IL MIRACOLO DI UN TEMPO CHE SI FERMA: IL PARTY DEI 60ENNI È STATO UN TRIONFO DI RICORDI ED EMOZIONI

Esiste una strana geometria nella vita, sicuramente non euclidea, in cui i destini delle persone procedono in parallelo per anni, si lasciano, si intersecano e poi, improvvisamente, si ritrovano tutti nello stesso punto. Quel punto, nel cuore del solstizio d’estate, è stato l’incantevole scenario immerso nel verde di Villa Elena Eventi, dove sabato scorso un’ottantina di nati nel 1966 si sono riuniti per celebrare il loro sessantesimo compleanno. Un appuntamento che ha superato di gran lunga la definizione di “festa”, trasformandosi in un emozionante viaggio collettivo nel tempo.

L’eco del grande successo di pubblico risuona ancora forte nella Valle Peligna attraverso le parole del comitato organizzatore – siglato con il nostalgico nome di Wild Boys (Through the barricades) –, che ha voluto rivolgere un affettuoso ringraziamento a tutti i partecipanti: «Grazie per haber partecipato con entusiasmo, allegria ed amicizia. È stato bellissimo ritrovarci e condividere momenti di gioia tra brindisi, canti e buona musica, in una cornice resa ancora più suggestiva dai fuochi d’artificio che hanno illuminato il cielo notturno». Un plauso speciale è andato a Daniele, che con i suoi giochi di prestigio ha letteralmente reso magica e divertente la serata, e a Gianluca Testa, colonna sonora impeccabile capace di risvegliare l’atmosfera e i ricordi di un’intera generazione.
Ma a rendere davvero indimenticabile il “Party 60” per l’ottantina di presenti è stato l’intreccio umano. Tra i tavoli e la pista da ballo è andato in scena il miracolo dell’amicizia che resiste al tempo. È bastato un sorriso per riconoscere nei volti dei sessantenni di oggi l’espressione esatta dei compagni delle scuole elementari o dell’asilo, ricordando magari i gesti eclatanti per sfuggire alla rigida disciplina delle suore. Gli occhi che ridono, in fondo, rimangono uguali nel tempo.

I discorsi della serata hanno toccato tutte le corde dell’esistenza. Si è passati con disinvoltura dall’ironia sugli acciacchi dell’età e sui check-up medici sempre più frequenti – divisi tra lo spirito degli ipocondriaci e la flemma dei menefreghisti – ai racconti fieri sui figli o sulle nuove sfide lavorative. Immancabili i ricordi legati agli anni della scuola a Sulmona: i professori di un tempo, le dita che scorrevano sul registro provocando l’ansia dell’interrogazione quando si pensava di averla fatta franca, e la curiosità sul destino di quel ragazzino timido con il fiocco bianco che lasciò la città tanti anni fa.
Sulle note delle canzoni degli anni ’80 si è ballato e ricordato un periodo in cui il mondo sembrava cambiare passo al ritmo della Perestrojka e della Glasnost. Ma la serata ha vissuto anche momenti di profonda e intima commozione. Le rughe sulle fronti si sono increspate nel ricordare chi vive troppo lontano per partecipare e, soprattutto, chi non c’è più. Presenze invisibili ma vivissime nelle pieghe dei discorsi di una generazione solidale, che ha attraversato un pezzo di Storia importante, fatta di momenti di grande benessere, crisi profonde e mode stravaganti, alcune anche un po’ strane, quasi ridicole a guardarle oggi.

La notte si è chiusa con uno spettacolo pirotecnico rutilante, una cascata di luci nel cielo estivo che ha fatto invidia alla tradizionale festa del Santo Patrono. Una consolazione luminosa per chi sa di poter dare ancora tanto.
Come ha splendidamente riassunto Guerino Paolini, uno dei “ragazzi” del ’66, citando Gabriel García Márquez: «La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla. L’incontro è stato anche questo: vite un po’ leggendarie di persone normali che hanno sentito il bisogno di stare insieme per raccontarsi a modo loro».
Il traguardo volante dei sessant’anni è stato superato a pieni voti dall’ottantina di partecipanti, lasciando a tutti l’augurio di un futuro ricco di salute e serenità. E con la promessa finale degli organizzatori, il viaggio continua: «Arrivederci alla prossima tappa!».



