SORELLE RITROVATE A FORMIA: ECCO I MOTIVI DELLA REVOCA DELLA PATRIA POTESTÀ AI GENITORI DELLE MINORI
Sorelle ritrovate a Formia, il Tribunale aveva già revocato la responsabilità genitoriale alla madre: “Condotte manipolative e ostacoli ai rapporti con il padre”
CIVITELLA ALFEDENA – Dietro la vicenda delle due sorelle di 12 e 16 anni, allontanatesi dalla comunità educativa di Civitella Alfedena e ritrovate nei giorni scorsi a Formia dopo un blitz dei carabinieri, emerge un quadro familiare particolarmente complesso. Già prima della scomparsa delle minori, infatti, il Tribunale di Cassino aveva adottato un provvedimento destinato a incidere profondamente sulla gestione della vicenda.
Con sentenza del 28 maggio scorso, i giudici hanno pronunciato la decadenza dalla responsabilità genitoriale nei confronti della madre, Valentina D’Acunto, confermando il collocamento delle due ragazze nella comunità educativa dell’Alto Sangro e respingendo la richiesta della donna di riportarle nella propria abitazione.
La decisione è arrivata al termine di una lunga istruttoria che ha preso in esame le relazioni dei servizi sociali del Comune di Minturno, quelle dell’azienda sanitaria locale e una consulenza tecnica d’ufficio di natura psicologica. Dagli accertamenti sarebbe emerso un comportamento definito dai giudici come caratterizzato da “condotte manipolative e disfunzionali”, tali da compromettere il corretto equilibrio delle minori.
Particolarmente severa la valutazione del tribunale sul rapporto tra la donna e l’ex compagno Stefano Di Giacinto. Secondo i giudici, la madre avrebbe manifestato una “pervicace opposizione” alla ripresa dei rapporti tra le figlie e il padre, ostacolando sistematicamente gli incontri protetti predisposti dagli operatori e alimentando nelle ragazze un forte conflitto di lealtà.
La sentenza ha invece revocato la sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti del padre, che nei mesi precedenti era stato coinvolto in un procedimento penale per presunti abusi, scaturito dalle dichiarazioni della figlia maggiore. Quel fascicolo era stato però archiviato dal giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura, dopo che gli approfondimenti avevano evidenziato una condizione di particolare vulnerabilità e suggestionabilità della minore.
Pur restituendo al padre la piena responsabilità genitoriale, il Tribunale di Cassino ha disposto che le due ragazze restino affidate ai servizi sociali per un periodo di ventiquattro mesi. È stato inoltre confermato nel ruolo di tutore il sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, figura chiamata a vigilare sul percorso di tutela delle minori.
I giudici hanno stabilito un programma graduale di incontri protetti tra padre e figlie, finalizzato a ricostruire e consolidare il rapporto genitoriale. Contestualmente, hanno invitato la madre a intraprendere con urgenza un percorso psicoterapeutico di sostegno alla genitorialità, ritenuto indispensabile per affrontare le criticità emerse nel corso dell’istruttoria.
Il provvedimento assume oggi un peso ancora maggiore alla luce dell’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Sulmona che, dopo il ritrovamento delle due sorelle a Formia, ha portato al fermo della madre Valentina D’Acunto, del compagno Vincenzo Esposito e del nonno materno Marco D’Acunto con l’accusa di sequestro di persona. Un’indagine che punta a chiarire come sia stata organizzata la sottrazione delle minori dalla comunità educativa e quali siano state le responsabilità dei soggetti coinvolti.
La sentenza del Tribunale di Cassino, oggi, rappresenta uno degli elementi centrali per comprendere il contesto nel quale è maturata una vicenda che per oltre due settimane ha tenuto con il fiato sospeso l’Abruzzo e il Lazio, fino al lieto fine del ritrovamento delle due ragazze sane e salve.


