PRETI CONCUBINARI
10 giugno 1480
PRETI CONCUBINARI
di Fabio Valerio Maiorano
La scarsa moralità di alcuni preti che convivevano more uxorio con una donna, quasi fossero legittimamente sposati, fu una piaga che angustiò per secoli le gerarchie ecclesia-stiche, spesso non esenti da censure.
Il peccaminoso “vizietto” non risparmiò neppure la diocesi valvense, se è vero che «tale scandalo troviamo praticato da qualcuno pubblicamente anco nel 1480», così scrisse nientemeno che mons.
Giuseppe Celidonio in un saggio pubblicato nel 1899, sul fascicolo numero 8 della Rassegna Abruzzese di Storia e Arte.
Infatti, il 10 giugno di quell’anno – informa il Celidonio – il vicario generale del vescovo di Sulmona, tale Domenico de Raynaldis, fece un richiamo perentorio agli abati, preposti e canonici della diocesi di Valva a vivere in regime di castità e ad espellere le concubine che abbiano presso di sé, «concupinas si quas habent a se (…) expellant».
L’editto fu affisso alle porte della chiesa dell’Annunziata ma non sappiamo se sortì effetti.
Certo è che molti anni dopo, 1563, del pernicioso problema dovette occuparsi nuovamente il Concilio di Trento che proibì categoricamente il pubblico concubinato, ma di sicuro – rimarcò lo storico Giovanni Pansa commentando lo scritto del Celidonio – «non giunse a sradicare nei preti e nei religiosi professi il concubinato segreto che dura ancor oggi.. purtroppo».



