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SORELLE SCOMPARSE: ECCO PERCHÉ GLI ARRESTATI SONO FINITI NEL CARCERE DI SULMONA

Sorelline ritrovate, perché due arrestati sono stati portati a Sulmona: il chiarimento di Nardella. Alle 11.45 parla il procuratore D’Angelo

SULMONA – Perché due dei tre arrestati nell’inchiesta sul presunto sequestro delle due sorelline di Civitella Alfedena sono stati trasferiti nel carcere di Sulmona, mentre la terza indagata è stata condotta a Teramo? A rispondere è Mauro Nardella, segretario nazionale del Cnpp-Spp, che interviene per chiarire una procedura che ha suscitato curiosità e interrogativi nell’opinione pubblica.

Secondo Nardella, la scelta rientra nelle normali prassi previste dall’ordinamento. Il magistrato titolare delle indagini dispone infatti, di regola, che gli arrestati vengano accompagnati nell’istituto penitenziario più vicino alla sede dell’autorità giudiziaria competente. Una procedura utilizzata anche quando il carcere individuato non è normalmente destinato ad accogliere detenuti accusati di particolari tipologie di reato.

La permanenza nella struttura, tuttavia, è generalmente temporanea. Entro le 96 ore previste dalla legge per l’interrogatorio di garanzia e la convalida dell’arresto, il detenuto può essere trasferito in un istituto più adeguato alle esigenze trattamentali e organizzative.

Nardella ricorda che il carcere di Sulmona ospita prevalentemente detenuti sottoposti al regime di Alta Sicurezza. All’interno della struttura sono ristretti soggetti appartenenti alla criminalità organizzata, alcuni dei quali provenienti dal regime del 41 bis dopo la declassificazione. Una sezione separata è inoltre destinata ai collaboratori di giustizia.

L’istituto dispone però anche di un piccolo reparto utilizzato dalla Procura per la custodia temporanea degli arrestati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria. In questi casi la vigilanza viene rafforzata per evitare contatti o commistioni con le altre categorie di detenuti presenti nella struttura.

Diverso il caso della donna arrestata nell’ambito della stessa inchiesta, trasferita nel carcere di Teramo per una ragione logistica ben precisa: il penitenziario di Sulmona non dispone infatti di una sezione femminile e le detenute devono necessariamente essere assegnate ad altre strutture.

Il segretario nazionale del Cnpp-Spp sottolinea però come queste situazioni comportino ulteriori difficoltà organizzative in un istituto già alle prese con il problema del sovraffollamento e, soprattutto, con la cronica carenza di personale di Polizia Penitenziaria. Il potenziamento della vigilanza richiesto per la gestione degli arrestati temporanei, specie nei casi in cui venga disposta la sorveglianza a vista, finisce inevitabilmente per gravare su organici già ridotti.

Per Nardella una possibile soluzione potrebbe essere quella di trasferire direttamente gli arrestati in istituti specializzati oppure, attraverso un intervento normativo, prevedere il loro ingresso in carcere soltanto dopo l’interrogatorio di garanzia, utilizzando nel frattempo le camere di sicurezza delle forze dell’ordine.

In ogni caso, conclude il sindacalista, il personale della Polizia Penitenziaria continua a garantire professionalità e capacità di gestione anche nelle situazioni più delicate, assicurando il corretto funzionamento dell’istituto penitenziario peligno.

Intanto l’inchiesta prosegue senza sosta. Per questa mattina, alle ore 11.45, il procuratore capo della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angelo, ha convocato una conferenza stampa nel corso della quale farà il punto sulla vicenda alla luce dei tre arresti eseguiti nelle ultime ore. Il magistrato illustrerà gli sviluppi investigativi e gli elementi raccolti dagli inquirenti nell’ambito dell’indagine che ha portato al ritrovamento delle due sorelline e all’emissione dei provvedimenti nei confronti dei presunti responsabili del sequestro.

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