E pensare che c'era il pensieroHomeIn Evidenza

PIERO DI NINO, UNO CHE HA FATTO GRANDE L’ABRUZZO

di Luigi Liberatore

La sua genesi era quella dei carrettieri. Carrettieri a Pratola Peligna agli inizi del Novecento, autotrasportatori in Africa orientale, poi autotrasportatori in Venezuela, infine autotrasportatori a Pratola Peligna con ramificazioni in tutta Europa. Si è arresa la figura emblematica di   quella stirpe nobile dei carrettieri, pionieri della mobilità mercantile moderna: Piero Di Nino, il quale ha pagato pure lui il prezzo che tutti dobbiamo alla vita;

ma lascia la sua azienda in mani familiari di abili imprenditori, come le sue che hanno segmentato nazioni e continenti. La Di Nino trasporti è una realtà consolidata, fatta di quasi duecento unità, fulcro e vanto di una azienda capofila di quella flotta che fa dell’Abruzzo una espressione moderna in tema di trasporto e logistica mercantile su gomma. La Valle Peligna paga un pegno altissimo, in quanto Piero Di Nino era imprenditore caparbio, intelligente proprio perché aveva del settore visioni avanzate e ancora progetti di innovazioni. Abile in un campo strategico e delicato soprattutto oggi; intuitivo e generoso come solo gli abruzzesi sanno essere. E Reteabruzzo gli rende omaggio nell’ora del tramonto come contributo all’imprenditore illuminato che ha concorso a rendere grande la Regione. In coda, chiedo, a chi abbia voglia di leggere fino in fondo, di valutare come creda il mio pensiero sulla morte. Guardate, noi siamo abituati ad avere un rapporto istituzional-religioso con essa, perché ce lo hanno inculcato, quasi fosse una specie di entità verso cui inchinarsi quando bussa alla nostra porta, e magari accoglierla in casa con una preghiera. Io non la penso così. Alla morte, come espressione traumatica e divisiva, non porto rispetto; è annidata ovunque e non coincide coi nostri sentimenti, col nostro valore, con le nostre capacità, spesso violando la nostra età; è legata intimamente a questo involucro che ci portiamo addosso e che chiamiamo corpo, ed è per questo che non ha riguardi: non è cieca, non è giusta o ingiusta, nemmeno brutale o atroce: è soltanto beffarda e ingannevole perché sa togliere fascino all’esistenza. Non come la sua antitesi, la fortuna e la speranza, che ci fanno invece amare la vita. Da qualche tempo è invalsa la moda (perché di tanto si tratta) di applaudire ai funerali. Io non l’ho mai fatto per uscire da un equivoco: che la morte stessa potesse pensare che l’applauso fosse un inno al suo trionfo. La morte è una mascalzona, un insulto al corpo e all’anima

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