HomeIl diario di SolimoIn Evidenza

LA CASA STREGATA

25 giugno 1885

LA CASA STREGATA

Quale funzione e quale ruolo avesse svolto in passato il palazzo di via Panfilo Mazzara, di proprietĆ  dell’Amministrazione Provinciale, ĆØ lo storico Ignazio Di Pietro a rivelarlo, specificando che per secoli ĆØ stata la sede della Regia Tesoreria di tutti e tre gli Abruzzi, almeno fino alla metĆ  del Seicento; infatti, nel Settecento la Tesoreria ĆØ attestata a Chie-ti, capoluogo della provincia dell’Abruzzo Citeriore. Nella sua lunga storia, il palazzo ha avuto innumerevoli proprietari ed ĆØ passato di mano non si sa quante volte. La ragione ĆØ presto spiegata: i tesorieri avevano il compito di incassare i denari delle esazioni fiscali e di spedirli a Napoli, alla corte del re, chiusi all interno dei barili di legno che venivano inchiodati e sigillati; il Regio Carrugio, col prezioso carico, era attidato a una pattuglia di soldati, con l’incarico di trasportarli a dorso di muli, Ā«camminando di giorno, e non di notteĀ» si precisa in un rogito notarile del 1613 Ā«da sole in sole, e da terra in terra per strade pubbliche e sicure, allogiando in Terre murate, et non aperteĀ». In partenza da Sulmona, la scorta militare doveva arrampicarsi fino al piano delle Cinquemiglia, per poi ridiscendere, attraverso itinerari in gran parte montani, fino alla Campania. Il percorso, neanche a dirlo, era disagevole e pericoloso, non solo per le avverse condizioni meteo-rologiche, quanto soprattutto per le imboscate di briganti e malviventi. Se per disavventura il denaro non arrivava a destinazione o risultavano ammanchi nell’amministrazione dell’Ufficio, ci si rivaleva sul tesoriere, confiscandogli i beni e la corposa cauzione in denaro versata all’atto di assumere l’incarico. Sorte avversa ha voluto che quasi tutti i tesorieri, e sono stati tantissimi, abbiano subito il tracollo finanziario, trascinando nel loro destino anche il palazzo, di solito acquistato dal tesoriere che subentrava. In epoche più recenti, il palazzo ĆØ stato ereditato dai discendenti di alcune famiglie nobili, dai Maz-zara ai Corvi, finchĆ© non ĆØ stato acquistato nel 1820 dai Ricciardelli di Pescocostanzo; all’epoca, si sviluppava su un solo piano mentre l’assetto attuale risale al 1871, allorchĆ© tu affittato al Comune che lo destinò a sede del Tribunale; nell’occasione i Ricciardelli s’impegnarono a Ā«completare la scalinata de’ due piani superiori costruendola con scalini di pietraĀ». I lavori terminarono a settembre di quell’anno. Nel 1885, con delibera del 25 giugno, la Provincia dell’Aquila acquistò il palazzo per la somma di 60.000 lire e v’inse-diò la caserma dei Reali Carabinieri. Di rilevante interesse, all’interno del cortile, sono i dipinti murali realizzati con la tecnica dell’affresco monocromo, con scene di assedio e di conquista di una cittĆ  murata. Ignoto ĆØ l’autore, incerta la datazione. La gradinata con cui si accede alle sale dell’ala nord ĆØ stata ripristinata durante i lavori avviati nell’ultimo decennio del Novecento e ultimati nel 1992.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarĆ  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *