UNA NOTTE NEL LABIRINTO UMANO DEL CENTRO STORICO
di Massimo Di Paolo
Dire che la nascita della Civiltà si sovrapponga alla nascita della Città può certamente trovarci d’accordo. Città e civiltà come condensato dell’intera storia dell’uomo. Le città grandi e piccole, non importa, tutte portatrici di cultura e di evoluzione sociale. I governi, la crescita e la vitalità, proprie di queste due grandi identità, la scommessa del presente. Le città antiche, come Sulmona, una tra le tante testimonianze che fanno il patrimonio dei territori e delle comunità. Il governo delle città per elezione diretta, è affidata ai Sindaci. La Legge è del 1993, la fascia tricolore indossata la ricorda e ne ricorda responsabilità e doveri. Dinanzi alle difficoltà, agli atti mancati per i mille motivi possibili, ai tempi lunghi della politica, i doveri possono diventare colpe. Non tutto è definibile per legge o consuetudine: nella gestione delle città, con la dimensione antropologica della cittadinanza, le condotte, i comportamenti si incrociano con la regolamentazione dei servizi assumendo sfumature diverse, molto spesso poco collimanti con l’oggettivo articolato di una Legge. La Gestione dei Centri storici tra tutela, cura e spazi di vitalità è uno dei problemi. Ordine pubblico, tutela della salute, principio di uguaglianza tra cittadini, protezione delle fragilità, controllo della moralità pubblica, contenimento delle condotte disgreganti e lesive; non è solo un fatto di sicurezza. È molto di più. Può trasformarsi in una “colpa civica” non giustificabile con la semplice distrazione. Tracciare una linea di contatto che possa dare la base per orientare una partecipazione attiva di tutti i cittadini, per dissipare i doveri e le responsabilità su tutte le componenti di una Comunità fatta Città, una possibilità. Possibilità che non può che passare attraverso una condivisione e una partecipazione Etica e comportamentale di tutti. E non usiamo dietrologie ipocrite, non si tratta di bloccare i Centri antichi, sarebbe un’ipotesi mortifera per ogni città, si tratta di diffondere comportamenti che sono molto più di una semplice applicazione di regole o di Leggi. Si tratta di aprire focolai di ‘resistenza’ diffusa dove il bello, il rispetto, la responsabilità, la consapevolezza, la partecipazione, diventano cose reali e non semplice retorica.
Il degrado di un Centro storico non è solo un fatto di pulizia, anche, ma è molto di più. È un fatto di integrazione, di contenimento, di guida, di informazione, di cultura, di arredi, di illuminazione, di intrattenimento di qualità. L’Etica partecipata che diventa carta, accordo, patto: una linea di confine dove i poteri del Sindaco si ‘alleano’ con i cittadini; dove i comportamenti diventano coordinati anche tra giovani e meno giovani, esercenti e residenti. Dove la marginalità, la violenza, il degrado comportamentale assumono aspetti marginali facilmente contenibili, e soprattutto curabili con l’accudimento e la presa in carico. Agire una ‘Carta etica’ vuol dire dargli forma, farla propria e parteciparla. A partire dalle Istituzioni e dai Governi. Non è questione di poco, ma è questione difficile. I sindaci non più parafulmini per distorsioni, incompiute o mancanze; ma agenti pro-attivi di azioni di crescita culturale e di organizzazione di comunità. Una storia di cambiamento. In una situazione di mutevolezza sociale evidente, i regolamenti e i poteri restano ancora visibili ed essenziali: restano risorse importanti. Se necessario, vanno agiti. L’inizio dell’estate, a Sulmona: il presagio è già divenuto nota di allarme e richiamo di aiuto alle Forze dell’Ordine. I tempi lunghi della politica, le tacite resistenze, la mancanza di informazione sui processi per la progettazione sociale, rendono, le nuove e possibili forme di tutela e sviluppo dei Centri storici, pericolose alchimie politicamente incerte. Chi amministra, ne può avere paura. Si preferisce restare fermi, sperare che nulla accada: la via del contenimento forzoso se necessario; con la stagnazione retorica come alleata. Il Centro storico che la notte diventa terra di nessuno, coperto da ignoranza e perbenismi che giocano alla pari. Pezzi di Città pregiata che resta sospesa come terra di nessuno: i cittadini residenti, poco utili elettoralmente e troppo deboli per essere protetti. L’unità e l’aggregazione può salvarli; insieme alla funzionalità istituzionale, se presente.



