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GIORNALISMO E INFORMAZIONE ON LINE: CONTROCORRENTE ABRUZZO REPLICA ALL’ORDINE CHE RISPONDE

Giornalismo e informazione online, Controcorrente Abruzzo replica all’Ordine: “Problema reale, non si può ignorare”

ABRUZZO – Si riaccende il confronto sul tema dell’esercizio dell’attività giornalistica attraverso social network, pagine online e canali YouTube. Dopo l’allarme lanciato dal Sindacato dei Giornalisti Abruzzesi e la successiva replica dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, interviene il Coordinamento di Controcorrente Abruzzo con una dura controreplica che punta il dito contro quella che viene definita una sottovalutazione del fenomeno.

Il Coordinamento dichiara di condividere pienamente la posizione espressa dal Sindacato sul delicato confine tra libera comunicazione e attività giornalistica svolta in maniera sistematica e continuativa senza il rispetto delle regole professionali e delle responsabilità previste dall’ordinamento.

Nel documento, Controcorrente Abruzzo evita di soffermarsi sui toni utilizzati dal Direttivo dell’Ordine regionale nella propria risposta, preferendo concentrarsi sugli aspetti sostanziali della vicenda. Secondo il Coordinamento, la replica dell’Ordine avrebbe finito per spostare l’attenzione su questioni normative che non affrontano il nodo centrale posto dal Sindacato: la crescita di soggetti non iscritti all’Albo che operano stabilmente nel settore dell’informazione attraverso piattaforme digitali, pubblicando notizie, realizzando interviste e seguendo eventi di cronaca locale senza assumersi gli obblighi e le responsabilità previsti per le testate giornalistiche.

Controcorrente Abruzzo sottolinea come la questione non riguardi esclusivamente l’obbligo di registrazione presso il Tribunale, ma soprattutto l’assenza, in molti casi, dell’indicazione di un direttore responsabile iscritto all’Albo dei giornalisti. Un aspetto che, secondo il Coordinamento, viene richiamato anche dall’Ordine nazionale dei giornalisti, il quale ribadisce la necessità della presenza di una figura responsabile anche nei casi in cui la normativa preveda l’esenzione dall’obbligo di registrazione.

Particolarmente critica la posizione espressa nei confronti dell’interpretazione fornita dal Direttivo regionale sui cosiddetti “potenziali pubblicisti impegnati nel tirocinio”. Per Controcorrente Abruzzo sarebbe infatti improprio ricondurre a tale categoria soggetti che partecipano a conferenze stampa, raccolgono dichiarazioni e producono contenuti informativi per piattaforme online prive dell’indicazione di un direttore responsabile.

Il Coordinamento sostiene inoltre che il fenomeno rappresenti una problematica concreta e diffusa, segnalata quotidianamente da numerosi giornalisti che svolgono regolarmente la professione nel rispetto delle norme deontologiche e delle responsabilità previste dalla legge.

Da qui l’invito a non minimizzare la questione e a prendere in considerazione anche la recente presa di posizione dell’Esecutivo nazionale dell’Ordine dei giornalisti, richiamata da Controcorrente Abruzzo a sostegno delle proprie argomentazioni.

La vicenda riapre così il dibattito sul futuro dell’informazione locale nell’era digitale, tra libertà di espressione, nuove forme di comunicazione e tutela delle regole che disciplinano l’esercizio della professione giornalistica.

LA RISPOSTA DEL DIRETTIVO DELL’ODG D’ABRUZZO

Prima di entrare nel merito, una precisazione che riguarda la forma, ma che non possiamo ignorare. La nota a cui rispondiamo non porta la firma dello Sga, ma quella di “Controcorrente”. È una differenza che conta: il Sindacato è un soggetto, una componente interna è un’altra cosa, e un’anomalia di questo tipo — una sigla che parla a nome di un’organizzazione più ampia senza che sia chiaro con quale mandato — meriterebbe di essere chiarita prima ancora di discutere di giornalismo. Lo diciamo non per sottrarci al confronto, ma perché la chiarezza su chi parla e a nome di chi è la prima forma di correttezza istituzionale. Detto questo, veniamo alla sostanza perché il punto è troppo serio per restare impigliato in una polemica di sigle. Veniva chiesto al Consiglio dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, nel comunicato dello Sga,  di denunciare persone che scrivono per pagine, canali e siti che la legge stessa esenta dall’obbligo di registrazione.  Questo  solo per rimettere la palla al centro del campo che altri hanno buttato anche oltre gli spalti. Capiamo la frustrazione di chi vede crescere un’informazione fatta senza le regole e le responsabilità che noi rispettiamo ogni giorno, e non la liquidiamo come un falso problema: è vero, esiste e infastidisce chi fa questo lavoro con serietà. Ne va anche e soprattutto della correttezza dell’informazione che deve raggiungere l’opinione pubblica anche attraverso il filtro della deontologia professionale che solo i giornalisti possono garantire. Ma proprio per questo dobbiamo essere onesti su un punto: se la legge dice che quelle testate possono operare senza registrarsi, chi scrive per loro non sta commettendo nulla di illecito. Non è una nostra interpretazione comoda, è semplicemente come stanno le cose. E un Ordine non può denunciare chi non ha violato nessuna norma. Lo farebbe, sì, ma per arrivare dove? A un’archiviazione, dopo aver consumato tempo, energie e credibilità in un’iniziativa che non avrebbe alcun seguito. Tanto è vero che lo stesso Esecutivo nazionale auspica la modificazione della norma da parte del legislatore. Possiamo essere d’accordo che quella norma, l’esenzione prevista dall’art. 3-bis della legge 103/2012, lasci uno spazio che oggi viene usato in modo distorto. Lo pensiamo anche noi, tanto che stiamo lavorando a una proposta che chiuda   esattamente questo vuoto, con regole che stabiliscano che chi fa informazione verso il pubblico debba avere l’obbligo di registrare la testata al Tribunale con un direttore responsabile a prescindere dal fatturato. Ma una cosa è dire “la norma va cambiata”, un’altra è chiedere all’Ordine di usare uno strumento, la denuncia penale, per colpire chi sta semplicemente dentro le regole attuali. Non possiamo supplire con un’iniziativa giudiziaria a una scelta che spetta al legislatore. Quanto poi al richiamo sulle regole di iscrizione all’elenco dei pubblicisti e sul tirocinio, presentato come una rivelazione non ne avevamo bisogno. Erano scritte con chiarezza già nella nostra prima nota, e tornare a spiegarcele come se fossero una scoperta è un esercizio polemico che non sposta la discussione di un millimetro. Avremmo preferito un confronto sul merito, non una interpretazione distorsiva su cose che conosciamo meglio di chiunque altro, per ruolo e per mestiere. Diverso è il discorso sul direttore responsabile, che resta un onere dell’editore e non del singolo collaboratore, e che riguarda il riconoscimento di una testata come organo di informazione,  tant’è che la stessa presa di posizione dell’Esecutivo nazionale del 15 giugno, richiamata anche da Controcorrente, individua come conseguenza l’esclusione dall’accreditamento, non la denuncia dei singoli, e fa salvi espressamente gli aspiranti pubblicisti in regolare tirocinio. Su questo, e sui casi in cui davvero ricorrano gli elementi di un esercizio abusivo della professione siamo pronti a verificare situazioni specifiche e documentate, una per una. Su questo terreno, quello vero, restiamo disponibili al confronto.  Non su quello della denuncia indiscriminata di chi sta semplicemente dentro una norma che non ci piace,  non perché non ci importi del problema ma perché vogliamo risolverlo, non solo dichiararlo attraverso sterili comunicati stampa. 

Il Direttivo dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo

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