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I FRATIOLLE I LE SURELLE… de latte.

I FRATIOLLE I LE SURELLE… de latte.

di ENNIO BELLUCCI

Ognune de neuu po’ tenajje
i fratiolle i le surelle.
Ci stenne cojje i caile
de sangue i d’amecizie, po’
vionne i fratellestre i le
surellasrre.Iojje i tene’
tre fratiolle: Etturine, Ene’
i Ezie.Tutti i tre chiu’ gruosse
de mojje, i s’henne muorte.
Sulavame bbene asse’.
Ogni tante che ce repenze
me ve’ da piagne, me chelene
le lacreme.
Po’ ci stenne i fratiolle i
le surelle de latte.
Ma che sso’?..
Parlenne ‘nche nu giovene,
qualche i iurre fa’, ma ritte.
:” Eniu’ , ma che so’ i fratiolle de latte.
i perche’ se chiomene accusci’?”
Teuu sciojje ancaure quatrale, i bbiate a tojje,
i giustamente ne’ le se, i ne’ le peu sapajje.
‘Na vote quande ‘na femmene, ‘ na
mamme se partureve, la prima
cause eve de spera’ ca steve bbone
i dope verajje se tene’ le latte
p’allatta’ la criateure c’ave’
misse a lu munne.
Seccome ivene tiompe de
carastoie, i se magne’ poche i male
i le merecioine ‘nci stivene,
ne’ tutte le memmere gnove
tenivene i facivene le latte.
Cusci’ quande ce ne steve
eune ‘nu poche chiu’
mijjucce, i purtivene, pe’ farie bbevere
i attacca’ a ‘ste mammelle, piaine
i cariche de latte, ‘ste cetelijje affamete.
‘Nu done , ‘nu bbene de Doie ,
Che sci beneritte i rengraziete.
Cusci’, senza sapajje i pe’ besuogne,
se revente’ fratiolle i surelle “de latte”.
Lu besuogne, de le vote, reventeve i po’
reventa’ ancaure a mo’, affette, amecizie i fratellanza.
Da gruosse iojje , grazie a mamma majje,
Resarie belle, brave i de core,
come po’ esse sole ‘na mamme,hajje
sapeute ca n’ha allattate
chiu’ de eune.
Cusci’ de ste fratiolle,
n’hajje cunescieute i ‘ncuntrate
chiu’ de cocchereune.
Marie, Terese, Claudie, Rosite i….
S’ulemme bbene, se respettemme,
se salutemme
come a fratiolle i surelle
paddavaire….Ogni vote
che se ‘ncuntremme
ĆØ ‘na feste, ‘na cuntentezze.
I cheste se vaire, se capisce
i ne’ ce la po’
nea’ nesceune!

 

Fratelli e sorelle…di latte

di PAOLA BELFIGLIO

La poesia di Ennio ĆØ molto bella e nostalgica perchĆ© racconta di un tempo che, purtroppo, non esiste più. La prima volta che ho sentito l’espressione ” fratello di latte” ero molto piccola e la ascoltai da mia mamma che cercava di spiegarmi la natura del rapporto fra mio papĆ  e zio Francesco ( zio Cecchino). Ricordo che mi sembrò strano perchĆ©, per tutti noi nipoti, non c’era nessuna differenza tra lo zio in questione e gli altri zii; tra i suoi figli e i figli degli altri zii: tutti cugini, senza distinzioni.
Oggi esiste la banca del latte e l’allattamento di un neonato al seno di un’altra donna non ĆØ più praticato. Nel periodo delle guerre, a causa di povertĆ , decessi, il latte materno era considerato un bene inestimabile e spesso i neonati venivano fatti nutrire da altre donne con le quali poi si stabiliva un legame speciale e profondo per tutta la vita.
I fratelli e le sorelle di latte sono testimonianza di un legame importante, fraterno, che nasce al di fuori della famiglia ma che ĆØ profondo e sincero come quello con i fratelli e sorelle di sangue.
Grazie Ennio perchĆ© la tua poesia ci riporta a pagine di un passato in cui l’amore per la vita e la solidarietĆ  tra donne ha permesso a molti bambini e bambine di crescere e diventare uomini e donne che sanno donare gioia, affetto e amore.

 

Una parafrasi: buon latte non menteĀ 

di RINALDO LIBERATORE

Occupandomi da qualche tempo, con diletto, della poetica e delle ragionate cose di Ennio Bellucci, non posso non notare una forte radice della sua esistenza formata da solidi valori come quello dell’amicizia e della fratellanza in generale . Leggere Ennio ĆØ come ripassare una grammatica dell’umano afflitta, ahinoi, da oblio irrimediabile. Simone Weil sosteneva che l’attenzione ĆØ una preghiera e da questo punto di vista Ennio ĆØ un bravo orante avendo riguardo verso fratelli e sorelle, fratellastri e fratelli di latte. Ennio conserva nella sua anima la traccia indelebile di mamma Rosaria che, oltre ad avergli donato tre fratelli di sangue (uniti da allitterazione onomastica ovvero tutti chiamati con la vocale iniziale E), gliene ha regalati vari altri che, per bisogno, sono diventati fratelli e sorelle di latte arricchendolo di ulteriore affetto e amicizia. E forse da questo seme proviene il forte istinto di Ennio a estendere, come Platone nella Repubblica, il legame fraterno all’intera comunitĆ  pratolana anche per garantirsi un appiglio alla vita fragile ed effimera che ci ĆØ stata assegnata. In una temperie di apparenze assortite, la poesia di Ennio, priva di fronzoli e finte profonditĆ , ci racconta, con un dialetto musicale e brioso, un’esperienza intima, ma autentica che non può non attrarci e ricordarci che nell’avventura umana che giornalmente affrontiamo ā€œdobbiamo agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanzaā€ come statuito dall’art n 1 della dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo nel 1948.

9 commenti riguardo “I FRATIOLLE I LE SURELLE… de latte.

  • Un ” quadretto” antico tenero e carico di affetto, che evoca immagini e ricordi incancellabili.
    Ancora grazie a Te Ennio per queste pagine di storia vissuta che ci regali.Racconti che contengono insegnamenti preziosi,valori universali e sani principi.

    Risposta
  • Daniele Ciarfella

    Bravissimo Ennio,
    che bella Poesia,
    che belle parole,quanta realta’ in esse riscontriamo dei tempi perduti……
    ma grazie al tuo dono e, te ne ringraziamo immensamente,rimarranno ora nei ricordi indelebili nella nostra memoria.
    Grazie Ennio

    Risposta
    • Questi versi di Ennio riportano un mondo di legami semplici e profondi: i fratelli di sangue che non ci sono più, le lacrime che riaffiorano con il ricordo, e l’antica realtĆ  dei fratelli di latte, nata dalla povertĆ  e dalla solidarietĆ  tra famiglie.
      Quando una madre non aveva latte, un’altra allattava anche i suoi figli: cosƬ nascevano legami inattesi, che il tempo trasformava in affetto e riconoscenza.

      A mio modo di leggere, da questo quadro emerge una verità più ampia: la consanguineità è preziosa, ma non basta a definire la fratellanza.

      La vita genera legami in molti modi, a volte per necessitƠ o per destino, altre perchƩ scegliamo, altre ancora per circostanze a noi ignote. Quando nascono cosƬ, certi legami possono diventare veri come quelli che ci accompagnano per tutta la vita.

      La fratellanza nasce nei gesti, nella cura, nella memoria condivisa, e quando dura nel tempo ogni incontro diventa una festa, come accade a Ennio con Marie, Terese, Claudie, Rosite e gli altri: S’ulemme bbene, se respettemme, se salutemme come a fratiolle i surelle paddavaire…

      Nella seconda parte della poesia, l’orizzonte si apre e mi conduce a un passo del Vangelo, esattamente al momento in cui Gesù, sulla croce, affida Maria a Giovanni e Giovanni a Maria Ā«Donna, ecco il tuo figlio!Ā», e subito dopo disse al discepolo Giovanni Ā«Ecco tua madre!Ā».

      ƈ un gesto che supera il sangue e fonda una nuova famiglia, più ampia e più umana. Dice che la fratellanza può nascere anche fuori dai legami naturali, quando c’è amore e responsabilitĆ .

      CosƬ la poesia di Ennio mostra come i legami nati dal bisogno possano diventare affetto autentico, come la vita possa metterci accanto fratelli e sorelle anche senza consanguineitƠ.

      ƈ la forza della sua scrittura: partire da un gesto antico e concreto per arrivare al principio universale della fratellanza che unisce, scalda il cuore e fa sentire a casa.

      Grazie, Ennio, per i tuoi scritti: spunti poetici e umani, sempre capaci di generare altri spunti.

      Risposta
  • Oleksandra

    L’attenzione, nel suo grado più elevato, e la preghiera sono la stessa cosa.
    Simone Weil, Quaderni2 (P.339).
    Bella e indovinata questa citazione ripresa da Rinaldo e adottata a proposito della forma mentis di Ennio Bellucci e del suo modo di stare al mondo e osservare gli umani che lo circondano.

    Risposta
  • Gaetano Villani

    Gaetano Villani. Altra perla pescata dal mio grande amico Ennio, dedicata ai fratelli e sorelle di latte. Forse, azzardo a dire, che più della salute della partoriente, era importante il latte, che garantiva la salute del nascituro che per una mamma, era la cosa più importante. Più importante della sua stessa salute.

    Risposta
  • Caro amico ancora una volta hai fatto centro parli di una cosa che i ragazzi di oggi non possono capire , c’era la fame ma l’amore e l’affetto per le creature non mancava mai, non venivano buttati a. Un cassonetto ,mi hai fatto ritornare in mente in immagine di una donna di pratola , che all’epoca anni 50 erano solo doveri , oggi chiedono diritti senza aver contabilizzato il dovere per questi che chiedono tanti diritti se li ottengono e una truffa ma la faccia ĆØ diventata dura che il rossore sulle gote per la vergogna ĆØ sparito . Allora questa donna quando ero ragazzo e andavo con i miei nonni a pentima noi con il carretto e cavallo questa a piedi mio nonno gli dava un passaggio. E quando questo non accadeva lei era combinata cosƬ. La cesta in testa con una creatura dentro , un’ altra più grande si trascinava dietro perchĆ© con una mano era attaccato a una mantera. Faceva co in ferri le calze per l’inverno senza guardare le mani erano automatiche e due capre avanti per avere il latte la sera. E per aizzare le capre faceva questo verso. Zzaneee!!!! Pruuccccc!!!!!’ E le capre per magia anche loro filavano in riga e doveva andare di fretta doveva portare i pranzo al padre e due fratelli che zappavano quindi i tre o quattro km a San Ploin. Li doveva fare in modo che non venisse rimproverata che aveva portato il pranzo freddo quest signora si chiamava finuccia, aveva avuto dodici figli viventi solo quattto oggi pensano alle chiappe tatuate alla parrucchiera e altro non mi voglio dilungare troppo ma ci siamo capiti Anche a questa signora quanto gli moriva il figlio appenato ne trovava un altro per allattarlo forse la mamma non aveva il latte o era morta di parto avanti cosƬ caro amico sono stimoli dell’anima .

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  • Rosanna di Rocco

    Io ho 73 anni e ho una sorella di latte che si chiama Lina.
    Quando mamma doveva partorirmi ,da Manoppello paese di mio padre, si trasferƬ a Roccamorice , suo paese di origine.
    PapĆ  mio era emigrato in Venezuela e sarebbe tornato solo tre anni dopo.
    Dunque io nacqui a casa di mia nonna con l’aiuto dell’ostetrica,figura sanitaria che, ai tempi, era presente in ogni comune e del medico di Caramanico.
    L’ostetrica aveva appena avuto una bimba ma non aveva latte a sufficienza mentre mamma ne aveva in sovrabbondanza.
    Conseguentemente, e in modo del tutto naturale, ogni poppata si trasformava in due ed entrambe venivamo nutrite.
    Dopo lo svezzamento , che allora avveniva abbastanza tardi rispetto ad oggi,io e mamna siamo tornate a Manoppello mentre la mia sorella di latte, Lina, ĆØ rimasta a Roccamorice.
    Ci siamo frequentate durante le estati che io trascorrevo a casa dei nonni e ancora ci siamo incontrato per lavoro.
    Lei era dirigente alla Regione io dirigevo una scuola.

    Risposta
  • Rita Mancini

    Una bellissima poesia che tocca le corde più profonde della memoria di tanti.
    La figura dei ā€œ fratelli e sorelle di latte ā€œ ĆØ il simbolo di una comunitĆ  fondata sui legami umani, sulla solidarietĆ  e sulla condivisione.
    Erano tempi difficili, segnati spesso dalla povertĆ  e dalla fame, ma ricchissimi di affetto e aiuto reciproco.
    Particolarmente toccante per me ĆØ il ricordo di mia nonna che, dopo aver messo al mondo tredici figli, dei quali solo tre sopravvissuti, offrƬ il proprio latte e il proprio amore a tanti bambini, creando con loro un rapporto destinato a durare per tutta la vita. Un gesto che oggi può apparire straordinario, ma che allora era del tutto normale: la solidarietĆ  non era l’eccezione ma la regola.

    Risposta
  • Rita Mancini

    Una bellissima poesia che tocca le corde più profonde della memoria di tanti.
    La figura dei ā€œ fratelli e sorelle di latte ā€œ ĆØ il simbolo di una comunitĆ  fondata sui legami umani, sulla solidarietĆ  e sulla condivisione.
    Erano tempi difficili, segnati spesso dalla povertĆ  e dalla fame, ma ricchissimi di affetto e aiuto reciproco.
    Particolarmente toccante per me ĆØ il ricordo di mia nonna che, dopo aver dato alla luce tredici figli, dei quali solo tre sopravvissuti, offrƬ il proprio latte e il proprio amore a tanti bambini, creando con loro, insieme ai propri figli, un rapporto affettivo destinato a durare per tutta la vita. Un gesto che oggi può apparire straordinario, ma che allora era del tutto normale: la solidarietĆ  non era l’eccezione ma la regola.

    Risposta

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