TUTTI I PARTICOLARI DEL RITROVAMENTO DI ALISYA E SARAH
Ritrovate vive Sarah e Alisya: erano nascoste a casa dello zio a Formia
CIVITELLA ALFEDENA, 22 Giugno – Quattordici giorni di angoscia, ricerche incessanti e appelli disperati si sono conclusi nel modo che tutti speravano. Sarah e Alisya, le due sorelle di 12 e 16 anni scomparse dalla comunità educativa di Civitella Alfedena nella notte tra il 6 e il 7 giugno, sono state ritrovate vive e in buone condizioni di salute a Formia, in provincia di Latina.
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La svolta è arrivata nella serata di oggi quando i carabinieri della compagnia di Latina, coordinati dal procuratore capo della Repubblica di Sulmona Luciano D’Angelo, hanno fatto irruzione nell’abitazione dello zio materno Carlo D’Acunto, nel quartiere Rio Fresco. Le due ragazzine si trovavano lì, a pochi metri dall’abitazione della madre Valentina D’Acunto, che fino a ieri temeva il peggio e aveva manifestato il sospetto che le figlie potessero non essere più in vita.
Dopo il ritrovamento, le due minori sono state accompagnate in caserma. Immediatamente è stato avvisato il padre, Stefano Di Giacinto, che il 28 maggio scorso aveva riottenuto la potestà genitoriale. L’incontro tra il genitore e le figlie è stato carico di emozione. Dopo averle finalmente riabbracciate, l’uomo ha accusato un malore, rendendo necessario l’intervento dei sanitari del 118.
«Ho sempre saputo nel mio cuore che le avrei riabbracciate. È l’unica cosa che conta per me. Ora però, con calma, si dovranno chiarire molte cose», ha dichiarato il padre, che in queste due settimane non aveva mai smesso di seguire personalmente le ricerche, recandosi più volte nel paese dell’Alto Sangro.
Determinante per arrivare alla soluzione del caso sarebbe stato l’interrogatorio del fidanzato diciottenne di Alisya, ascoltato per oltre sei ore e mezza dagli investigatori. Il giovane avrebbe indicato una pista precisa. «Non è qui che dovete cercare. Sono in un luogo segreto con un parente», avrebbe riferito agli inquirenti. Dopo aver incrociato i vari elementi raccolti, gli investigatori hanno concentrato l’attenzione sul Lazio meridionale fino ad arrivare al blitz decisivo.
Sul posto era presente anche il procuratore Luciano D’Angelo. «La cosa importante per noi era trovare le ragazze. Mi sono svegliato stamane e non sapevo come andava a finire. Sulle responsabilità ne riparleremo nelle prossime ore», ha affermato il magistrato.
L’operazione ha impegnato circa trenta carabinieri, tra personale in uniforme e in abiti civili, supportati da unità specializzate. L’area è stata completamente transennata durante le operazioni, impedendo temporaneamente l’accesso anche ai residenti della zona.
Le due sorelle, apparse stanche e provate ma in buone condizioni fisiche, sono state sentite dagli investigatori. Lo stesso procuratore D’Angelo ha voluto parlare direttamente con loro subito dopo il ritrovamento.
Su disposizione del procuratore della Repubblica di Cassino, Carlo Fucci, le ragazze sono state quindi trasferite verso una nuova struttura protetta nel circondario cassinate, dove resteranno a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Con il ritrovamento si chiude la fase delle ricerche ma si apre ora quella dell’accertamento delle responsabilità. La Procura della Repubblica di Sulmona procede infatti per sottrazione di minori e punta a chiarire chi abbia ospitato e nascosto le due sorelle durante il periodo della loro irreperibilità. Nelle prossime ore potrebbero essere adottati i primi provvedimenti giudiziari nei confronti delle persone che avrebbero favorito l’allontanamento o impedito il loro rintraccio.
La notizia ha portato sollievo tra familiari, operatori della comunità educativa e cittadini che per due settimane hanno seguito con apprensione gli sviluppi della vicenda. Restano però ancora molti interrogativi da chiarire: come le ragazze abbiano raggiunto Formia, chi le abbia aiutate e quale sia stato il percorso che le ha portate lontano dalla comunità educativa di Civitella Alfedena.
Intanto, dopo giorni di paura e incertezza, la certezza più importante è arrivata: Sarah e Alisya sono vive.



bene,il parente come le tre scimmiette,non sapeva nulla? Per il procurato allarme ? Chi paga per i notevoli costi della ricerca, uomini,mezzi,ecc,ecc? Fateli pagare agli aventi ruolo della messinscena,altrimenti non si puo’,Legalita’ diffusa per uscire dalla palude,e basta,o no?
Bravo Musichiere, ho lo stesso pensiero. Il costo è stato esorbitante, andava fatto per quelle ragazzine, avremmo continuato a farlo senza problemi ma ora che questa storia è andata a buon fine, chi si è preso gioco soprattutto dei nostri sentimenti e di una nazione intera deve anche pagare i danni. Mi auguro che le sorelline stiano bene soprattutto nel cuore e nell’anima e possano trovare un po’ di quiete.