Dalla regione

GIOVANNI CAVALLARI SUL GESTORE UNICO DELL’ACQUA: “SERVONO GARANZIE PER I TERRITORI”

di Giovanni Cavallari*

TERAMO – Accolgo con interesse il dibattito che si ĆØ sviluppato sul futuro della gestione del servizio idrico in Abruzzo. Si tratta di un tema strategico, che merita approfondimento, equilibrio e rispetto delle diverse posizioni, proprio perchĆ© riguarda un bene essenziale come l’acqua e incide direttamente sulla qualitĆ  della vita dei cittadini.

Ritengo tuttavia che il confronto non possa essere ridotto a una semplice contrapposizione tra chi guarda al futuro e chi sarebbe ancorato a modelli del passato. Il vero tema non ĆØ essere favorevoli o contrari al cambiamento, ma comprendere se le soluzioni proposte siano realmente in grado di produrre benefici concreti per cittadini, comuni e territori.

Per questa ragione nutro più di una perplessitĆ  rispetto all’idea che l’istituzione di un gestore unico regionale possa rappresentare, di per sĆ©, la risposta ai problemi del sistema idrico abruzzese.

La dimensione di una struttura non costituisce automaticamente una garanzia di efficienza. I processi di accorpamento possono produrre vantaggi, ma possono anche generare nuove complessitĆ , aumentare la distanza dai territori e disperdere esperienze amministrative e gestionali che, negli anni, hanno dimostrato di funzionare.

In questo senso appare riduttivo affidare una scelta così importante esclusivamente a studi e simulazioni economiche. Le analisi tecniche rappresentano un supporto fondamentale alle decisioni pubbliche, ma non possono sostituire il confronto istituzionale e la valutazione politica degli effetti concreti sui territori. Tanto più quando tali valutazioni provengono da soggetti direttamente coinvolti nel processo di riorganizzazione del servizio idrico regionale.

Una riforma di questa portata deve essere accompagnata da analisi indipendenti, da un confronto aperto con amministratori locali, gestori e comunitĆ  interessate, e da una chiara indicazione dei benefici attesi per ciascun territorio.

La politica non può limitarsi a recepire conclusioni tecniche. Ha il dovere di valutare gli effetti delle proprie scelte, assumendosi la responsabilità di tutelare gli interessi dei cittadini e delle comunità locali.

Per questo ritengo indispensabile partire dai risultati concreti raggiunti dai singoli gestori. Non si possono cancellare storie amministrative, investimenti, competenze e capacitĆ  operative costruite negli anni. Penso, in particolare, all’esperienza di Ruzzo Reti, che rappresenta una delle realtĆ  più significative del panorama regionale per capacitĆ  infrastrutturale, disponibilitĆ  della risorsa idrica, investimenti realizzati, equilibrio gestionale e progressivo miglioramento del servizio.

Il punto non ĆØ difendere l’esistente per principio, ma valutare ciò che funziona. Nel caso della provincia di Teramo, il servizio idrico gestito da Ruzzo Reti presenta elementi che non possono essere ignorati: una tariffa sostenibile se rapportata alla funzionalitĆ  del servizio, alla disponibilitĆ  della risorsa, alla capacitĆ  di investimento e alla continuitĆ  delle attivitĆ  programmate. Sono indicatori che devono essere letti nel loro insieme, perchĆ© il costo per i cittadini non può essere valutato separatamente dalla qualitĆ  del servizio ricevuto e dalla soliditĆ  della gestione che lo garantisce.

ƈ quindi legittimo chiedersi quali benefici aggiuntivi riceverebbero i cittadini teramani dall’ingresso in un modello unico regionale. Se un territorio dispone oggi di un gestore con conti in equilibrio, capacitĆ  di investimento, risorsa disponibile e una struttura gestionale solida, occorre spiegare in modo chiaro perchĆ© dovrebbe rinunciare a tale autonomia gestionale e quali vantaggi concreti ne deriverebbero per utenti e comuni.

C’è poi un tema decisivo, che non può essere eluso: non possono essere accorpate realtĆ  con condizioni finanziarie profondamente diverse senza stabilire prima regole certe, garanzie patrimoniali e meccanismi di tutela per i territori più virtuosi. Mettere insieme gestioni sane e gestioni gravate da debiti o criticitĆ  strutturali rischia di produrre un effetto distorsivo e ingiusto.

Il pericolo è che il gestore unico venga percepito non come uno strumento per migliorare il servizio, ma come un modo per compensare squilibri maturati altrove, scaricandone il peso sui territori che hanno amministrato con maggiore attenzione. Sarebbe inaccettabile se i cittadini che oggi usufruiscono di un servizio funzionale e sostenibile dovessero ritrovarsi domani a pagare tariffe più alte per coprire inefficienze, ritardi o errori gestionali prodotti in altre aree della regione.

La solidarietà territoriale è un principio importante, ma non può trasformarsi in penalizzazione dei territori virtuosi. Una riforma seria deve migliorare il servizio dove oggi presenta maggiori criticità, senza indebolire le realtà che hanno dimostrato capacità amministrativa, equilibrio economico e programmazione.

Prima di assumere decisioni irreversibili ĆØ necessario chiarire quale sarĆ  l’impatto sulle tariffe, come verranno tutelati gli investimenti giĆ  effettuati, quali saranno i criteri di redistribuzione delle risorse, quale trattamento sarĆ  riservato ai debiti eventualmente accumulati dai singoli gestori e quali benefici concreti riceveranno i territori che hanno dimostrato maggiore capacitĆ  gestionale.

C’è inoltre il tema della rappresentanza dei territori nella futura governance del servizio. Una riforma che punta all’unificazione regionale non può tradursi in una riduzione della capacitĆ  decisionale dei comuni e delle comunitĆ  locali. I territori non possono essere chiamati soltanto a conferire reti, risorse, patrimonio e risultati, senza avere adeguate garanzie sul loro peso nelle scelte strategiche future.

In particolare, occorre evitare che le aree che hanno saputo costruire nel tempo una gestione più solida vengano penalizzate da meccanismi di redistribuzione poco chiari o da scelte che finiscano per limitare la capacità di investimento proprio dove sono stati raggiunti i risultati migliori.

Non considero conservatorismo chiedere risposte a queste domande. Al contrario, ritengo che una politica responsabile debba valutare ogni riforma sulla base dei risultati che ĆØ in grado di produrre e non soltanto delle aspettative che genera.

L’obiettivo comune deve essere quello di migliorare il servizio idrico per tutti gli abruzzesi. Ma per raggiungerlo occorrono scelte ponderate, trasparenti e fondate sui dati reali, valorizzando le esperienze che hanno dato prova di efficienza, capacitĆ  amministrativa e responsabilitĆ  verso i cittadini.

Il cambiamento ĆØ utile solo se migliora concretamente la qualitĆ  del servizio, tutela i territori e garantisce ai cittadini un sistema più efficiente, più vicino alle comunitĆ  e più sostenibile. Su questi punti servono risposte chiare prima di procedere verso una riorganizzazione destinata a incidere profondamente sul futuro dell’acqua pubblica in Abruzzo.

*Consigliere regionale Abruzzo InsiemeĀ 

 

 

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