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CREDITO ALLE IMPRESE: SEGNALI POSITIVI SOLO PER POCHI (IL 2%), MA NON PER GLI IMPRENDITORI DELLA PROVINCIA DELL’AQUILA

 

L’AQUILA – Mentre i principali istituti di credito italiani sono impegnati nelle complesse partite di acquisizione che stanno ridisegnando gli equilibri del sistema bancario nazionale ed europeo, sul fronte dell’economia reale continua a consumarsi una silenziosa penalizzazione ai danni delle micro e piccolissime imprese italiane. In Abruzzo ĆØ L’Aquila la più penalizzata. La contrazione dei crediti alle piccole e medie imprese, nel capoluogo di regione segna un meno 2,8% su base annua, seguita da Teramo con un meno 0,9%. Invariati di fatto i dati relativi a Chieti e Pescara. ƈ vero: nell’ultimo anno gli impieghi vivi destinati all’intera platea delle attivitĆ  produttive presenti nel nostro Paese sono aumentati, registrando un incremento complessivo di 9,7 miliardi di euro, un trend positivo che ormai dura dalla metĆ  del 2025. Ma dietro questo dato apparentemente positivo si nasconde una realtĆ  ben diversa. Ad assorbire interamente le nuove risorse sono state le aziende con più di 20 addetti, che, tra marzo 2026 e lo stesso mese del 2025, hanno beneficiato di maggiori finanziamenti per 14,5 miliardi di euro. Al contrario, le imprese di minori dimensioni – quelle con meno di 20 addetti – hanno visto ridursi il credito disponibile di 4,7 miliardi.

Non si tratta di una semplice redistribuzione fisiologica degli impieghi bancari.

Il problema ĆØ che a essere escluse dal sostegno creditizio sono proprio quelle realtĆ  che rappresentano la spina dorsale del sistema produttivo italiano: ricordiamo che i lavoratori autonomi, gli artigiani, i piccoli commercianti e le micro imprese costituiscono il 98 per cento delle aziende presenti nel Paese e, al netto degli occupati nel pubblico impiego, danno lavoro a oltre la metĆ  degli italiani.

Di fronte a questi numeri, viene spontaneo chiedersi se il sistema bancario, sempre più concentrato nelle grandi operazioni di finanza straordinaria, non stia progressivamente smarrendo la propria funzione originaria: accompagnare e sostenere chi crea lavoro, ricchezza e coesione sociale nei territori.

PerchĆ© se il credito torna a crescere, ma continua a non raggiungere chi ne avrebbe più bisogno, il rischio ĆØ quello di alimentare un’economia a due velocitĆ , nella quale i piccoli restano sempre più ai margini. A denunciarlo ĆØ l’Ufficio studi della CGIA.

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