MIRKO UCCISO DAL PADRE PERCHE’ GAY. IL PREGIUDIZIO CHE UCCIDE IL DONO DELLA VITA
di Padre Maurizio Patriciello*
MIRKO, UCCISO DAL PADRE PERCHĆ GAY
A scuola, Franco, piccolo di statura, mi invidiava: avrebbe voluto essere uno spilungone come me. A mia volta, invidiavo lui che sedeva sempre al primo banco. Ciro, invece, veniva bullizzato a causa del colore dei suoi capelli. Erano altri tempi, le cose, oggi, dopo tanti progressi e studi in ogni campo, dovrebbero essere cambiate.
La vita ĆØ un dono, nessuno ha scelto di nascere in quella casa, in quel paese, con quelle caratteristiche genetiche. Va accolta, la vita, sempre, anche quando non si presenta come avremmo voluto, anche quando pesa. Occorre fare pace con la vita, la nostra e quella altrui. I fratelli e le sorelle omosessuali, nei secoli sono stati isolati e offesi, umiliati e uccisi. Il mondo avanza lentamente. A loro, oggi, tutti dobbiamo delle scuse.
La Chiesa, con grande serietĆ , ha chiamato a raccolta teologi e pastori, professionisti e gente comune per cercare di capire. Tenere insieme le esigenze del Vangelo, la tradizione cristiana due volte millenaria, le varie sensibilitĆ dei credenti sparsi per il mondo, i diritti dei fratelli e sorelle omosessuali non ĆØ semplice. Si lavora. La ricerca continua. Con umiltĆ e alimentando la speranza. Ci si mette in ascolto. Di chi vive questa situazione, innanzitutto. Sono loro a doverci dire chi sono, che sentono, come vivono i loro sentimenti e la loro sessualitĆ . Mi rendo conto che non ĆØ facile cercare di capire rinunciando a ogni pregiudizio.
La situazione delle persone omosessuali nel mondo ĆØ diversa e variegata. Non dappertutto sono liberi di esprimersi liberamente. Nei tempi passati furono considerati malati. E questa ādiagnosiā dava alla medicina una sorta di permesso per tentare di curarli. Oggi nessuno specialista si sognerebbe di fare affermazioni del genere. Le fedi religiose sono dilaniate tra la fedeltĆ alle Scritture e la realtĆ ; tra il desiderio di accoglienza e misericordia e lāobbedienza alla Parola rivelata.
Però. Se una persona qualsiasi può permettersi, nel segreto del suo cuore, di non approvare la scelta – che scelta poi non ĆØ – fatta da un fratello omosessuale, la stessa cosa mai potrĆ farla un genitore. Per loro, per genitori, nel momento in cui danno vita a unāaltra vita scatta il dovere di accompagnarla e sostenerla. Loro, papĆ e mamma, dovranno essere disposti a marcire come il chicco di grano nella nuda terra purchĆ© la spiga nasca. Nessuno ĆØ padrone della vita altrui. Siamo tutti chiamati a custodirla e a promuoverla.
A Camaiore, in Versilia un padre ha ucciso il figlio perchĆ© gay e la sua mamma perchĆ© gli stava accanto, lo sosteneva, lo proteggeva. Ā«Mi sono liberatoĀ» ha detto lāassassino allāarrivo delle forze dellāordine. Avrebbe potuto liberarsi e liberare Mirko e la sua mamma senza commettere questo obbrobrio. Avrebbe potuto lasciare quella casa e trasferirsi altrove. Ha covato, invece, dentro di sĆ©, stati dāanimo spaventosi. Ha alimentato un covo di vipere che lentamente ma inesorabilmente lo hanno avvelenato.
Ha dato ascolto alle voci di chi magari, in paese, derideva il suo ragazzo. Avrebbe dovuto difenderlo, e invece ha fatto traboccare un vaso che non avrebbe nemmeno dovuto esserci. Ha fatto una strage. Ormai alle soglie dellāanzianitĆ entra in carcere per forse non uscirne più. La morte di Mirko, un giovane di 24 anni, ci chiama a una riflessione collettiva. Chi ha difficoltĆ a capire un mondo da cui sente di essere lontano, ha il dovere di informarsi, dialogare, studiare. Vale per tutti, a cominciare dai genitori, dalla famiglia, dalla scuola, dagli amici. Dalla Chiesa.
I fratelli e le sorelle omosessuali dovranno, a loro volta, armarsi di unāimmensa pazienza ed entrare in dialogo con gli altri senza cedere alla tentazione di inutili ā e dannosi ā esibizionismi che tante noiosissime polemiche fanno scaturire. Credo che anche la parola āorgoglioā vada messa in soffitta. Non cāĆØ nessun motivo per cui andare fieri di essere omosessuali cosƬ come non ce ne sono per essere eterosessuali. Urge abbattere gli steccati, ovunque si trovino. Occorre bonificare i pozzi qualsiasi sia la fonte dellāinquinamento.
I ghetti, lo abbiamo visto ancora una volta, portano allāasfissia, allāincomprensione, allāisolamento, alla morte. Ognuno, chiuso nel proprio mondo, crede di essere dalla parte giusta. Ognuno, guardando allāaltro in cagnesco si illude di rendere un servizio alla veritĆ e alla societĆ . Piangiamo la morte di Mirko e della sua coraggiosa mamma che mai lo ha lasciato solo. E impegniamoci tutti perchĆ© queste tragedie immani non abbiano più ad accadere.
*Parroco di CaivanoĀ




