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SULMONA, L’ALLEANZA DEL CUORE TRA AVIS E AMATORI ATLETICA SERAFINI

Un’alleanza profonda tra l’Avis Comunale di Sulmona e l’Asd Amatori Atletica Serafini, nel pieno del suo cinquantesimo anniversario di attività, è stata sancita al Manhattan Village Hotel. L’incontro, introdotto dal presidente Avis Gino Bianchi, ha unito il mondo dello sport e quello della solidarietà nel segno della salute e del ricambio generazionale.

L’apertura dei lavori, condotta dallo stesso presidente dell’Avis sulmonese, ha sottolineato con orgoglio come questo appuntamento prosegua nel solco tracciato lo scorso anno con il Panathlon (guidato all’epoca dal presidente Alessandro Carnevale), rinnovando l’impegno a legare la Giornata mondiale del donatore di sangue alle eccellenze sportive del territorio. Quest’anno la scelta è felicemente caduta sui 50 anni della “Serafini”, una sinergia nata per dimostrare che lo sport è salute, ma la donazione di sangue è vita. Accanto alle istituzioni locali e associative, l’evento ha visto la presenza del consigliere regionale Maria Assunta Rossi.

Il pomeriggio ha dato spazio a interventi istituzionali di grande spessore. Il presidente onorario dell’Avis di Sulmona, Domenico Leone, ha ricordato le origini della Giornata mondiale del donatore ed è entrato nel vivo delle battaglie odierne dell’associazione: “Dobbiamo difendere il modello italiano. Il sangue e il plasma devono rimanere un dono anonimo, volontario, periodico e gratuito, contrastando le spinte dell’Unione Europea. Il plasma deve tornare alle Regioni come farmaco salvavita essenziale garantito a tutti, fuori dalle logiche di profitto”.

Subito dopo, il consigliere comunale e presidente della commissione sport, Simona Fusco, ha portato i saluti dell’amministrazione, dicendosi “onorata di festeggiare i 50 anni dell’Amatori Serafini, una realtà che ha prodotto uno stile da campioni e ha dato un contributo gigantesco alla crescita dei nostri giovani, proprio come abbiamo visto fare in piazza Garibaldi per le Domeniche dello Sport”.

Un esempio di solidarietà applicata è arrivato anche da Vincenzo Bisestile, presidente del Nomadi Fans Club – “Un giorno insieme”, che ha ricordato i progetti attivi sul territorio: “Siamo orgogliosi della vicinanza dell’Avis. Grazie a questa sinergia stiamo completando una donazione per la chirurgia dell’ospedale di Popoli Terme per lo screening del colon-retto e avviando un nuovo progetto per il reparto di pediatria di Sulmona”.

Prendendo la parola, lo storico volto dell’atletica ovidiana Gino Carrozza ha ripercorso il mezzo secolo della Serafini, lanciando un messaggio toccante sul ruolo salvifico dello sport contro le devianze giovanili: “Tra noi e l’Avis c’è un feeling naturale: noi educhiamo i giovani alla salute, loro donano la vita. Proprio ieri il nostro Daniele Ottaviani ha saltato 2,04 metri in un meeting internazionale a Roma, una misura storica per Sulmona. Ma l’orgoglio più grande è un altro. Io abito in centro e ogni notte assisto a schiamazzi, risse e urla fino alle cinque del mattino. Ecco, i nostri ragazzi non sono in quelle strade. Li togliamo dalle brutte situazioni, insegnando loro il rispetto e la socialità”.

A fare eco a queste parole sono stati i vertici del Panathlon. Il Governatore dell’Area 7 Abruzzo-Molise, Luigi La Civita, visibilmente emozionato davanti al suo vecchio maestro Carrozza, ha ricordato l’importanza delle sinergie nelle aree interne: “Gino è sempre stato un uomo di rigore, ci spaventava ma ci ha creati”. Sulla stessa linea il neo-eletto presidente del Panathlon Club Sulmona, Armando Di Rocco: “Davanti ad Avis e Serafini mi sento piccolo ma onorato. Lo sport è fair play, e l’Avis fa il fair play per l’umanità”.

Il cuore scientifico dell’incontro è stato affidato ai due relatori: il dottor Mauro Gabrielli, direttore del centro trasfusionale dell’ospedale di Sulmona, e il dottor Michele Carrozza, della cardiologia dell’ospedale di Avezzano, esperto in medicina dello sport ed ex atleta della Serafini. I loro interventi si sono trasformati in un accorato e importantissimo appello alla donazione, soprattutto rivolto alle nuove generazioni.

Il dottor Gabrielli ha scattato una fotografia lucida della situazione attuale: “I ragazzi tra i 18 e i 25 anni che donano si sono ridotti. Abbiamo una de-identificazione spaventosa. Abbiamo bisogno di sangue giovane: la scienza dimostra che è ricco di citochine e sostanze che permettono ai riceventi, specie anziani, di migliorare l’autonomia”.

Gabrielli ha spiegato i dettagli tecnici della plasmaferesi (donazione di plasma), sfatando i falsi miti: “La macchina lavora in totale comfort per 45 minuti. Separa la parte liquida e restituisce i globuli rossi al donatore. Questo plasma va all’industria farmaceutica etica che ce lo restituisce sotto forma di farmaci gratuiti salvavita. Al donatore bastano una bottiglietta d’acqua e 24-48 ore perché il plasma si rigeneri completamente”.

A delineare i confini biologici e clinici del legame tra sport e salute è stato il dottor Michele Carrozza, che ha catturato l’attenzione della platea illustrando i pilastri insostituibili di uno stile di vita sano per prevenire le patologie cardiovascolari e oncologiche: alimentazione corretta, attività fisica, sonno adeguato, gestione dello stress e abolizione di fumo e alcol.

“I fattori di rischio legati a uno stile di vita scorretto — ha spiegato il cardiologo — scatenano fenomeni infiammatori cellulari. A livello vascolare, l’infiammazione lacera e ostruisce l’endotelio (la parte più interna dei vasi sanguigni), favorendo i trombi. A livello oncologico, l’infiammazione spinge le cellule a una proliferazione inappropriata, dando origine ai tumori”.

Per contrastare questo scenario, la prima arma è a tavola. Il dottor Carrozza ha difeso la centralità della dieta mediterranea, definendola la migliore al mondo insieme a quella giapponese per l’impatto sulla longevità, grazie a un equilibrio preciso dei nutrienti: 55% di carboidrati, 25% di grassi e 20% di proteine, bandendo tassativamente i cibi spazzatura.

Passando allo sport, Michele Carrozza ha chiarito che non tutti gli organismi rispondono allo stesso modo e che ogni disciplina ha un impatto biomeccanico e fisiologico differente: “C’è una differenza sostanziale nei metabolismi energetici e nell’impatto sul cuore tra una gara di 100 metri, che attinge a sistemi rapidi guidati dalla creatinfosfochinasi, e una ultramaratona”.

L’attività fisica resta un farmaco potentissimo. Citando uno storico studio del 2003, Carrozza ha ricordato che la sedentarietà uccide direttamente il 12% della popolazione: “Dodici persone su cento muoiono solo perché stanno ferme davanti a un computer”. Lo sport contrasta questo trend migliorando l’efficienza cardiaca e respiratoria (portando più ossigeno ai muscoli) e impatta positivamente sul sistema nervoso liberando endorfine, che migliorano l’umore e riducono ansia e depressione.

Tuttavia, il medico ha lanciato un monito sull’effetto paradosso dello sport: “Se non si seguono criteri precisi e controlli medici, all’attivarsi di sforzi estremi il rischio di morte improvvisa sale vertiginosamente, eguagliando paradossalmente i rischi della sedentarietà. Lo sport estremo o non controllato può diventare un trigger (un innesco) letale”.

In questo scenario, Carrozza ha lodato la legislazione italiana, definendola una delle più avanzate al mondo nella tutela sanitaria. L’introduzione dell’obbligatorietà della visita medico-sportiva a partire dagli anni ’80 ha infatti abbattuto drasticamente la linea rossa delle morti sui campi di gioco, invertendo la curva rispetto alla popolazione sedentaria. La prescrizione ideale? “Attività aerobica moderata, con una frequenza cardiaca tra il 60% e l’80% parametrata all’età dell’individuo”.

Infine, il dottor Carrozza ha unito la cardiologia alla missione dell’Avis, riassumendo il tutto nello slogan: “Salute per sé e per gli altri”.

Donare il sangue fa bene al donatore stesso. È una forma di prevenzione gratuita che permette di scoprire patologie sommerse in tempo utile. Dati scientifici alla mano, il cardiologo ha citato due importanti ricerche:

Studio sulla sindrome metabolica (su 64 pazienti): ha dimostrato che a distanza di sole 6 settimane dal prelievo di sangue, i soggetti sottoposti a salasso mostravano una significativa riduzione della pressione arteriosa, dei livelli di zuccheri e grassi, e un netto miglioramento del rapporto tra colesterolo buono (HDL) e cattivo (LDL).

Studio danese (su 1.089 donatori): ha evidenziato che i donatori periodici più assidui presentavano valori di pressione e colesterolo decisamente più bassi, con una riduzione del rischio di eventi cardiovascolari.

Proprio per questo lo sportivo è il prototipo ideale del donatore: è attento alla salute, controllato e virtuoso. Le uniche raccomandazioni per gli atleti che decidono di donare sono semplici: assumere liquidi e reintegrare le proteine subito dopo il prelievo, evitare allenamenti intensi o gare agonistiche nella stessa giornata e riprendere con gradualità. “Se si hanno impegni agonistici imminenti — ha concluso Carrozza — il consiglio è optare per la donazione di plasma, che non intacca i globuli rossi”.

A suggello di una giornata densa di emozioni e contenuti, l’evento si è concluso con la consegna delle benemerenze ai soci donatori. Un momento di profonda gratitudine pubblica per quegli “eroi silenziosi” che, tendendo il proprio braccio, permettono alla sanità locale di avere un’emoteca sempre pronta per le emergenze.

Infine, il presidente Gino Bianchi ha salutato la platea dando appuntamento al prossimo anno per un traguardo storico ed emozionante: nel 2027, infatti, l’Avis Nazionale festeggerà il suo Centenario, a 100 anni esatti dalla fondazione (avvenuta nel 1927 grazie all’intuizione del dottor Vittorio Formentano). Un secolo di vita, solidarietà e salute che Sulmona si appresta già a celebrare nel migliore dei modi.

L’Amatori Serafini festeggia cinquant’anni di traguardi e campioni, ma l’appello che si leva con forza dal Manhattan Village è un invito a correre la gara più importante, quella della solidarietà: diventare donatori, vincere la paura e comprendere che, come ricordato in chiusura, donare il sangue significa curare gli occhi dei malati e regalare una speranza concreta di vita.

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