MAFIA DEI PASCOLI: SETTE IMPRENDITORI RINVIATI A GIUDIZIO
Mafia dei pascoli, sette imprenditori rinviati a giudizio: processo al via il 21 settembre
SULMONA – Sarà il processo a fare luce sulle accuse mosse dalla Procura europea nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta “mafia dei pascoli”. Il giudice ha disposto il rinvio a giudizio di sette imprenditori residenti tra la Valle Peligna e la Valle Subequana, fissando la prima udienza dibattimentale per il prossimo 21 settembre.
A processo andranno Mauro Salvatore Maggi, Simone Francesco Maggi, Marco Di Carlo, Pasquina Barbati, Antonio Mario Di Braccio, Drunaska Julissa Silveri e Ottavio Di Bernardino.
La Procura europea, dopo aver interrogato gli indagati, aveva chiesto il rinvio a giudizio ritenendo sussistenti gli elementi raccolti nel corso delle indagini. I fatti contestati si sarebbero verificati tra il 2017 e il 2022.
Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero utilizzato in maniera illecita gli strumenti di accesso ai fondi europei destinati all’agricoltura, ricorrendo, in alcuni casi, alla sottoscrizione di falsi contratti di affitto di fondi rustici, successivamente allegati alla domanda unica annuale per ottenere i contributi previsti dalla Politica Agricola Comune (Pac).
Gli imprenditori, assistiti dagli avvocati Alessandro Margiotta, Vincenzo Colaiacovo, Piercarlo Cirilli, Gaetano Biasella e Mariangela Romice, hanno sempre respinto ogni addebito, sostenendo la propria estraneità ai fatti contestati.
Nel corso dell’udienza preliminare, aggiornata in precedenza al 9 aprile, le difese avevano sollevato diverse eccezioni procedurali, tra cui quella relativa alla presunta inutilizzabilità delle intercettazioni acquisite durante le indagini.
L’inchiesta rappresenta uno dei filoni investigativi sviluppati sul fenomeno della cosiddetta “mafia dei pascoli”. Già nel maggio dello scorso anno la Direzione Distrettuale Antimafia della Procura dell’Aquila aveva chiuso un’altra indagine collegata che coinvolgeva complessivamente 75 soggetti tra persone fisiche e società: 44 persone e 31 aziende distribuite in diverse regioni italiane, compreso l’Abruzzo.
Sul territorio della Valle Peligna, a portare avanti negli anni una costante attività di denuncia sul fenomeno era stata l’ex consigliera comunale Teresa Nannarone, che aveva più volte richiamato l’attenzione sulle presunte irregolarità nell’assegnazione e nella gestione dei pascoli e dei contributi comunitari.


