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CASTEL DI SANGRO, IL PRIMARIO DI TOMASSO ATTACCA LA UIL: “NESSUN CAOS IN MEDICINA, ALLARMISMO ESAGERATO PER UN SOLO OSS IN MALATTIA”

È polemica sulla gestione del personale negli ospedali della Asl 1. Nei giorni scorsi un duro affondo della Uil Fpl aveva gettato un’ombra pesante sulla tenuta dei reparti in vista dell’estate, parlando di carenze «endemiche» a Castel di Sangro, interventi rinviati all’Aquila e di una situazione complessiva definita «grave e irreparabile». Arriva ora la replica ferma del dottor Valentino Di Tomasso, direttore dell’unità operativa di Medicina del presidio sangrino.

Il primario contesta punto per punto quella che definisce una «narrativa completamente fasulla» e un polverone mediatico sproporzionato rispetto alla realtà dei fatti, difendendo l’operato del reparto e gli sforzi che l’azienda sanitaria sta mettendo in campo.

A far scattare la reazione del medico è stata la descrizione “drammatica” di un reparto al collasso. Secondo Di Tomasso, la criticità sbandierata dal sindacato si riduce in realtà all’assenza temporanea di un singolo operatore socio-sanitario (OSS), attualmente in convalescenza dopo un intervento chirurgico e pronto a rientrare in servizio nel giro di una decina di giorni. Il primario non risparmia inoltre una dura stoccata alla Uil Fpl, ricordando come il sindacato sia rimasto in silenzio in passato davanti a emergenze ben più severe, come quando nel 2018 il reparto si trovò a dover andare avanti con soli due medici per oltre otto mesi.

Di seguito, l’intervista in cui il primario fa chiarezza sulla reale situazione dell’ospedale di Castel di Sangro.

Dottor Di Tomasso, il sindacato parla di una situazione gravissima nel suo reparto e di un’assistenza a rischio per via di una carenza endemica. Qual è la situazione reale? «Questa narrativa è veramente paradossale e completamente fasulla. Si è sollevato un polverone esagerato, gettando via “il bambino con l’acqua sporca” e dicendo che da noi non funziona nulla. La realtà è che non abbiamo mai avuto così tanti infermieri. Tutta questa commedia è nata per un solo OSS mancante. Si tratta di una persona che è stata operata, sta facendo la sua convalescenza e che ho visto proprio ieri: cammina, sta bene e rientrerà in servizio tra una decina di giorni. Gli ho anche chiesto di affrettarsi proprio per evitarmi questo “casino” mediatico infondato».

La Uil sostiene però che la Asl si sia mossa in estremo ritardo con i provvedimenti per le sostituzioni estive. Lei si sente di difendere l’azienda? «Io sono notoriamente una persona critica, che bada al dettaglio e alle regole; se c’è da polemizzare non mi tiro indietro. Ma in questo caso voglio spezzare una lancia in favore dell’azienda perché l’accusa è esagerata. I vertici si stanno muovendo: la Asl ha persino attivato un avviso mirato proprio per l’ospedale e la medicina di Castel di Sangro. C’è una collega in arrivo e il dottor Viola si è attivato concretamente per sbloccare la situazione. Le procedure per le sostituzioni e i rinforzi sono state avviate».

Il sindacato parla genericamente di “situazioni gravi”, rinvii di ricoveri e riduzione di posti letto sul territorio. C’è il rischio di disservizi per i cittadini a Castel di Sangro? «Smentisco categoricamente qualsiasi disservizio o riduzione di attività nel mio reparto. L’assistenza è regolare. Trovo offensivo e pesante questo modo di fare informazione. Anche la mia caposala ha provato a interloquire con chi ha sollevato questa situazione drammatica ed è stata persino apostrofata in malo modo. Quando ci sono cose negative è giusto scriverle, ma inventare un caso clinico e gestionale per un solo operatore in malattia è inaccettabile».

Lei è apparso molto contrariato anche dall’atteggiamento storico dei sindacati. Perché? «Perché mi chiedo dove fossero questi sindacalisti nel 2018. Per sei, otto mesi siamo rimasti in due, solo due medici a gestire l’intero reparto di Medicina di Castel di Sangro. Un’esperienza allucinante. Eppure, in quel periodo di vera emergenza, non ho sentito un solo sindacalista alzare il ditino, protestare o scrivere una riga sui giornali. Oggi invece fanno il gioco delle tre carte: alzano polveroni immensi quando fa comodo a loro, magari per scopi che nulla hanno a che fare con il bene del reparto e dei pazienti».

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