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ECCELLENZE D’ABRUZZO DA VERGOGNA. IN REGIONE OPERANO IN NERO E SOTTOPOSTI A SCHIAVITU’ DA LAVORO E CAPORALATO 60.900 ESSERI UMANI

di Giosafat Capulli

L’AQUILA – Sono 60.900 i lavoratori irregolari in Abruzzo. Per lavoro nero e caporalato la nostra regione ĆØ all’ottavo posto in Italia, con un tasso di irregolaritĆ  pari all’11,2%, per un valore aggiunto sull’economia del 4,8% che si traduce in 1 miliardo 703 milioni di euro all’anno. I nuovi schiavi del lavoro, di cui non parliamo mai, vivono tra noi e contribuiscono in modo sostanziale alla formazione del Pil regionale. I numeri sono stati ufficializzati dalla CGIA di Mestre su dati Istat. L’Abruzzo ĆØ dunque una “regione all’avanguardia” in quanto a sfruttamento del lavoro legato al fenomeno della schiavitù economica e del caporalato. Di seguito i dati regione per regione.Ā 

In Italia il lavoro nero continua a rappresentare una realtĆ  economica di dimensioni rilevanti. Secondo un’analisi dell’Ufficio studi della CGIA su dati Istat riferiti al 2023, il volume d’affari generato dall’economia sommersa supera i 77 miliardi di euro all’anno. Oltre un terzo di questa ricchezza prodotta irregolarmente (il 35,7 per cento) si concentra nelle regioni del Mezzogiorno, dove si registra anche la quota più elevata di lavoratori coinvolti. Su un totale nazionale di 2,6 milioni di occupati irregolari, infatti, il 37,5 per cento opera nel Sud. Se storicamente il fenomeno ĆØ stato associato alle regioni meridionali, oggi il lavoro sommerso ĆØ diffuso in misura preoccupante anche nel Centro-Nord. A livello settoriale, le situazioni più critiche si riscontrano nei servizi alla persona, dove il tasso di irregolaritĆ  raggiunge il 48,8 per cento. In questo comparto rientrano soprattutto colf, badanti e altre figure impegnate nell’assistenza domestica. Seguono l’agricoltura, con un tasso di irregolaritĆ  del 20,8 per cento, e le attivitĆ  artistiche e di intrattenimento (attori, cantanti, spettacoli viaggianti, giochi, parchi divertimento, etc.) al 20,3 per cento. I dati confermano come il lavoro nero continui a rappresentare un fenomeno strutturale dell’economia italiana, con effetti rilevanti sia sul piano sociale sia su quello tributario e contributivo.

 

Ā· Il ā€œneroā€ ĆØ diffuso soprattutto in Calabria, Campania e Sicilia, MA L’ABRUZZO SEGUE A RUOTA.Ā 

Come dicevamo, il valore aggiunto prodotto nel 2023 dal lavoro irregolare in Italia ĆØ stato pari a 77,1 miliardi di euro, di cui 27,5 miliardi nel Mezzogiorno, 19,4 nel Nordovest, 16,5 nel Centro e 13,7 nel Nordest. Se misuriamo la propensione al ā€œneroā€ delle regioni, vale a dire l’incidenza percentuale dell’ammontare riconducibile al valore aggiunto del lavoro irregolare sul valore aggiunto totale regionale, la quota più elevata, pari all’8,3 per cento, interessa la Calabria. Seguono la Campania con il 7 per cento, la Sicilia con il 6,4 per cento e la Puglia con il 6,3 per cento. La media nazionale ĆØ del 4 per cento. Dei 2.608.600 occupati non regolari stimati in Italia dall’Istat, 979.500 sono ubicati nel Mezzogiorno, 634.000 nel Nordovest, 572.300 nel Centro e 422.800 nel Nordest. Se calcoliamo il tasso di irregolaritĆ , dato dal rapporto tra il numero degli irregolari e il totale occupati per regione, la presenza più significativa si registra sempre nel Sud e, in particolare, in Calabria con il 17,9 per cento. Seguono la Campania con il 14,4 per cento e la Sicilia con il 14 per cento. Il dato medio Italia ĆØ del 10 per cento (vedi Tab.1).

 

· Badanti, agricoltori ed edili i settori con più irregolari

I 2,6 milioni di occupati irregolari presenti in Italia che esercitano un’attivitĆ  lavorativa in palese violazione delle norme tributarie, contributive e di sicurezza nei luoghi di lavoro, ā€œprovocanoā€ un tasso di irregolaritĆ  del 10 per cento. Nel settore delle attivitĆ  di famiglie come datori di lavoro (colf e badanti) si ā€œannidaā€ il maggior numero di irregolari: precisamente poco più di 615.000 unitĆ  che danno luogo ad un tasso di irregolaritĆ  di questo settore pari al 48,8 per cento. Tra i comparti più interessati dal lavoro nero scorgiamo l’agricoltura che, secondo l’elaborazione realizzata dall’Ufficio studi della CGIA, presenta un tasso di irregolaritĆ  del 20,8 per cento (196.100 persone), le attivitĆ  artistiche (attori, cantanti, spettacoli viaggianti, giochi, parchi divertimento, etc.) con il 20,3 per cento (225.300 irregolari) e alloggio e ristorazione con il 14,4 per cento (261.200) (vedi Tab. 2).

 

Ā· Un fenomeno in piena evoluzione

Il caporalato e lo sfruttamento del lavoro rappresentano una grave violazione dei diritti fondamentali della persona. Le conseguenze non ricadono soltanto sui lavoratori vittime di questi abusi, ma anche sulle imprese oneste, che rispettano le regole e applicano correttamente i contratti di lavoro, e sulle organizzazioni impegnate nel contrasto all’illegalitĆ . Lo sfruttamento lavorativo si intreccia con numerose problematiche sociali, tra cui l’immigrazione irregolare, la tratta di esseri umani, il lavoro sommerso, la sicurezza nei luoghi di lavoro e l’emarginazione sociale. Inoltre, il fenomeno ĆØ in continua evoluzione e trova nuovi strumenti e modalitĆ  operative, anche attraverso le tecnologie digitali. Se in passato il caporalato era prevalentemente associato all’agricoltura e all’edilizia, oggi interessa un numero crescente di settori produttivi, soprattutto quelli caratterizzati da un’elevata intensitĆ  di manodopera e da minori tutele contrattuali. Secondo i dati dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, agricoltura ed edilizia continuano a registrare il maggior numero di casi accertati, ma situazioni rilevanti emergono anche nella logistica e nell’assistenza domiciliare. Accanto alle forme tradizionali di sfruttamento, si stanno infine diffondendo nuove modalitĆ  riconducibili al cosiddetto “caporalato digitale”. In questi casi il ruolo del caporale viene sostituito da piattaforme informatiche, software e algoritmi che organizzano, controllano e valutano l’attivitĆ  dei lavoratori, arrivando talvolta a determinarne l’accesso o l’esclusione dal mercato del lavoro (leggi rider).

 

Ā· Caporalato e agroalimentare

Da sempre il fenomeno del lavoro nero/forzato ĆØ legato al caporalato. Anzi, in moltissimi casi il primo ĆØ l’anticamera del secondo; non solo in agricoltura o nell’edilizia, ma anche nel tessile, nella logistica, nei servizi di consegna e di assistenza. Ad essere sfruttati sono i più fragili, come le persone in condizione di estrema povertĆ , gli immigrati e le donne. Il comparto maggiormente investito da questa piaga sociale ed economica ĆØ sicuramente l’agricoltura. Lo sfruttamento della manodopera in questo settore ĆØ riconducibile alla presenza simultanea di queste criticitĆ :

Ā· l’uso massiccio della forza lavoro per brevi periodi e in luoghi isolati, che spesso portano alla creazione di insediamenti abitativi informali;

Ā· le condizioni inadeguate sia dei servizi di trasporto che di alloggio;

Ā· lo status giuridico precario o irregolare di diversi lavoratori migranti.

Fenomeni di sfruttamento/caporalato ai danni degli immigrati sono presenti da moltissimi decenni nell’Agro Pontino (LT), nell’Agro nocerino-sarnese (SA), a Villa Literno (CE), nell’area della Capitanata (FG) e nella Piana di Gioia Tauro (RC). Senza contare che da almeno venti anni decine e decine di casi sono stati scoperti e perseguiti dalle forze dell’ordine anche nelle aree agricole del Nord. In particolare in Piemonte, in Lombardia, in Veneto e in Emilia Romagna.

 

Ā· Stop al monopolio dei grandi committenti

L’eccidio avvenuto nei giorni scorsi ad Amendolara (CS) ĆØ quasi sicuramente riconducibile allo sfruttamento e alle pratiche schiavistiche praticate da pseudo-imprenditori agricoli/organizzazioni criminali presenti in quella zona. Spesso, sfruttando lo status irregolare dei migranti, questi soggetti coinvolgono questi lavoratori provenienti dall’estero senza garantire contratti regolari, pagando salari bassi e innescando una serie di problemi legati all’alloggio, ai trasporti e ai servizi sociali. Tuttavia non va dimenticato che in molti casi queste condotte criminali sono indotte, non solo al Sud, dalla struttura del mercato agroalimentare che, spesso, ĆØ monopolizzata da poche grandi imprese committenti che continuano a spremere i piccoli agricoltori, che per rimanere sul mercato sono costretti a ridurre gli stipendi della manodopera, alimentando cosƬ ancor più il sistema del caporalato. Segnaliamo che da alcuni anni l’Italia ha recepito la Direttiva europea 2019/633[2] contro le pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare e ha introdotto specifiche limitazioni alle vendite sottocosto. Nonostante ciò, secondo molte organizzazioni sindacali degli imprenditori agricoli, il forte potere contrattuale dei grandi marchi continua a comprimere i margini di numerosi piccoli produttori. Va inoltre ricordato che la legislazione italiana esclude proprio dal campo di applicazione di questa norma i conferimenti effettuati dai soci alle cooperative e alle organizzazioni di produttori. Quindi, oltre a modificare la legge nazionale includendo anche questi soggetti tra coloro che non possono tenere pratiche commerciali sleali, bisognerebbe incentivare l’attivitĆ  ispettiva, garantendo, nel contempo, un forte aumento degli investimenti pubblici nel settore del trasporto e soluzioni abitative temporanee che consentano anche a questi lavoratori una vita dignitosa.

Calabria: Numero occupato irregolari 111.300; tasso di irregolaritĆ  17,9%; valore aggiuntoĀ  8,3%;Ā  2 miliardi 900milioni valore economico prodotto.
Campania:Ā  Numero irregolari 283.100; 14,4% tasso di irregolaritĆ ;Ā  7,0% valore aggiunto;Ā  8 miliardi 367milioni valore economico prodotto.
Sicilia: Numero irregolari 221.200;Ā  14,0% tasso irregolaritĆ ;Ā  6,4% valore aggiunto;Ā  6miliardi 134 milioni valore economico prodotto.
Puglia: Numero irregolari 190.700;Ā  13,1% tasso irregolaritĆ ;Ā  valore aggiunto 6,3%;Ā  Ā 5miliardi 210milioni valore economico prodotto.
Sardegna: Numero irregolari 73.000; 11,5% tasso irregolaritĆ ; 5,7% valore aggiunto; 2miliardi 145 milioni valore economico prodotto.
Basilicata: Numero irregolari 25.500; 12,3% tasso si irregolaritĆ ; 5,5% valore aggiunto; 730 milioni valore economico prodotto.
Molise: Numero irregolari 13.800; 12,6% tasso si irregolaritĆ ; 5,2% valore aggiunto; 366 milioni valore economico prodotto.
ABRUZZO: Numero irregolari 60.900; 11,2% tasso di irregolaritĆ ;Ā  4,8% valore aggiunto; 1miliardo 703 milioni valore economico prodotto.
Umbria:Ā  37.100- 9,8%- 4,5%-Ā  1.090 milioni
Lazio: 335.700 – 12,1%-Ā  4,3%-Ā  9.225 milioni
Marche: 57.900-Ā  8,5%-Ā  3,9% –Ā  1.731 milioni
Liguria: 64.300 – 9,5% – 3,8% –Ā  1.991 milioni
Toscana: 141.600 –Ā  8,2% –Ā  3,5% – 4.447 milioni
Valle d’Aosta: 5.200 –Ā  8,3% –Ā  3,4% –Ā  179 milioni
Piemonte:Ā  162.000 – 8,5% –Ā  3,4% – 4.873 milioni
Emilia Romagna: 169.600 – 7,7% –Ā  3,2% – 5.614 milioni
Prov. Aut. Trento: 21.600 – 7,9% –Ā  3,2% –Ā  728 milioni
Friuli Venezia Giulia: 40.600 – 7,4% –Ā  3,2% –Ā  1.280 milioni
Veneto: 169.100 – 7,2% –Ā  3,0% –Ā  5.235 milioni
Prov. Aut. Bolzano: 21.900 –Ā  6,9% –Ā  2,9% –Ā  852 milioni
Lombardia: 402.500 – 8,0% –Ā  2,8% – 12.374 milioni
Italia: 2.608.600 numero di occupati irregolari; 10,0% tasso di irregolaritĆ ; 4,0% valore aggiunto;Ā  valore economico 77miliardi 174milioni di euro.

Un commento su “ECCELLENZE D’ABRUZZO DA VERGOGNA. IN REGIONE OPERANO IN NERO E SOTTOPOSTI A SCHIAVITU’ DA LAVORO E CAPORALATO 60.900 ESSERI UMANI

  • Grandi i sindacati !!
    Tra un po’ anche loro impareranno a lavorare come dovrebbero.

    Risposta

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