QUATRARIO L’ITALO-AMERICANO
17 giugno 1905
QUATRARIO L’ITALO-AMERICANO
di Fabio Valerio Maiorano
Conservato per secoli nella biblioteca del convento di S. Nicola (più noto col titolo di S.Antonio), il manoscritto dei componimenti di Giovanni Quatrario finì nella biblioteca di casa Sardi nel periodo in età napoleonica quando, soppressi gli ordini monastici e requisiti i beni ecclesiastici, libri e incunaboli preziosi andarono purtroppo dispersi; e in verità, la memoria di Giovanni Quatrario, poeta di talento e allievo di Barbato, nonché corrispondente di Petrarca e di Coluccio Salutati, aveva già conosciuto un lungo oblio poiché il suo nome era stato cancellato nel manoscritto – da una mano maldestra e sicuramente interessata – e sotituito con quello di Barbato.
Nel 1912, il manoscritto fu studiato da Giovanni Pansa, ma spari misteriosamente durante la seconda guerra mondiale, in circostanze che non sono state mai indagate e ricostruite. «E in questi giorni» annuncia Giuseppe Papponetti sul periodico
La Gazzetta Peligna n. 5, del giugno ’85 – «dall’enorme boîte à surprise del “Paul Getty Museum” in California, salta fuori quale dono prezioso il codice quattrocentesco dei Carmina del Quatrario: le poesie latine di un sulmonese trascritte con rigore da un altro sulmonese [l’umanista Antonio de Marianis, padre di Marco Probo, n. d. a.], per cinque secoli custodite in biblioteche sulmonesi. (…) Un ben tornato, dunque, al Quatrario e un ringraziamento all’acribia dello studioso d’oltre oceano che ci fornirà presto dati preziosi in proposito, nel contesto non isolato e perciò illuminante di molti altri manoscritti coevi di orbita petrarchesca. Un fatto è certo» prosegue con amarezza il prof. Papponetti «la filologia degli americani non è seconda a nessun’altra: sanno il latino e il greco meglio di noi, e se insisteremo ad andare indietro di questo passo, ben presto sapranno meglio di noi anche l’italiano». Parole tristemente profetiche.


