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A PROPOSITO DEL LIBRO “SUONO E SOGNI DELLA BELLA GIOVENTÙ”

di Rinaldo Liberatore Rainer

Ho letto con molto piacere il libro di Mauro Cianfaglione che, come un direttore d’orchestra, ha assemblato, con brio e un ritmo cadenzato, un coro di testimonianze sul periodo storico musicale preso in osservazione, ovvero gli anni 1960-‘70. Un testo frutto di una ricerca minuziosa e puntigliosa arricchito da numerosi reperti fotografici. Incredibile e curioso è il fatto che in alcune foto non sia stato riconosciuto qualcuno dei presenti, nonostante l’ausilio di chi era nello scatto insieme a loro. Ciò ci fa capire come la nostra memoria sia capace di cancellare interi frame del vissuto, affetticome siamo, con l’avanzare dell’età, da amnesie dissociative. Da queste ricche pagine emerge una Pratola che provocherà di sicuroai lettori moti di tenerezza e stupori assortiti al cospettodell’inventiva dei giovani musicisti del tempo. Vico Di Ninno, ad esempio, ci racconta che iniziò ad innamorarsi della batteria usando i fustini del Dixan e le prime bacchette se le realizzò con gli elettrodi per la saldatrice. Ma, come ben asserisce la maestra Teresa Pallottini, «la musica a Pratola si respirava come l’aria» e ciò permetteva di superare tutti gli ostacoli. Da questa ricostruzione di Mauro Cianfaglione viene fuori una Pratola schilleriana, ingenua, naïve e poetica fortemente portata per lamusica che secondo il filosofo Cioran è l’unico ricordo che abbiamo del Paradiso perduto. L’arte dei suoni, com’è risaputo, ècapace di elevare lo spirito eliminando il peso della gravità terrestre così come capitava agli adolescenti degli anni ‘60 che suonando ascendevano verso la trascendenza, dimenticando le ambasce del vivere quotidiano.

Bellissimi i ricordi che rimandano l’ansia e le aspettative per l’appuntamento annuale del Veglione di fine anno che si teneva al Teatro D’Andrea così come l’evocazione dei toponimi dove regnava Tersicore (la musa della danza e del ballo) che risultavanoessere il Ranch Acquachiara, il Bar Sidonia, il Ranch del Drago. Caratteristici e fantasiosi anche i nomi dei gruppi: gli Arcobaleno, gli Apache, I Maestri e per chiudere gli Idola Tribus, in cuimilitava il sottoscritto. Un libro che tutti dovrebbero leggere e tenere in casa anche come un album in onore di Mnemosine, alquale ricorrere per richiamare alla memoria qualche viso del nostro transito terrestre fuggevole e che magari ha affrontato untratto di percorso esistenziale con noi. A Mauro vanno i miei complimenti per la passione che lo anima e lo accompagna in ogni iniziativa: la sua dedizione verso il nostro paese natale è totalizzante e favorisce rispetto e ammirazione. E condivido in toto la chiusa di questa sua preziosa ricerca: «Suoni e sogni della bella gioventù non è solo un titolo: è una dichiarazione d’amore per un tempo che continua a suonare dentro di noi».

Un commento su “A PROPOSITO DEL LIBRO “SUONO E SOGNI DELLA BELLA GIOVENTÙ”

  • Una ricerca completa che ricostruisce un periodo storico- musicale intenso. Complimenti a Mauro Cianfaglione e al recensore Rainer Rinaldo Liberatore. Molto bella anche la serata di presentazione del libro tenutasi al Teatro D’Andrea il 7 maggio scorso

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