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CASE PENTE, PIZZOLA ATTACCA LA SOPRINTENDENZA

CASE PENTE, PIZZOLA ATTACCA LA SOPRINTENDENZA: “ARCHEOLOGIA FRANKENSTEIN, SACRIFICATO IL PATRIMONIO PER LA CENTRALE SNAM”

SULMONA – Un duro atto d’accusa contro la Soprintendenza Archeologia arriva dal Coordinamento “Per il Clima Fuori dal Fossile”. In un lungo comunicato, il coordinatore Mario Pizzola contesta la gestione dei ritrovamenti archeologici nell’area di Case Pente, definendo il risultato finale una vera e propria “archeologia Frankenstein” e sostenendo che il patrimonio storico sarebbe stato sacrificato per consentire la realizzazione della centrale Snam.

La replica arriva dopo il comunicato diffuso dalla Soprintendenza dell’Aquila, che aveva assicurato il pieno rispetto della normativa, annunciando la conservazione in situ dei resti murari e la futura fruizione pubblica dell’area archeologica.

Per Pizzola, tuttavia, la realtà sarebbe ben diversa. Il Coordinamento chiede innanzitutto che fine abbiano fatto le tracce delle capanne dell’età del Bronzo, rappresentate dalle buche dei pali rinvenute durante gli scavi. Secondo gli ambientalisti, tali testimonianze sarebbero state sepolte sotto la centrale in costruzione con l’autorizzazione della stessa Soprintendenza.

Il Coordinamento richiama la Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico, ricordando che fanno parte del patrimonio da tutelare “tutti i reperti, beni e altre tracce dell’esistenza dell’uomo nel passato”, sottolineando come il principio previsto sia quello della “salvaguardia e dello studio”, non della loro copertura sotto opere industriali.

A sostegno della propria tesi viene citato il caso di Povegliano Veronese, dove un insediamento dell’età del Bronzo sarebbe stato conservato e studiato attraverso un approccio interdisciplinare che coinvolge geoarcheologia, chimica organica e archeobotanica.

Nel mirino degli ambientalisti finisce anche la decisione di preservare soltanto la cosiddetta capanna numero 45, scelta che, secondo quanto riportato nel comunicato, sarebbe stata dettata esclusivamente dal fatto che in quel punto non erano previsti montaggi meccanici o nuove strutture. Una circostanza che porta Pizzola a chiedersi se possano sopravvivere ai lavori soltanto i reperti che non interferiscono con il progetto industriale.

Analoga contestazione riguarda l’antica strada romana glareata, che, secondo il Coordinamento, sarebbe stata anch’essa sepolta sotto la centrale con il via libera della Soprintendenza.

Per gli ambientalisti si sarebbe così verificato un “rovesciamento dei principi dello Stato di diritto”, con lo Stato che avrebbe adeguato le proprie decisioni alle esigenze della Snam anziché imporre il rispetto delle norme di tutela dei beni culturali. Secondo Pizzola, la quantità e il valore storico dei reperti rinvenuti avrebbero dovuto portare alla delocalizzazione dell’opera, ipotesi che, sempre secondo il Coordinamento, sarebbe stata esclusa per evitare la perdita dei 180 milioni di euro di finanziamenti europei legati al PNRR.

Il comunicato si conclude con una critica severa al risultato finale dell’intervento. Per Pizzola, oltre il 90% dell’area di Case Pente sarà occupato dagli impianti della centrale, mentre soltanto una parte residuale ospiterà i resti della villa romana e dell’impianto termale, trasformando quello che avrebbe potuto diventare un grande parco archeologico in alcune “isole di archeologia residuale”, visitabili, afferma il Coordinamento, con il permesso della Snam.

Infine, il Coordinamento attribuisce la responsabilità di questa scelta alla Soprintendenza Archeologia dell’Aquila e a quella che definisce una classe politico-amministrativa incapace di tutelare gli interessi e il patrimonio del territorio.

Un commento su “CASE PENTE, PIZZOLA ATTACCA LA SOPRINTENDENZA

  • Valentino Casasanta

    Tanto Pizzola non è contento mai.quello è il numero di manifestanti che lo seguitano 4 gatti nemmeno di razza

    Risposta

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