FORTIFICATION NET
di Franco Iezzi
Nell’anno 2012 nel Nucleo Industriale di Sulmona, dopo aver completato il progetto di posa della fibra ottica (eravamo la città più cablata d’Italia dopo Bologna) avvertimmo la forte esigenza del mondo digitale italiano ed europeo di proteggere i data center, i loro server e i loro impianti, da scenari critici: terremoti, attacchi militari, tempeste solari ed onde elettromagnetiche.
Realizzammo subito un progetto denominato “Fortification Net”.
Perchè spronati dalla fortunata circostanza della disponibilità di una galleria del deposito di armi del Monte S. Cosimo che rispondevano perfettamente a tutti i requisiti di sicurezza.
La proposta fu immediatamente osteggiata da Mario Pizzola e dal suo gruppetto di antagonisti, i quali prospettarono subito scenari nefasti e drammatici accadimenti.
Tanto bastò, perché coloro che con noi avrebbero potuto realizzare l’opera, abbandonassero l’idea di S. Cosimo e optassero poi per una dismessa miniera in località Predaia (Trento).
Da allora sono trascorsi alcuni anni ma la struttura, denominata “Intacture”, è stata inaugurata il 23 giugno scorso ed è entrata nella sua fase commerciale e di ricerca: i server sono accesi e il centro ha iniziato a erogare i suoi servizi di cloud computing, cybersecurity e storage sicuro, in primis per la Pubblica Amministrazione ma anche per terzi.
Sulmona perse una occasione eccezionale perché la rete di fibra ottica già posata, insieme a Fortification Net, l’avrebbero posta ai vertici italiani ed europei del mondo digitale.
Ai posteri l’ardua sentenza del reato di cialtronismo.
PS
Indicherò altri eventi simili che hanno portato, a causa di pretestuose e violente prese di posizione di Mario Pizzola & Co, alla rinuncia di altre iniziative , causa non ultima dello stato di crisi profonda che stiamo vivendo.




Nel lontano 2012, una cablatura acefala di utenze servite credo sia servito a ben poco, tanto nel N.I. in perenne decadenza che in alcune zone della città dove fu anch’essa realizzata la posa dei tre cavidotti, ma senza fibra e in alcuni tratti anche sollevati dalle radici delle piante e a filo se non anche al di sopra dell’asfalto… va detto tutto.
Il “dopo alcuni anni”, vuol dire il giugno 2026, ma ovviamente i tempi in Italia sono biblici è risaputo… poi nei giorni nostri è arrivato l’amato/odiato PNNR a smuovere la “bassa temperatura” di questa miniera “attiva” e non “dismessa” con ben 18,4 milioni di euro e altri 31,8 milioni di euro da risorse private per un impegno finanziario complessivo di 50,2 milioni di euro (fonte Gruppo Gpi).
In sostanza è uno dei tanti Data Center e “niente di più” presenti in Italia, nulla di che ai tempi odierni, se non la località montana.
Anche Fortinet è e rimane un nome di un progetto del N.I., e che nulla a che vedere con la Fortinet californiana specializzata in cybersecurity, e qui la differenza è sostanziale.
Ma le domande da porsi sono: Avremmo avuto la stessa fortuna qui in Abruzzo? O meglio in questa vallata? Lo si sarebbe permesso? Vi erano i fondi all’epoca? E’ bastato questo grido di allarme a bloccare il tutto e poi perchè?
Sarebbe utile conoscerne di più anche sulla disponibilità di questa canna all’interno delle viscere di Colle San Cosimo, che il Ministero della Difesa metteva a disposizione all’interno di in una base miltare, caso più unico che raro, con i suoi collegati rischi e problematiche.
Ci informi ulteriormente.
Grazie.