TRENTENNALE DEL CASTEL DI SANGRO: BANALE ADUNATA SENZA IL SUO RICHELIEU…
di Luigi Liberatore
Diceva Leonardo Da Vinci che i dettagli fanno la perfezione ma che la perfezione non è un dettaglio. Per cui in ogni attività, o per qualsiasi progetto umano sono le accortezze, le finezze cioè a rendere straordinario ciò che senza di quelle perfino un abito di sartoria finirebbe ai saldi. Si rischia pure in cucina la perfezione perché ormai gli chef (penso al nostro Niko Romito) tendono alla perfezione con le loro mille accortezze nella formulazione dei loro piatti tanto è vero che par di commettere un reato quando vai da loro e affondi forchetta e coltello su quelle pietanze che sembrano pennellate o sculture che di tutto sanno meno che di cucina. Vado con queste premesse alle celebrazioni di ieri l’altro organizzate a Castel di Sangro in ricordo del passaggio in serie B della locale squadra di calcio che hanno visto tornare alla ribalta Osvaldo Jaconi, allenatore di quella truppa giallorossa quasi fosse un san Paolo colpito sulla strada di Damasco, e Gabriele Gravina, ex presidente di quella stagione magica e dalle cui spalle scivolano oggi con mestizia i fallimenti in FIGC quasi fossero (ingiustamente) suoi peccati. Sono sfilati poi gli alfieri, cioè i vari Cei, Michelini, Spinosa, Alberti, Esposto, De Amicis e l’elettrizzato Fusco, unico a presentarsi con un volto che non facesse pensare a una parata di reduci da prima guerra mondiale. Sapete cosa più mi ha meravigliato? Che non ci fosse sul palco dove la retorica correva a fiumi il vero ma nascosto artefice di quella conclusiva galoppata: il direttore sportivo del Castel di Sangro di quei tempi, cioè Leandro Leonardi. Nessuno lo ha citato, nessuno dei retori che si sono alternati sul palco delle celebrazioni. Io ho dato una spiegazione a questa assenza che spero non sia stata voluta, altrimenti la vicenda prende le svolte del cattivo gusto. Mi sono rifatto a Richelieu il quale evitava di essere presente ai festeggiamenti per lasciare ai cortigiani la presunzione di essere gli artefici dei successi della Francia di Luigi XIII. Torno all’affermazione di Leonardo da Vinci. Sarebbe stata perfetta l’organizzazione del trentennale giallorosso se ci fosse stato Leandro Leonardi, o se gli fosse riservata la giusta collocazione all’interno delle due giornate celebrative. Precisando che Leonardi non è stato un dettaglio di quella magica stagione ma il vero demiurgo.TRE


