ISTITUTO D’ARTE FULVIO MUZI. PROSPEROCOCCO: LO SFREGIO DI ABBATTERE IL PALAZZO E NON SALVARE IL SUO SIGNIFICATO SIMBOLICO
di Massimo ProsperococcoĀ
L’AQUILA – Lo sfregio non ĆØ lāabbattimento dellāedificio. Lo sfregio ĆØ il modo in cui ĆØ stato fatto. Lāedificio dellāex Istituto dāArte Fulvio Muzi doveva essere demolito. Nessuno lo mette in discussione. Era una scelta necessaria, legata alla sicurezza e alla ricostruzione.
Ma cāĆØ una differenza enorme tra demolire un edificio e cancellarne il significato. Quellāinquadratura, quel momento in cui la ruspa avanza mentre sullo sfondo resta ancora leggibile la scritta āIstituto dāArte Fulvio Muziā, con la firma dellāartista ben visibile, ĆØ una ferita. Non ĆØ una semplice ripresa. Ć unāimmagine che pesa. PerchĆ© dietro quel nome non cāera solo una scuola.
Cāera Fulvio Muzi, uno dei più importanti artisti aquilani del Novecento, protagonista della rinascita culturale della cittĆ , insegnante, intellettuale, uomo che ha attraversato la Resistenza e ha lasciato un segno profondo nella storia civile e artistica dellāAquila. Quel nome rappresentava una stagione in cui questa cittĆ produceva cultura, formava artisti, costruiva futuro. Per questo quella scena ĆØ stata vissuta da tanti come uno sfregio. Uno sfregio alla memoria. Uno sfregio alla cultura.
Uno sfregio a una comunitĆ . Fa ancora più male perchĆ© accade in una cittĆ che, dopo il terremoto, continua a perdere scuole. Le demoliamo con una velocitĆ impressionante, mentre le nuove faticano ad arrivare. E dove sorgeva un luogo dedicato allāarte e alla formazione ci sarĆ lāennesimo parcheggio a raso.
Ć questo il messaggio che questa amministrazione vuole lasciare? Che la cultura può essere sostituita dallāasfalto? Che un luogo simbolo possa essere ricordato solo da una ruspa con un video da inaugurazione compulsiva? Le cittĆ vivono di memoria.
Vivono dei loro simboli. Vivono del rispetto che dimostrano verso chi le ha rese grandi. Per questo quella ripresa non ĆØ stata neutra. Ć sembrata lāimmagine di una cittĆ che dimentica se stessa.
E chi amministra una cittĆ dovrebbe sapere che governare non significa soltanto realizzare opere. Significa custodirne lāidentitĆ . Significa comprendere il valore emotivo dei luoghi, il legame che migliaia di persone conservano con una scuola, con un nome, con una storia. Molti aquilani, guardando quelle immagini, hanno provato dolore.
Perché lì avevano studiato, insegnato, sognato. Perché lì riconoscevano un pezzo della propria vita. Quando non si comprende tutto questo, il rischio è di amministrare una città senza riuscire davvero a sentirla propria. E allora sì, lo sfregio non è stato abbattere un edificio.
Lo sfregio ĆØ aver dato lāimpressione che, insieme a quei muri, si potesse demolire anche la memoria di Fulvio Muzi, della sua storia, della sua arte e di ciò che ha rappresentato per LāAquila. Ma la memoria di una cittĆ non si abbatte con una ruspa. Se quella memoria vive ancora nelle persone, continuerĆ a chiedere rispetto. Sempre.



