MONTE SAN COSIMO, LA PROTESTA SFILA CON LA MASCHERA DI TRUMP: “LIBERIAMO IL TERRITORIO DAI BLOCCHI MILITARI”
Sotto l’ombra dei venti di crisi internazionali, l’Abruzzo pacifista si è ritrovato compatto questa mattina, martedì 2 giugno, davanti ai cancelli del deposito militare di Monte San Cosimo. La manifestazione, organizzata dal coordinamento “Disarmare la Pace, Disertare la Guerra”, ha trasformato l’area in località Ponte La Torre, sul lato di Sulmona, in un presidio di cittadinanza attiva con striscioni inequivocabili: “Smilitarizziamo Monte San Cosimo”, “Basta fossile. No nuke, no war!” e “Pace”.
Al centro della mobilitazione è emerso un potente elemento simbolico: l’attivista Lola Di Stefano ha indossato una maschera di Donald Trump. Esibire il volto del leader statunitense, emblema delle pressioni per l’aumento delle spese militari nella Nato, proprio a ridosso di una base blindata dal segreto, ha voluto denunciare la sottomissione dei territori locali alle logiche geopolitiche globali e ai complessi industriali-militari.

Sul fronte sindacale, la Cgil provinciale ha partecipato in prima linea con il segretario Francesco Marrelli, allestendo un banchetto per la raccolta firme su due proposte di legge di iniziativa popolare: una per la tutela dei lavoratori negli appalti (modifiche all’art. 29 del D. Lgs. 276/03) e l’altra per il rafforzamento del servizio sanitario nazionale (legge 833/1978). Al suo fianco Renato Di Nicola, attivista ed esperto di politiche climatiche, ha ribadito il legame tra l’economia dei conflitti e lo sfruttamento delle fonti fossili.
Il momento centrale è stato il lungo intervento di Mario Pizzola (Movimento Nonviolento), che ha ripercorso la storia della base espropriata dal fascismo nel 1939: «L’Italia ripudia la guerra come dice l’articolo 11 della Costituzione, eppure siamo al dodicesimo posto nel mondo per spese militari. Se il governo dice che nei tunnel sotto la montagna c’è pochissima roba, si restituiscano subito questi 133 ettari ai comuni di Sulmona, Pratola e Prezza. In un territorio che vive una crisi occupazionale e uno spopolamento drammatici, Monte San Cosimo deve diventare una risorsa: un centro per la protezione civile regionale o per attività sociali e culturali, non un obiettivo militare. Dobbiamo liberare la Valle Peligna dalle troppe servitù, dalla Snam ai rifiuti, che la soffocano. La democrazia rappresentativa senza la partecipazione dal basso non funziona».
La mattinata si è chiusa con il rilancio della mobilitazione e l’impegno collettivo a non abbassare la guardia, trasformando il presidio odierno in un nuovo punto di partenza per il futuro della vallata.











più foto che persone
Ecco, ora andatelo a fare a Mosca, a Washington e in Cina. Oppure pensate che se ci disarmiamo solo noi ci sarà la pace?
Spiegatemi i pollici verso. Pensate veramente questo? Veramente siete così ingenui? Se l’iran non avesse avuto missili e droni adesso era finito.