TRIBUNALI MINORI: L’AFFONDO DI ANM CHE DICE NO AL SALVATAGGIO DEI QUATTRO TRIBUNALI ABRUZZESI
TRIBUNALI MINORI, L’AFFONDO DELL’ANM: “NO AL RIPRISTINO”. NUOVO ATTACCO A SULMONA, AVEZZANO, LANCIANO E VASTO
SULMONA – Mentre il Parlamento è impegnato nel percorso legislativo che punta a salvare definitivamente i quattro tribunali abruzzesi di Sulmona, Avezzano, Lanciano e Vasto, dall’Associazione Nazionale Magistrati arriva una nuova presa di posizione che riaccende lo scontro sulla geografia giudiziaria.
A parlare davanti alla Commissione Giustizia della Camera è stato Sergio Rossetti, componente della Giunta centrale dell’Anm, che ha chiesto un “radicale ripensamento” del disegno di legge che prevede il ripristino delle sedi giudiziarie soppresse dalla riforma del 2012.
Parole che nei territori interessati rischiano di essere interpretate come l’ennesimo tentativo di mettere in discussione una battaglia portata avanti da anni da amministratori, avvocati, associazioni di categoria e cittadini.
Secondo Rossetti, la prossimità della giustizia sarebbe un valore da preservare ma non necessariamente attraverso il mantenimento o il ripristino delle sedi giudiziarie. Una posizione che privilegia la concentrazione degli uffici rispetto alla loro distribuzione sul territorio. “Le risorse disponibili impongono scelte di concentrazione e non di frammentazione”, ha affermato il rappresentante dell’Anm.
L’associazione delle toghe sostiene che la riforma del 2012 abbia prodotto risultati positivi e che i dati sulla criminalità registrati nelle aree interessate dagli accorpamenti non giustifichino un ritorno al passato. Per l’Anm, il disegno di legge rappresenterebbe addirittura una “controriforma” che ribalta le scelte effettuate quattordici anni fa senza una sufficiente istruttoria.
Nel mirino finiscono anche gli organici previsti per le sedi abruzzesi. Rossetti ha evidenziato come i tribunali di Sulmona, Avezzano, Lanciano e Vasto abbiano dimensioni inferiori agli standard ritenuti ottimali dall’organizzazione dei magistrati. Uffici che, secondo l’Anm, non consentirebbero un adeguato livello di specializzazione dei giudici.
Una lettura che però continua a scontrarsi con la realtà di territori particolari come quelli dell’entroterra abruzzese. Aree montane, spesso isolate, caratterizzate da collegamenti difficili e da un progressivo impoverimento dei servizi pubblici. Proprio per questo, negli anni, il mantenimento dei presìdi giudiziari è stato considerato non soltanto una questione organizzativa ma anche un fondamentale strumento di presenza dello Stato.
La posizione dell’Anm arriva inoltre mentre il Parlamento sembra orientato verso una soluzione definitiva per i tribunali sub-provinciali abruzzesi, prorogati ormai da oltre un decennio attraverso interventi legislativi temporanei. Una vicenda che ha visto mobilitarsi in più occasioni il Consiglio regionale, i sindaci, gli ordini forensi e le rappresentanze economiche dei territori interessati.
Da Sulmona ad Avezzano, da Lanciano a Vasto, il messaggio che arriva dai territori è sempre stato lo stesso: la chiusura dei tribunali non ha prodotto i benefici annunciati e ha invece aumentato le difficoltà di accesso alla giustizia per cittadini, professionisti e imprese.
Le parole pronunciate oggi dall’Anm rischiano quindi di alimentare nuovamente una contrapposizione che in Abruzzo sembrava ormai superata. Da una parte chi continua a guardare ai numeri e alle statistiche. Dall’altra chi rivendica il diritto delle aree interne ad avere servizi essenziali e presìdi dello Stato, considerandoli una condizione indispensabile per contrastare spopolamento e marginalizzazione.
La battaglia per il futuro dei tribunali di Sulmona, Avezzano, Lanciano e Vasto, insomma, è tutt’altro che conclusa. E l’intervento dell’Associazione Nazionale Magistrati dimostra che il percorso verso il salvataggio definitivo delle quattro sedi abruzzesi resta ancora disseminato di ostacoli.



… e poi uno si chiede: allora non erano quelli al ” governo ” che non li volevano salvare…