50 ANNI DI “PRIMO PIANO”: STORIA DI CINQUE GIOVANI CHE A L’AQUILA CAMBIARONO IL MODO DI GUARDARE IL CINEMA
di Goffredo Palmerini
LāAQUILA ā Ieri pomeriggio, quando nellāAula Magna del Centro Congressi āLuigi Zordanā dellāUniversitĆ dellāAquila si sono accese le luci per celebrare i cinquantāanni del Cineclub āPrimo Pianoā, non si ĆØ ricordato soltanto un anniversario. Si ĆØ riaperta una porta. Una porta che cinque giovani appassionati della settima arte, e dei grandi sogni, il 7 maggio del 1976 decisero di spalancare per la cittĆ , senza sapere che da lƬ sarebbe passato un pezzo importante della sua storia culturale non solo aquilana. Dopo il saluto del Rettore magnifico Fabio Graziosi, a raccontare quella stagione pionieristica, stimolati dalle domande del caporedattore del quotidiano il Centro Domenico Ranieri, sono stati il professor Mirko Lino, docente di Cinema presso il Dipartimento di Scienze Umane dellāateneo aquilano, il giornalista Giustino Parisse, e soprattutto loro: Luigi Giallonardo, Gabriele Lucci, Lucio Panella e Massimo Turco.
I fondatori. I testimoni di unāepoca in cui il cinema non era solo uno schermo, ma un modo di stare al mondo. Notevoli gli spunti di analisi culturale di quella esperienza, con qualche proposta di attualizzazione a reimpostare un nuovo percorso con protagonisti di oggi. Via San Marciano, centro storico dellāAquila, tra Palazzo de Nardis e il lato sinistro dellāEpiscopio. Un locale modesto, qualche sedia recuperata, un proiettore che sembra più un atto di fede che una macchina.
Ć qui che nasce, 50 anni fa, il Cineclub āPrimo Pianoā. Non cāĆØ nulla di eroico, almeno in apparenza. Solo cinque giovani che amano il cinema e che decidono di portare in cittĆ ciò che i circuiti commerciali ignorano: i film scomodi, i film invisibili, i film che chiedono allo spettatore di riflettere. Il Cineclub apre tutti i giorni, tre e talvolta quattro proiezioni quotidiane. La prima rassegna, America amara, ĆØ un viaggio nel lato oscuro del sogno americano.
Lāultima, realizzata con il Goethe Institut, diventa la più completa retrospettiva italiana sul Nuovo Cinema Tedesco. In mezzo, centinaia di titoli che allargano lo sguardo di una generazione. Il successo del Cineclub non passa inosservato. I gestori delle quattro sale cittadine (Olimpia, Rex, Imperiale, Massimo) lo guardano con sospetto, come un intruso che rompe equilibri consolidati. Lāostracismo ĆØ immediato.
Ma in quegli anni di grande fermento culturale la cittĆ reagisce. Dacia Maraini, Marco Pannella, intellettuali, studenti, cinefili e semplici appassionati, tutti si stringono attorno a quei cinque ragazzi che hanno osato immaginare un cinema diverso. Il moto di solidarietĆ ĆØ forte, salva il Cineclub, e tuttavia non basta a garantirne la sopravvivenza. Nel 1979, dopo tre intensi anni di attivitĆ febbrile, āPrimo Pianoā chiude. Una chiusura che, col senno di poi, assomiglia più a una metamorfosi che a una fine ineluttabile e disperata.
Da quellāesperienza, infatti, germoglia qualcosa che nessuno avrebbe potuto prevedere. Da quel seme Gabriele Lucci avvia una stagione di straordinaria progettualitĆ culturale che porterĆ negli anni a costituire un vero e proprio Sistema Cinema, la cui eco feconda supererĆ ben oltre i confini italiani. Nel 1981 nasce il Festival āUna CittĆ in Cinemaā, che porta allāAquila registi, attori, critici, e un pubblico nuovo. Le stupende architetture del centro storico del capoluogo abruzzese diventano quinta di scena per le riprese di grandi
autori della fotografia che rivelano i segreti della loro arte. Nello stesso anno prende vita lāIstituto Cinematografico dellāAquila āLa Lanterna Magicaā, che diventerĆ un punto di riferimento nazionale per le sue attivitĆ , le rassegne cinematografiche, i seminari su innovazioni e sperimentazioni, gli incontri con i Maestri della settima arte. Nel 1995 arriva lāAccademia Internazionale per le Arti e le Scienze dellāImmagine, centro di alta formazione, fondata dallāIstituto Cinematografico, Comune dellāAquila e Regione Abruzzo. Un luogo dove il cinema non si guarda soltanto, ma si studia, si crea, si vive. E soprattutto dove ci si forma, grazie ad insigni docenti nel campo umanistico e allāinsegnamento offerto dai più grandi Maestri del cinema italiano ed internazionale.
LāAquila diventa cosƬ una Capitale dei Mestieri del cinema, formando nellāAccademia circa 150 giovani professionisti durante il ciclo degli studi, 3 anni di corso e 2 di specializzazione. Nel 2001 nasce LāAquila Film Commission, che consolida il rapporto tra la cittĆ e le produzioni cinematografiche, con buoni risultati sebbene con minime risorse a disposizione che solo attualmente, con la costituzione di Abruzzo Film Commission, hanno trovato una dimensione adeguata di finanziamento regionale. Insomma, da quel Cineclub si struttura un vero e proprio Sistema Cinema, capace di creare una Cineteca tra le più importanti dāItalia, una Mediateca specializzata nel settore cinematografico e un Museo dei Mestieri del Cinema. E di portare a LāAquila ben 21 Premi Oscar. Un risultato straordinario, se si pensa che tutto comincia da un piccolo locale e da cinque ragazzi che non avevano altro che passione e ostinazione.
A caldo, chi qui scrive trae una sua intima riflessione. āPrimo Pianoā non ĆØ stato solo un Cineclub. Ć stato un luogo dellāanima. Un laboratorio di visione critica, un presidio sociale, una palestra di cittadinanza culturale. Negli anni Settanta, quando il cinema era ancora un rito collettivo, quel piccolo spazio rappresentò un modo nuovo di stare insieme, di discutere, di crescere.
Fu il primo tentativo strutturato di creare una presenza cinematografica quotidiana, capace di incidere sul territorio e di dialogare con le altre realtĆ culturali della cittĆ . Da lƬ nasce una consapevolezza che ancor oggi risuona: il cinema non ĆØ solo intrattenimento, ma identitĆ , comunitĆ , memoria. Questa, dunque, ĆØ una ricorrenza che non fa solo memoria, ma parla al presente. Cinquanta anni dopo, il Cineclub āPrimo Pianoā ci interroga ancora.
Come si costruisce oggi un luogo del pensiero? Dove si incontrano le comunitĆ culturali? I social media sono strumenti oppure ostacoli? Quale il valore della libertĆ nella proposta culturale e quale il ruolo delle Istituzioni?
Come si ripensano gli spazi urbani della cultura in un mondo che oscilla tra localismi e globalizzazione? Il Cineclub del 1976 ci ricorda che tutto può nascere da unāidea forte, da un gruppo di giovani determinati, da un luogo che diventa comunitĆ . E che la cultura, quando ĆØ autentica, apre sempre una strada dove prima non cāera. Cinquantāanni dopo il Cineclub āPrimo Pianoā continua a parlare alla cittĆ .
Non come un ricordo nostalgico, ma come un seme ancora fertile. LāAquila, che negli ultimi decenni ha saputo costruire unāidentitĆ cinematografica unica in Italia – che le Istituzioni, dopo il terremoto del 2009, purtroppo non hanno saputo tutelare e preservare – deve molto a quei cinque giovani che nel 1976 decisero di aprire una porta. Da quella porta ĆØ passato un futuro che nessuno avrebbe potuto immaginare. E forse, proprio oggi, nel tempo difficile che stiamo vivendo, cāĆØ bisogno di riaprirla ancora, quella porta, con nuovi protagonisti innamorati di futuro.




