DA SULMONA A PESCARA NEL SEGNO DI PADRE PIO: IL CAMMINO DI PADRE GUGLIEMO ALIMONTI DALL’OMBRA DEL MORRONE ALLA MISSIONE
Il legame tra Padre Guglielmo Alimonti e la città di Sulmona affonda le radici in un passato lontano, ma resta più vivo che mai nel presente. Per il frate cappuccino la Valle Peligna rappresenta il vero e proprio trampolino di lancio della sua lunghissima missione religiosa. La sua esperienza viene raccontata oggi dal quotidiano Il Centro e ripresa da noi proprio per il profondo legame affettivo che unisce il religioso alla comunità di Sulmona. Un percorso iniziato ufficialmente il 18 novembre 1944 quando, dopo aver sentito i primi forti impulsi della vocazione durante gli anni della giovinezza a Guardiagrele – dove c’erano i cappuccini e la mattina frequentava l’istituto d’arte, servendo le messe prima di correre a scuola –, il giovane Alessandro fece il suo ingresso nel seminario cappuccino di Sulmona per intraprendere il cammino tra i frati Minori Cappuccini.
Fu l’inizio di una vita interamente dedicata alla fede, scandita da tappe fondamentali: la vestizione il 23 ottobre 1948, la professione temporanea l’anno successivo e quella perpetua il 21 novembre 1953, fino all’ordinazione sacerdotale avvenuta il 25 luglio 1956. Fu proprio con l’abbraccio alla vita religiosa che scelse il nome di Guglielmo, un omaggio esplicito alla figura di Guglielmo Massaia, celebre missionario in Africa.

Quella per Sulmona non è però soltanto una memoria legata agli anni della formazione. Padre Guglielmo Alimonti è infatti una figura familiare e profondamente amata dagli abitanti della frazione sulmonese di Fonte d’Amore. Spesso i devoti peligni e i pellegrini giunti da ogni angolo d’Abruzzo si ritrovano alle pendici del monte Morrone, proprio all’ombra dell’eremo di Sant’Onofrio – il suggestivo edificio del XIII secolo che custodisce la memoria di Celestino V – per incontrare il religioso e condividere con lui momenti di preghiera e riflessione. Un incrocio spirituale potente tra l’eredità del Papa del “Gran Rifiuto” e la testimonianza vivente del frate guardiese.
La vocazione di Padre Guglielmo, che oggi gode di una discreta salute pur avendo superato l’età di novanta anni, si è consolidata durante i drammatici eventi della Seconda Guerra Mondiale. Sopravvissuto miracolosamente ai bombardamenti, alle razzie dei soldati tedeschi nelle case e al fuoco delle mitragliatrici che gli fischiavano sulla testa mentre si trovava sperduto e trincerato tra le pallottole, il religioso ha sviluppato la profonda convinzione che la propria esistenza fosse un debito di gratitudine da restituire interamente attraverso il servizio, decidendo così di donare la sua vita per averla avuta salva.
Di fronte al ritorno della guerra a distanza di un secolo, uno scenario che la speranza faceva desiderare non ricominciasse dopo aver visto così tanti feriti e distruzioni, il frate richiama il severo monito della Madonna di Fatima, secondo cui se l’humanità non fa penitenza non cambierà nulla e le guerre continueranno a causa di vizi ormai sbrigliati e liberi.
Da sempre grande amante della cultura e convinto che le idee che sorreggono la vita valgano quanto la vita stessa, il frate ha coltivato per anni una dedizione assoluta allo studio, arrivando a leggere un libro al giorno e a scrivere un volume al mese, per una produzione monumentale di circa 500 opere, mantenendo fresche le lingue classiche ripetendo in latino ciò che aveva studiato in greco. Secondo il religioso, per incontrare e riconoscere Dio facendolo entrare nella propria vita occorre proprio questa capacità intellettuale, poiché inserendo la cultura si va oltre la semplice ragione terrena, scoprendo un vero e proprio dono di natura. Questo fermento della fede bello e buono lo aveva inizialmente spinto a studiare per partire come missionario in Sudamerica, dopo lunghi studi in Spagna, prima che un incontro fondamentale cambiasse per sempre i suoi piani.
A deviare il corso della sua vita fu infatti il legame profondo con Padre Pio da Pietrelcina, di cui divenne figlio spirituale e confidente. Accettare quel cambio radicale di programma fu possibile grazie a una forza interiore che lo sostenne nell’obbedienza alla Chiesa, trovando in quella scelta la risposta che cercava. Di quel Santo così celebre, circondato da decine di migliaia di persone, Padre Guglielmo restituisce l’immagine reale di un uomo tanto santo quanto umile e semplice, dotato di un’umanità dirompente. San Pio non era un personaggio inaccessibile o da nicchia: si contrariava se qualcuno provava a imitarlo come un santo e si allontanava, mentre accoglieva con un affettuoso abbraccio e un augurio di buona giornata chi gli si accostava con sincera umiltà.
Un legame così stretto da renderlo testimone anche dei momenti più difficili e controversi della vita di San Pio, compreso il clima di sospetto in cui si tentò di screditare il Santo accusandolo di tramare contro la Chiesa. In quel contesto, furono persino nascosti dei registratori sotto il letto di Padre Pio per spiarlo. Il Santo lasciò fare per oltre un mese mentre l’apparecchio girava, finché una mattina, al rientro in cella dopo la messa, chiese semplicemente un taglierino a un confratello, alzò la coperta e recise definitivamente quei fili. Anche nei momenti in cui Padre Pio mostrava il suo temperamento vulcanico di fronte a situazioni intollerabili, similmente all’episodio evangelico della cacciata dei mercanti dal tempio, si trattava della reazione di chi aveva sopportato a lungo prima di dire che adesso bastava.
Fu lo stesso Santo a indicare a Padre Guglielmo la sede della sua missione definitiva, esortandolo a rimanere in Abruzzo, a Pescara, e a pregare per lui. Da quell’obbedienza nacque un impegno pastorale immenso. Inizialmente Padre Guglielmo ha speso i suoi sforzi come cappellano degli operai, visitando fabbriche, uffici, la questura e i municipi per portare l’evangelizzazione. La celebrazione quotidiana della messa all’alba fu un suggerimento diretto di Padre Pio, il quale, dopo una confessione, gli disse misteriosamente di dire presto quella messa. Il frate celebrò e gli operai che passavano per il cambio del turno, notando la luce accesa della chiesa, chiesero di poter entrare; da quel giorno iniziarono a fermarsi regolarmente, confermando la lungimiranza del Santo di Pietrelcina.
Nello svolgere tutto ciò che gli è stato chiesto, supportato dalla presenza continua del suo padre spirituale che una mattina gli disse ironicamente in dialetto napoletano che per quella volta lo aveva risparmiato, Padre Guglielmo ha dato il via a una monumentale opera di divulgazione a partire dal 1977.
Su mandato di Padre Pio ha girato l’intera Europa per diffondere il Vangelo, superando anche le iniziali diffidenze del clero locale, come avvenne durante una missione in Svizzera dove i sacerdoti e i monsignori del posto, superando i preconcetti iniziali che li vedevano scettici, si unirono poi a lui in fraternità. Nel corso dei decenni ha fondato circa 400 Gruppi di Preghiera, stabilendo nel convento dei Frati Cappuccini di Pescara il Centro regionale. Il fulcro di questa attività è la Basilica della Madonna dei Sette Dolori, dove l’aurora sonnecchiante viene anticipata ogni mattina alle sei da una chiesa pervasa di fedeli di ogni tipo – giovani, anziani, donne, uomini e operai – tutti tesi ad ascoltare la liturgia che il religioso celebra da oltre cinquant’anni.
L’eco di questa grande devozione si riflette anche nelle tradizionali celebrazioni locali, come la Festa della Madonna dei Sette Dolori nel quartiere di Pescara Colli, in programma dal 5 al 9 giugno. L’evento prevede un Triduo di Preghiera nei giorni del 2, 3 e 4 giugno con il Rosario alle 18 e la Messa alle 18.30. Il programma prosegue il venerdì con l’esposizione della statua, la messa di Padre Carmine Ranieri e il concerto degli Stadio 54, seguito il sabato dalle celebrazioni mattutine, l’adorazione pomeridiana, gli incontri nei saloni e la messa di Padre Guglielmo alle 19, prima del concerto dei PRK. La domenica sarà caratterizzata dalla solenne processione delle 18.30 e dal concerto Scena Muta, mentre il lunedì vedrà la messa di Padre Simone Calvarese, l’esibizione di Silvia Mezzanotte e l’estrazione della lotteria, per poi concludersi il martedì con la riposizione della statua.
L’efficacia di questa missione si manifesta nella capacità di Padre Pio di muovere i cuori anche a distanza di tempo, attirando persone lontane dalla fede o indifferenti a Dio. Il Santo, come confidò a Padre Guglielmo, vedeva e conosceva queste anime prima ancora che arrivassero, offrendo le sue sofferenze e il suo sangue per la loro conversione, così che giungessero già mature per ricevere le grazie, portando uomini distanti dalla chiesa da decenni a rimanere in ginocchio per ore quasi senza accorgersene. Di fronte ai giovani d’oggi, spesso etichettati come privilegiati o mammoni ma in realtà infelici perché privati del dono della serenità, della tranquillità e della certezza del futuro, il frate indica la via del dialogo per evitare la ribellione di chi sente di non aver nulla da perdere, trasformando nel tempo molti di questi ragazzi in sacerdoti e missionari attivi in Africa e in India. Per Padre Guglielmo, vedere un simile esercito in marcia per evangelizzare il mondo a scopi di bene rappresenta una profonda consolazione.
Oggi lo spirito del religioso resta lo stesso di quando era un novizio a Sulmona. La sua preghiera quotidiana mantiene lo stesso identico scopo di quando aveva dieci anni: il profondo bisogno di stare davanti a Dio, in pace con Lui, cercando di compiere sempre qualcosa di buono. Nonostante le difficoltà del tempo presente, il frate ribadisce che la speranza deve restare sempre viva e che non bisogna mai dubitare, poiché quando muore la speranza è l’intero mondo a rimanere ferito. La speranza odierna risiede nella certezza che il Signore, invocato dalle preghiere delle persone buone, conceda il suo perdono e continui a trasformare in meglio il cuore della gente.



