ETA’ PASSATE, PRESENTE E FUTURO: DALL’ETA’ DEL RAME OTZI SFORNA PANE DOPO 5.300 ANNI
di Marco Zambianchi*
PARMA – Lui ha passato cinquemila anni e rotti congelato sul ghiaccio delle Alpi, essendo un tizio dellāEtĆ del Rame, superando cambiamenti climatici, turisti curiosi e pure trentāanni in una cella frigorifera di museo. Beh, i minuscoli coinquilini di Ćtzi ce lāhanno fatta e adesso stanno per regalare alla scienza (e pure alla cucina) un colpo di scena da film.
Un recente studio ha passato al setaccio il microbioma della celebre mummia del Similaun, separando i batteri e funghi che erano con lui da vivo da quelli arrivati dopo come abusivi. La vera star della storia? Dei lieviti psicopatici del freddo, abituati a temperature che farebbero piangere un pinguino. Questi microrganismi erano lƬ sulla pelle, nello stomaco e perfino nellāacqua che si ĆØ formata dentro il corpo: praticamente hanno fatto il viaggio millenario insieme a Ćtzi, come due amici che si sono addormentati su un ghiacciaio e si sono svegliati ancora abbracciati.
Hanno analizzato di tutto: pezzetti di corpo, acqua di fusione, ghiaccio superficiale e persino un poā di terra del luogo dove ĆØ stato trovato nel 1991. Risultato? Il suo intestino conservava un microbioma antico, di quelli che le prime comunitĆ umane portavano in giro e che oggi nelle nostre pance iper-igienizzate ĆØ praticamente in via dāestinzione. Ma i lieviti sono stati la sorpresa vera: sembrano arrivati dritti dallāecosistema glaciale, parenti stretti di quelli che vivono in Antartide. Insomma, non sono intrusi: sono parte della scenografia da millenni.
La cosa pazzesca ĆØ che la mummia non ĆØ un reperto morto e imbalsamato, ma una specie di ecosistema dormiente. A -6 gradi questi lieviti se ne stanno in modalitĆ āibernazione da orso polareā, con il DNA mezzo sbriciolato ma anche pezzi ancora in forma smagliante. E qui arriva il bello: i ricercatori li hanno messi in incubatori super-freddi (perchĆ© a temperature normali quei poveretti si sentivano come in una sauna) e hanno provato a farli lavorare.
Risultato? Questi lieviti da ghiacciaio, dopo un momento di āma che cavolo ĆØ questa farina?ā, si sono comportati come perfetti panificatori. Hanno creato un impasto che ha lievitato tranquillamente in 24 ore e ha prodotto un pane niente male. Non la baguette perfetta, eh, ma abbastanza buono da far capire che la cosa funziona. E qui entriamo nel pratico.
A breve termine potremmo avere lieviti che fermentano a temperature ambiente o addirittura in frigorifero: addio sprechi energetici per riscaldare vasche e forni. Pane, birra e chissĆ cosāaltro fatti con meno bollette e meno impatto ambientale.
A lungo termine invece il discorso si fa ancora più interessante: biotecnologie low-energy, nuovi starter per lāindustria alimentare e magari anche strumenti migliori per conservare reperti antichi (alcuni di questi lieviti, per esempio, mangiano il fenolo che era stato usato per proteggere la mummia dai funghi cattivi).
Insomma, Ćtzi non ĆØ più solo il tizio congelato con lāascia. Ć diventato un laboratorio vivente che unisce archeologia, microbiologia e futuro della tavola. ChissĆ che un giorno non troviamo questi lieviti antichissimi non solo nei libri di storia, ma anche nei nostri forni e birrifici. Roba da far venire fame solo a pensarci.
*MicrobiologoĀ



