LA VISITA DI RE FERDINANDO
20 GIUGNO 1796
LA VISITA DI RE FERDINANDO
di Fabio Valerio Maiorano
«Si fa memoria, come a 20 di questo corrente mese di giugno et anno 1796 dalla Real Città di Caserta, la Maestà del re N. S. Ferdinando IV, che Dio guardi e sempre feliciti, giunge in questa Città di Sulmona sulle ore 14, accolto da tre Reggimenti di Fanteria qui accantonati, i quali si schierarono lungo la nuova strada Regia, donde la M. S. passar dove-va, incontrata non solamente dal Magistrato di questa Città fuori Porta Nuova, ma ancora da immenso popolo sulmonese e dei paesi convicini, acclamata da liete voci di giubilo, dal suono di tutte le campane delle chiese, e dal triplice sparo de’ cannoni schierati nella pubblica piazza del Mercato, luogo stabilito per la Gran Guardia, e passando per la strada di mezzo vagamente appartata, si portò alla Regia Badia di S. Spirito de’ Padri Celestini di questa medesima Città, luogo destinato per la di lei permanenza»: è il testo fedele di un nota, conservata nell’archivio della cattedrale, stilata da don Amico Filippo Guerrieri, canonico archivista di S. Panfilo che, oltre alla notizia della visita del re, tramanda interessanti curiosità: per esempio che, sebbene fossero già passati diversi secoli dalla sua co-struzione, porta Napoli era ancora detta “porta Nuova”; che la sede della Gran Guardia era in piazza del Mercato e che l’attuale corso Ovidio aveva l’appellativo di “strada di mezzo” forse perché divideva l’abitato a metà…
Il giorno seguente, riferiscono le cronache, il Re entrò in città a cavallo, di primo pomeriggio, e ascoltò la messa in S. Panfilo. Poi, accompagnato dal primo ministro Giovanni Acton e dai generali Daniele de Gambs e Fabrizio Pignatelli, passò in rassegna i tre reggimenti di fanteria e i Cacciatori Abruzzesi schierati in piazza Maggiore. Di qui, si recò nel vicino Oratorio di S. Filippo Neri; l’evento è ricordato anche dalla lapide apposta al primo piano dell’edificio, ora sede della Tenenza della Guardia di Finanza. Il 25 giugno il re raggiunse l’Aquila, il 27 fece ritorno a Sulmona e l’indomani partì per Napoli.
Per la paventata minaccia di un’imminente invasione dell’esercito francese, narra Giuseppe Rivera «Sulmona era stata scelta a principale sede militare, potendosi da essa facilmente accorrere ad ogni luogo delle province dell’Aquila, di Chieti e di Teramo», mentre lo storico Luigi Coppa-Zuccari precisa che «si adunarono a Sulmona 30.000 soldati tra volontari e paesani, poiché questa Città trovasi al centro del territorio compreso tra i confini degli Abruzzi». Destino ha poi voluto che il generale Fabrizio Pignatelli, comandante delle truppe borboniche in Abruzzo, morisse di malattia il 12 aprile 1797 nell’abbazia di S. Spirito al Morrone, dov’era giunto da Teramo per farsi curare a Napoli. È sepolto nella chiesa interna del complesso celestino, a lato dell’altare della cappella di sinistra.




