DAGLI ABUSI DI SULMONA ALL’INFERNO DI CASAL DEL MARMO: OTTO AGENTI INDAGATI PER LE TORTURE SUI MINORI
Tutto è iniziato con la drammatica vicenda degli abusi e dei ricatti video ai danni di una 12enne residente a Sulmona. Per quel reato, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha condannato due giovanissimi – un 17enne e un 14enne – rispettivamente a tre anni e otto mesi e a quattro anni e mezzo di reclusione. Ma una volta varcata la soglia del carcere minorile di Casal del Marmo a Roma, la detenzione dei due ragazzi si è trasformata in un inferno di violenze che ha aperto una seconda, clamorosa inchiesta giudiziaria.
Dietro le sbarre del penitenziario capitolino, il 17enne è diventato il bersaglio di sistematici pestaggi, umiliazioni e minacce di morte da parte degli altri detenuti. A squarciare il velo su quanto accadeva nell’istituto è stata la denuncia della sua legale, l’avvocata Raffaella D’Amario. Una versione dei fatti confermata in modo drammatico dal complice 14enne durante l’incidente probatorio: il recluso più giovane ha raccontato ai magistrati di essere stato a sua volta torturato per quattro volte in poche settimane, oltre che privato di indumenti e di cibo.
I racconti dei due ragazzi hanno svelato una realtà ben più ampia, che conta in tutto diciannove giovani detenuti vittime di abusi. Per questo motivo, la Procura di Roma ha allargato l’indagine iscrivendo nel registro degli indagati altri quattro agenti della polizia penitenziaria, portando il totale a otto.
Per tutti i “baschi blu” l’accusa è di omissione di atti d’ufficio. Secondo i pm, il personale in servizio avrebbe tollerato e non impedito quel clima di continue violenze nell’istituto, incentivando di fatto una brutale reazione a catena. Con la cristallizzazione delle testimonianze, la Procura capitolina considera ormai blindato il quadro probatorio e si appresta a chiudere le indagini in vista della richiesta di rinvio a giudizio per gli otto agenti.


