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SORELLE SCOMPARSE DA DIECI GIORNI: LE INDAGINI SI CONCENTRANO SUI TELEFONINI AGGANCIATI NELL’AREA DI CIVITELLA

Sorelle scomparse da dieci giorni, le indagini si concentrano sui telefoni agganciati nel Parco. Aperti due fascicoli dalla Procura

CIVITELLA ALFEDENA – Dieci giorni senza una traccia, dieci giorni di ricerche incessanti e interrogativi ancora senza risposta. La scomparsa di Sarah e Alisya, le sorelle di 12 e 16 anni allontanatesi nella notte tra il 6 e il 7 giugno dalla comunità educativa di Civitella Alfedena, continua a tenere con il fiato sospeso l’intero Abruzzo.

Nelle ultime ore emergono nuovi elementi investigativi che potrebbero contribuire a ricostruire quanto accaduto dopo l’uscita delle due ragazze dalla struttura che le ospitava da circa due anni.

Secondo quanto trapela dall’attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Sulmona, due dei tre telefoni cellulari che avevano agganciato le celle telefoniche nell’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise apparterrebbero a uno straniero e a una parente delle due minori appartenente al ramo materno della famiglia. Gli accertamenti dei carabinieri della compagnia di Castel di Sangro si stanno concentrando proprio sulle utenze telefoniche rilevate tra Civitella Alfedena, Barrea e Alfedena nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa.

Gli investigatori stanno cercando di capire se quei dispositivi possano avere avuto un ruolo nella vicenda oppure se la loro presenza nell’area sia del tutto casuale. Un lavoro delicato che punta a ricostruire ogni possibile contatto e spostamento delle due ragazze. Da mercoledì scorso, tuttavia, non sarebbero emersi ulteriori agganci utili e le tracce sembrano essersi interrotte.

Parallelamente continuano le ricerche sul territorio. Circa cinquanta operatori tra vigili del fuoco, soccorso alpino, protezione civile e volontari stanno battendo sentieri, aree boschive e zone impervie del Parco nazionale, senza che finora sia stato trovato alcun elemento decisivo.

Sul piano giudiziario la Procura di Sulmona ha aperto due distinti fascicoli. Il primo ipotizza il reato di sottrazione di minori, mentre il secondo riguarda l’abbandono di minori. Un doppio filone che testimonia come gli inquirenti stiano valutando sia l’eventualità che le ragazze siano state aiutate da qualcuno sia eventuali responsabilità legate alla vigilanza all’interno della struttura.

Proprio sulla gestione della comunità educativa emergono nuovi particolari destinati ad alimentare il dibattito. Secondo quanto appreso, in passato si sarebbero verificati almeno altri cinque episodi di allontanamento dalla struttura. In un caso una nonna sarebbe addirittura riuscita a portare via i propri nipoti collocati nella casa famiglia. Circostanze che ora vengono attentamente valutate dagli investigatori e che rafforzano le contestazioni di chi ipotizza possibili carenze nei sistemi di controllo e sorveglianza.

Nel frattempo resta forte la polemica sollevata dalla madre delle due ragazze, Valentina D’Acunto. Attraverso il proprio legale, l’avvocato Enrico Mastantuono, la donna denuncia di essere stata lasciata completamente all’oscuro della vicenda nelle ore immediatamente successive alla scomparsa.

«Non ricevere alcuna comunicazione da nessuno è deplorevole, anche da un punto di vista umano», afferma il legale. «Dalla domenica della scomparsa a oggi la signora D’Acunto ha ricevuto soltanto fango e contraddizioni, nulla dalle istituzioni».

Secondo quanto riferito dall’avvocato, la madre avrebbe appreso dell’allontanamento delle figlie soltanto alle 12.45 del 7 giugno, quando un carabiniere si è presentato alla sua abitazione chiedendole se le ragazze fossero con lei. Una notizia che l’avrebbe lasciata sconvolta, considerando che nessuna comunicazione preventiva sarebbe arrivata dalla struttura.

Le due sorelle erano state inserite nel circuito delle case famiglia dopo la sospensione della responsabilità genitoriale di entrambi i genitori nell’ambito di una complessa vicenda familiare. Alla fine di maggio, però, il padre Stefano Di Giacinto aveva ottenuto dal tribunale il ripristino della responsabilità genitoriale e le ragazze avrebbero dovuto lasciare nei mesi successivi la comunità per tornare a vivere con lui.

Resta aperta la pista dell’allontanamento volontario, avvalorata da alcuni elementi emersi nei giorni scorsi, tra cui il presunto svuotamento della stanza occupata dalle ragazze prima della fuga. Ma gli investigatori non escludono alcuna ipotesi e continuano a verificare ogni segnalazione, contatto telefonico e testimonianza.

A dieci giorni dalla scomparsa, Sarah e Alisya sembrano essersi volatilizzate nel nulla. Le ricerche proseguono senza sosta, mentre familiari e inquirenti attendono quel dettaglio capace di spezzare un silenzio che dura ormai da troppo tempo.

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