EREDITÀ DA 30 MILIONI: LA PROCURA SEQUESTRA LA CARTELLA CLINICA
Maxi eredità da 30 milioni, la Procura acquisisce la cartella clinica della 90enne: nuove verifiche sull’ipotesi di circonvenzione
Nuovo sviluppo nell’inchiesta sulla presunta maxi eredità da trenta milioni di euro che da mesi alimenta un acceso contenzioso giudiziario tra Sulmona e Roma. Come riportato dal quotidiano Il Centro in edicola oggi, su disposizione del sostituto procuratore della Repubblica di Sulmona, Edoardo Mariotti, la polizia giudiziaria ha acquisito nelle scorse ore la cartella clinica e la documentazione sanitaria della novantenne originaria di Pettorano sul Gizio, deceduta nel marzo 2025 nell’ospedale dell’Annunziata.
L’attività investigativa rappresenta un passaggio significativo dell’indagine, finalizzata a verificare eventuali profili di circonvenzione di incapace. Gli inquirenti intendono analizzare lo stato di salute della donna negli ultimi periodi della sua vita e non si esclude che possa essere nominato un consulente tecnico, come richiesto dal legale romano di 75 anni che un anno fa presentò la denuncia.
Nei mesi scorsi il pubblico ministero aveva respinto la richiesta di incidente probatorio, decisione che aveva spinto il denunciante a reiterare la domanda di una perizia specialistica e dell’audizione di alcuni testimoni. L’acquisizione della documentazione sanitaria imprime ora un nuovo impulso alle indagini, aprendo la strada a ulteriori accertamenti.
La vicenda ruota attorno alla morte della novantenne, vedova di un magistrato e appartenente a una famiglia molto conosciuta della Valle Peligna. Dopo un periodo trascorso a Roma, dove era stata ricoverata in seguito a un investimento da parte di un motociclista, la donna era rientrata a Pettorano sul Gizio.
Secondo quanto sostenuto nell’esposto, l’anziana sarebbe stata affidata a due persone che l’avrebbero ospitata per conto della nipote, oggi indagata. Le accuse, tutte ancora da verificare, descrivono una situazione di forte isolamento: la donna, non autosufficiente e impossibilitata a camminare, sarebbe rimasta confinata nell’abitazione senza possibilità di uscire, mentre i due ospitanti avrebbero gestito la sua pensione. Circostanze che, sempre secondo il denunciante, avrebbero inciso sul suo stato psicofisico fino al decesso.
Dopo la morte è emerso un testamento con cui l’intero patrimonio della novantenne – composto da immobili, terreni e disponibilità economiche per un valore stimato di circa 30 milioni di euro – sarebbe stato lasciato alla nipote settantenne. Proprio questo passaggio ha dato origine alla battaglia legale.
L’avvocato romano ha impugnato il testamento davanti al giudice civile, sostenendo che la zia sarebbe stata indotta a compiere quelle disposizioni non solo dalla cugina, ma anche da altre persone che si occupavano della sua assistenza quotidiana.
Parallelamente al procedimento civile è stato aperto anche un filone penale, con due distinti fascicoli tra Sulmona e Roma. Nell’esposto viene inoltre denunciata la presunta sottrazione di una maschera in oro massiccio appartenuta all’anziana, elemento che contribuisce a rendere ancora più complessa una vicenda destinata a restare al centro dell’attenzione investigativa nelle prossime settimane.


