CronacaHomeIn Evidenza

TELEFONINI IN CARCERE: SEI DETENUTI INDAGATI

Telefoni in carcere, sei detenuti indagati: continua l’emergenza dei cellulari dietro le sbarre

SULMONA – Nonostante i controlli sempre più serrati e il monitoraggio costante dell’istituto, i telefoni cellulari continuano a circolare all’interno del carcere di massima sicurezza di Sulmona.

L’ultimo episodio ha portato la Procura della Repubblica ad iscrivere nel registro degli indagati sei detenuti sorpresi in possesso di dispositivi mobili durante un’operazione di controllo effettuata dagli agenti della polizia penitenziaria.

Gli avvisi di garanzia sono stati notificati nei giorni scorsi ai sei reclusi, accusati di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti.

Il provvedimento scaturisce da una perquisizione straordinaria condotta all’inizio di giugno all’interno della struttura penitenziaria, nel corso della quale gli agenti hanno rinvenuto diversi telefoni cellulari nascosti nelle camere detentive.

L’episodio riaccende i riflettori su un fenomeno che da tempo preoccupa l’amministrazione penitenziaria e gli investigatori.

Da anni, infatti, il carcere peligno è alle prese con l’introduzione illecita di telefoni cellulari, spesso recapitati attraverso sistemi sempre più sofisticati, compreso l’utilizzo di droni che sorvolano il penitenziario durante le ore notturne.

Secondo i dati raccolti negli ultimi mesi, dall’inizio dell’anno sono già stati sequestrati oltre trenta telefoni cellulari all’interno della casa di reclusione di Sulmona.

Un numero che rappresenta circa la metà dei dispositivi rinvenuti nell’intero 2024, anno record per questo particolare fenomeno.

Lo scorso anno, infatti, gli agenti della polizia penitenziaria riuscirono a intercettare e sequestrare ben 110 telefoni cellulari, un dato che aveva evidenziato la portata del problema all’interno dell’istituto.

Le indagini della Procura proseguono ora per accertare la provenienza dei dispositivi sequestrati e ricostruire l’eventuale rete che ne avrebbe consentito l’introduzione all’interno della struttura.

Un’attività investigativa che punta anche a individuare eventuali complici esterni e a contrastare un fenomeno che continua a rappresentare una delle principali criticità per la sicurezza del carcere di Sulmona.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *