestate 640 cessioni di stupefacente in cinque mesi. Attesa la decisione della Cassazione sul ricorso contro la custodia in carcere
PETTORANO SUL GIZIO ā Va verso il processo senza passare dallāudienza preliminare la vicenda giudiziaria che vede imputata una 53enne di Pettorano sul Gizio, PATRIZIA CICCONE, ritenuta dalla Procura della Repubblica di Sulmona al vertice di un presunto traffico di sostanze stupefacenti tra la Valle Peligna e lāAlto Sangro. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Sulmona ha infatti disposto il giudizio immediato, fissando lāinizio del processo per il prossimo 16 settembre, accogliendo la richiesta del sostituto procuratore Edoardo Mariotti.
Secondo lāimpianto accusatorio, la donna avrebbe organizzato e gestito unāattivitĆ di spaccio particolarmente intensa tra lāottobre 2024 e il marzo 2025. Gli inquirenti sostengono che la 53enne avesse impartito precise istruzioni ai propri figli e alla collaboratrice domestica su come comportarsi in caso di controlli delle forze dellāordine, invitandoli a disfarsi della droga gettandola nel wc o lanciandola dalla finestra al minimo sospetto di un blitz.
Per la Procura, attorno alla donna ruotava una rete composta da almeno otto persone, tra cui i tre figli e altri collaboratori residenti tra Sulmona e i comuni limitrofi, tutti indagati per concorso nellāattivitĆ di spaccio. Lāinchiesta, tuttavia, coinvolge complessivamente quattordici persone, ha portato allāesecuzione di cinque arresti in flagranza di reato e ha consentito di identificare circa sessantacinque consumatori.
Sono soprattutto i numeri dellāindagine a fotografare la portata del presunto traffico: i carabinieri avrebbero documentato 640 cessioni di stupefacente nellāarco di cinque mesi, tra ottobre 2024 e marzo 2025, delineando unāattivitĆ di spaccio ritenuta sistematica e riconducibile, secondo gli investigatori, a unāunica regia.
Tra gli elementi raccolti dagli inquirenti figurano anche le dichiarazioni di sedici consumatori che, ascoltati in caserma, hanno riferito di essersi recati nel tempo nellāabitazione della donna per acquistare la droga.
La 53enne ha sempre respinto ogni addebito, sostenendo di essere stata individuata come un capro espiatorio e negando di aver diretto lāorganizzazione contestata.
Dal 26 marzo scorso la donna si trova in carcere. Sulla misura cautelare ĆØ ora attesa la decisione della Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato dal difensore, lāavvocato Uberto Di Pillo, che ha chiesto la sostituzione della custodia in carcere con una misura meno afflittiva. Il verdetto ĆØ atteso nelle prossime ore.


