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AREA CELESTINIANA, ARRIVA UNA SECONDA PROPOSTA MA IL PIAZZALE DELL’EREMO RESTA CHIUSO DA CINQUE ANNI

Spunta una seconda proposta per la gestione e la valorizzazione dell’area Celestiniana. Dopo quella avanzata dall’associazione Celestiniana guidata da Giulio Mastrogiuseppe, ferma negli uffici comunali dal 2024, arriva ora il progetto “AMOR(R) – Area Museale Naturale del Morrone”, presentato al Comune di Sulmona dalla Cooperativa Servizi Turistici Sulmona e dall’Associazione Uniti per Celestino V, presieduta dall’ex vice sindaco di Pratola Peligna Costantino Cianfaglione.

La proposta, configurata come Partenariato Speciale Pubblico-Privato, punta alla gestione integrata e alla valorizzazione dell’Eremo di Sant’Onofrio, del Santuario di Ercole Curino e del Campo 78, con l’obiettivo di ampliare l’offerta culturale e turistica, favorire la destagionalizzazione dei flussi e creare una rete stabile tra istituzioni, associazioni e operatori del territorio.

Particolare attenzione viene riservata all’accessibilità, con l’intento di rendere l’area sempre più fruibile anche alle persone con disabilità, attraverso servizi dedicati, percorsi inclusivi e una gestione coordinata delle attività di accoglienza, promozione e valorizzazione.

Obiettivi condivisibili che però si scontrano con una realtà sotto gli occhi di tutti. Da circa cinque anni l’area del piazzale dell’Eremo di Sant’Onofrio resta chiusa nonostante i lavori siano stati completati da tempo. Una situazione le cui responsabilità ricadono pesantemente sulle spalle del Comune di Sulmona, che in tutti questi anni non è riuscito a restituire pienamente alla collettività uno dei luoghi più rappresentativi dell’intero territorio peligno.

Ogni giorno turisti e fedeli salgono verso il luogo che ospitò Celestino V trovandosi spesso di fronte a una situazione di abbandono, senza una navetta che consenta ad anziani e persone diversamente abili di raggiungere almeno l’area panoramica. A fronte di progetti, strategie e proposte di valorizzazione, resta infatti irrisolto il problema più elementare: rendere accessibile e fruibile ciò che già esiste.

Se il complesso continua a essere visitabile è soprattutto grazie alla disponibilità dei volontari della Badia e all’impegno di Stefano Ricottilli che, da anni e con qualsiasi condizione meteorologica, si reca sul Morrone per aprire l’eremo e consentire ai visitatori di accedere alla chiesa e agli spazi che custodiscono la memoria del Papa del Gran Rifiuto. Un esempio concreto di dedizione civica che ha evitato che uno dei simboli spirituali e storici dell’Abruzzo venisse completamente dimenticato. Prima di immaginare nuovi progetti e nuove gestioni, forse sarebbe opportuno spiegare perché, a distanza di cinque anni dalla conclusione dei lavori, il piazzale dell’Eremo di Sant’Onofrio continui a rimanere chiuso e privo dei servizi minimi che cittadini e visitatori attendono da troppo tempo.

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