DRESS CODE IN TRIBUNALE: LA LINEA DI SULMONA FA SCUOLA
Dress code in tribunale, la linea di Sulmona fa scuola: anche Perugia dice stop a bermuda e infradito
SULMONA, 30 giugno ā Quella che due anni fa aveva acceso polemiche e discussioni tra avvocati, utenti e addetti ai lavori oggi viene presa a modello da altri uffici giudiziari.
Il regolamento sul dress code introdotto nel tribunale di Sulmona dal procuratore capo Luciano DāAngelo ĆØ stato infatti sostanzialmente replicato dal tribunale di Perugia, che ha deciso di imporre regole precise sullāabbigliamento per lāaccesso al Palazzo di Giustizia.
Il principio ĆØ lo stesso: chi entra in un tribunale deve presentarsi con un abbigliamento decoroso e rispettoso dellāistituzione.
Per questo a Perugia sono stati vietati pantaloni corti, canottiere, ciabatte e infradito. Ā«Il Palazzo di Giustizia non ĆØ un lido balneare e cosƬ dāora in poi chi vorrĆ accedervi dovrĆ mostrare rispetto anche con lāoutfitĀ», si legge nella disposizione adottata dal tribunale umbro.
A Sulmona, invece, il regolamento ĆØ ancora più rigoroso. Ć vietato lāingresso a chi indossa pantaloni corti il cui margine inferiore non raggiunga la caviglia.
Restano inoltre banditi infradito, ciabatte, canottiere e tutti quegli indumenti ritenuti incompatibili con i criteri di «professionalità e decoro richiesti per un ambiente giudiziario».
Le disposizioni continuano a essere applicate con attenzione dal personale addetto ai controlli. Soltanto nella giornata di ieri tre utenti sono stati invitati a lasciare il Palazzo di Giustizia perchƩ il loro abbigliamento non rispettava il regolamento.
Diversa, invece, la posizione di un imputato che si ĆØ presentato in aula indossando dei sandali: in quel caso il giudice ha autorizzato una deroga, consentendogli di partecipare allāudienza.
Il bilancio dellāultimo mese conferma come il regolamento venga applicato con continuitĆ : sono dieci le persone alle quali ĆØ stato negato lāaccesso agli uffici giudiziari perchĆ© non conformi alle prescrizioni sul vestiario.
Quella che inizialmente era sembrata una scelta destinata a far discutere sta dunque trovando seguito anche in altri tribunali italiani, con lāobiettivo di preservare il decoro delle aule di giustizia e degli uffici giudiziari.



