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PARROCO DI RIVISONDOLI POSITIVO ALLA COCAINA, IL PM CHIEDE LA CONDANNA

Cocaina dopo l’incidente, chiesta la condanna per don Daniel

SULMONA, 26 Giugno – Si avvicina il momento della sentenza per don Daniel Cardenas, l’ex parroco di Rivisondoli finito sotto processo dopo essere risultato positivo alla cocaina in seguito a un incidente stradale avvenuto nel marzo del 2024.

Nella requisitoria pronunciata davanti al giudice per l’udienza preliminare Emanuela Cisterna, il pubblico ministero ha chiesto la condanna del sacerdote a un anno e due mesi di reclusione, al termine del processo celebrato con rito abbreviato.

Il procedimento è stato quindi rinviato al prossimo primo ottobre per le repliche della difesa e la successiva decisione del giudice.

La vicenda risale al 10 marzo 2024, quando il sacerdote perse il controllo della sua Toyota mentre percorreva la strada in località Santa Brigida, nel territorio comunale di Pratola Peligna, finendo contro il guardrail.

Don Daniel stava facendo rientro a casa quando avvenne l’incidente.

Soccorso da alcuni automobilisti di passaggio e successivamente dal personale del 118, venne trasportato al pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona, dove fu sottoposto ai consueti accertamenti sanitari.

Gli esami tossicologici diedero esito positivo alla cocaina, facendo emergere, secondo l’accusa, che il sacerdote si era messo alla guida in stato di alterazione.

Dagli accertamenti risultò un valore pari a mille.

Gli agenti del commissariato di Sulmona, intervenuti per i rilievi, procedettero al ritiro della patente e denunciarono il parroco all’autorità giudiziaria dopo aver acquisito il referto ospedaliero e raccolto le testimonianze.

La vicenda provocò grande clamore, soprattutto nella comunità di Rivisondoli, dove don Daniel svolgeva il proprio ministero.

Alcune settimane dopo l’incidente, il vescovo della diocesi di Sulmona-Valva, monsignor Michele Fusco, dispose la sospensione del sacerdote dall’esercizio del ministero.

Un provvedimento tuttora in vigore, che ha comportato anche il trasferimento di don Daniel a Roseto degli Abruzzi.

Fin dall’inizio il sacerdote ha respinto ogni addebito, spiegando di aver attraversato un periodo personale particolarmente difficile. Attraverso il suo difensore, l’avvocato Gerardo Marrocco, ha sempre sostenuto di non essersi mai messo alla guida in stato di alterazione e che l’eventuale assunzione della sostanza sarebbe avvenuta involontariamente.

Una tesi ribadita anche nell’arringa difensiva, durante la quale il legale ha evidenziato come, a suo avviso, gli esami eseguiti in pronto soccorso non dimostrerebbero che il sacerdote fosse sotto l’effetto della cocaina al momento dell’incidente.

Sarà ora il giudice Emanuela Cisterna, dopo le repliche fissate per il primo ottobre, a decidere se accogliere la richiesta di condanna formulata dalla pubblica accusa o riconoscere la fondatezza delle argomentazioni della difesa.

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