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COCAINA NEL GARAGE: IL VIGILE URBANO RICORRE AL TRIBUNALE DEL RIESAME

Sette etti di cocaina nel garage, il vigile ricorre al Riesame: chiesti i domiciliari

SULMONA – Sarà il Tribunale del Riesame dell’Aquila a decidere sul futuro di Ettore D’Alessandro, l’agente della polizia locale di Sulmona arrestato dopo il ritrovamento di sette etti di cocaina nel garage della propria abitazione. L’avvocato Alberto Paolini ha infatti impugnato l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Giulia Sani, chiedendo la revoca della custodia cautelare in carcere e la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari.

La difesa continua a sostenere che il vigile urbano non fosse né il proprietario né il destinatario della droga sequestrata. Già davanti al gip, l’indagato aveva raccontato di aver accettato di custodire lo zaino soltanto per una notte per estinguere un debito di 600 euro. Secondo la sua versione, un uomo inserito nel mercato dello spaccio si sarebbe presentato sotto casa, avrebbe raggiunto il garage passando dal retro dell’abitazione e, dopo avervi lasciato lo zaino, lo avrebbe minacciato con parole inequivocabili: «Guai a te se lo tocchi, vedi che succede».

Davanti al giudice, però, l’agente non avrebbe indicato il nome dell’uomo che gli avrebbe consegnato lo zaino, spiegando il proprio silenzio con il timore di possibili ritorsioni. Un particolare che, se da un lato rappresenta la linea difensiva dell’indagato, dall’altro rischia di appesantire ulteriormente la sua posizione. Trattandosi infatti di un appartenente alla polizia locale con funzioni di polizia giudiziaria, il mancato contributo all’identificazione del presunto responsabile del traffico di droga viene inevitabilmente valutato anche alla luce del ruolo istituzionale ricoperto dall’indagato, chiamato per legge a collaborare nell’accertamento dei reati e nell’individuazione dei responsabili.

Di diverso avviso è il gip Giulia Sani, che ha confermato la custodia cautelare in carcere ritenendo sussistenti sia i gravi indizi di colpevolezza sia il concreto pericolo di reiterazione del reato.

Nell’ordinanza il giudice ripercorre le fasi del controllo eseguito dai carabinieri il 17 giugno. I militari stavano osservando l’agente dopo averlo notato nei pressi di un luogo abitualmente frequentato da assuntori di sostanze stupefacenti. Quando è rientrato con la propria auto davanti al garage, è stato fermato. La perquisizione personale non ha dato esito, ma il forte nervosismo manifestato dall’uomo ha spinto gli investigatori ad estendere il controllo al garage. È stato lo stesso agente a indicare lo zaino nascosto dietro alcune suppellettili, all’interno del quale sono stati trovati sette involucri sottovuoto contenenti complessivamente circa 700 grammi di cocaina, sei contrassegnati dalla scritta “100” e uno dalla dicitura “Avezzano”.  

Per il gip, il quantitativo sequestrato esclude qualsiasi ipotesi di uso personale. Nell’ordinanza si sottolinea che la droga era suddivisa in più confezioni, mancava qualsiasi materiale destinato al consumo e la quantità rinvenuta presuppone un’attività di spaccio organizzata. Secondo il giudice, una simile disponibilità di cocaina dimostra l’esistenza di rapporti consolidati con ambienti criminali dediti al traffico di stupefacenti.  

Il giudice ritiene inoltre poco credibile la tesi difensiva secondo cui il vigile sarebbe stato soltanto un custode occasionale dello zaino. A sostegno di questa valutazione richiama il fatto che l’indagato conoscesse l’esatta collocazione della droga, il suo comportamento agitato durante il controllo e l’illogicità dell’ipotesi che un’organizzazione criminale affidi un carico di cocaina dal valore di decine di migliaia di euro a una persona completamente estranea e inconsapevole.  

Quanto alle esigenze cautelari, il gip evidenzia che il pericolo di reiterazione del reato resta elevato. Nell’ordinanza si legge che chi avrebbe depositato lo stupefacente avrebbe scelto proprio l’agente della polizia locale confidando nella sua qualifica, ritenendolo meno esposto ai controlli rispetto a un comune cittadino. Una circostanza che, secondo il giudice, dimostrerebbe il credito di cui l’indagato godeva negli ambienti dello spaccio. Per questo motivo la custodia cautelare in carcere viene ritenuta l’unica misura adeguata, anche perché la droga era stata nascosta proprio nella pertinenza dell’abitazione dell’indagato.  

Nell’ordinanza viene infine rimarcata la particolare gravità della vicenda anche in considerazione della qualifica dell’indagato, appartenente alla polizia locale e investito delle funzioni di agente di polizia giudiziaria, chiamato istituzionalmente a prevenire e reprimere i reati. Saranno ora i giudici del Tribunale del Riesame dell’Aquila a stabilire se confermare il carcere oppure accogliere la richiesta della difesa di sostituire la misura con gli arresti domiciliari.

2 commenti riguardo “COCAINA NEL GARAGE: IL VIGILE URBANO RICORRE AL TRIBUNALE DEL RIESAME

  • debito di 600 euro incredibile…. e assurdo…. si presenta un uomo a casa e tu che indossi una divisa e sei armato fai finta di nulla e non avverti le autorità competenti?ancora più incredibile…

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  • Conosco Ettore ha sempre frequentato un bar a San Francesco luogo abituale di tossici e spacciatori secondo me questa storia andava avanti da un sacco di tempo ed ha intascato ben oltre 600€

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