PER SULMONA UN COMPLEANNO DIFFICILE
di Massimo Di Paolo
No, non useremo un tono confidenziale Sindaco Tirabassi, come potrebbe essere usato per un compleanno. Le cose vanno dette per essere autentici e per un bene che, potremmo dire, istituzionale. È passato un anno dall’insediamento della nuova amministrazione. Un anno politico e di amministrazione difficile e faticoso a Sulmona, per tanti motivi. Il sette di cuori indica la seconda possibilità, qualcosa che non si è colto e che si ripresenta, un secondo tentativo per riprendere in mano promesse ancora da realizzare, incompiute da terminare. Un sette di cuori ci vorrebbe a Sulmona, per uscire dalla sosta politica e iniziare a varare provvedimenti: molti, necessari e urgenti, come un insieme di azioni di cambiamento con scudo al petto e spada tratta, con stile gestionale, abbandonando il maquillage politico troppo presente in questo primo anno. Con autonomia e forza, tanto da scardinare un sistema che sta togliendo l’aria all’intera comunità sulmonese. Oggi più di ieri. Il vero e il falso spesso si confondono: in politica è la regola. Ma in questo ultimo e lungo periodo, a ‘casa nostra’ troppo presente è stata la regola della tolleranza. Lo diceva Voltaire che occorre tollerarsi a vicenda soprattutto quando si scopre la complessità, l’incoerenza degli amici e degli alleati, la debolezza di un patto che viene meno. La regola tacita rotta improvvisamente; il botto è stato assordante, come un calcio sulla porta che riconsegna alla realtà. Si stava decantando il “saltarello abruzzese” quando si sono fatti i conti con i licenziamenti della 3G Spa, e si è aperto un pantano che ha dissolto la leggerezza, l’efficientismo, riportando tutto al trauma dell’ennesima perdita. Un aneurisma emotivo che ha sospeso ogni forma di gioia, di sogni di gloria: che ha contratto i volti che cercavano di confondere l’artifizio dei social con il mondo reale. Sette di cuori, con la speranza che la storia possa ripetersi dando una seconda chance. Non è sufficiente volere bene a Sulmona; la stagione era iniziata con una vittoria facile ma si è rivelata una cronoscalata su un passo di montagna. E non c’è da sperare nelle migrazioni in altre province o nel clima festaiolo per rafforzare vicinanza giovanile, furbizia commerciale e fatica gestionale. Nel Don Chisciotte, Sancho diceva che il sogno consola dalle infelicità coloro che, quando sono desti, le provano. Ormai la Città è schiacciata trapovertà, conflitti endemici e bisogni urgenti non riconosciuti. Non è sufficiente elencare le importanti attese sul Cogesa, tribunale, lavoro, area di crisi. C’è dell’altro. Incuneato, subdolo, che ormai caratterizza nel peggio la Città. Sulmona ormai mantiene il record sulla promozione di persone più che di idee; sull’obbedienza più che sulla competenza. Con nuovi fenomeni emergenti su cui poco è stato fatto. D’altronde una coalizione incerta e poco riconoscente, non poteva proporre indirizzi su evidenze gravi che hanno reso questo ultimo anno ancora più difficile:sicurezza, degrado e immigrazione rappresentano la cartina di tornasole dell’ultima Sulmona. E lo spirito della leggerezza con la musica e lo ‘spritz’, come programmi di sviluppo e benessere, restano solo fragorose anestesie culturali, del pensiero e della consapevolezza. A oggi, Sulmona riesce a navigare con cielo sereno senza voler guardare le ombre dei grandi problemi e di una condizione di indifferenza dilatata; la realtà è un’altra egli uomini mancano: molti non adatti per mettersi in modalità tempesta.Un bagno di senso civico, di responsabilità, di inno al lavoro intenso e coordinato: ricompattamento del Consiglio comunale, rimpasto di Giunta in tempi rapidi. Questo è se vi pare, ora e subito. Questo primo compleanno amministrativo e politico rischia, come spesso accade a Sulmona, di essere festeggiato riciclando la nostra Storia e la retorica che non mancano mai nei momenti delle sintesi, ma non sono utili e sufficienti per ciò che occorrerebbe affrontare. È l’ora di una leadership forte e diffusa, per ricucire l’abissale distanza culturale creatasi tra ceti, ruoli, gruppi e interessi. Distanza culturale prima che politica per evitare un “cupio dissolvi” che sta aprendo le porte alla paura. Il baratro dei servizi, l’incertezza del Centro storico, le lobby del commercio; il turismo come speranza, la cultura come strumento economico; classi sociali chiuse, giovani contro vecchi, vite vissute e vite immaginate, associazionismo polverizzato, resilienza senza pianificazione. A oggi, la rotta non si percepisce, e non si riesce a raccontare dove stiamo andando per sanare o resistere alla situazione. Una rinascita possibile? Rare le premesse. Mai abbiamo avuto una condizione di rappresentanza politica come in questo momento; ma mai come in questo momento Sulmona è stata sola. L’aria sulfurea che ormai si respira fa pensare a “Le mani sulla Città”, un film di Francesco Rosi, leone d’oro a Venezia nel 1963. Magnifica metafora per descrivere l’uso personale, cinico, irriverente, che il ‘baronato politico’agisce su una comunità. Un baronato che ha reso questo primo anno un supplizio, con un procedere incerto e da equilibristi. Un farmaco per un compleanno all’odore di rose è ancora possibile, assumendo autonomia e svincolandosi dai cacicchi locali con coraggio, senza se e senza ma. Con visioni democratiche; con forte integrazione e contaminazioni di idee,senza distinzioni di casacche. Una Città senza un progetto resta uno spazio vuoto e l’opportunismo, si sa, gli spazi vuoti li occupa. Un solo anno di amministrazione è un battito di ciglia, per questo è ancora ora di una proposta riconoscibile e dichiarata per avviare una nuova stagione di progettazione e di rinnovato contatto con la cittadinanza. Questo il nostro augurio.




Complimenti. Un articolo che esprime sofferenza e partecipazione. Un’analisi tra speranza e consapevolezza.
Plurale maiestatis? Noi chi?!
Infatti. Non si capisce se è uno sprono per lavorare di più e meglio o un inno alla rivoluzione politica e alla liberalizzazione di Sulmona.
In verità andrebbero bene entrambe!
Molto ben fatto.
il Baronato politico! Vero! che impedisce il lavoro “normale del sindaco e dell’amministrazione” questo il vero problema da risolvere altrimenti tutto si ferma.
mettere un punto e ripartire senza mostrare il fianco ai condizionamenti , quelli forti.
Una seconda opportunità dopo il primo anno veramente difficile diciamo che si inizia ora e il tempo passato utile per prendere le misure. Non è la prima volta che avviene e sembra che Tirabassi abbia preso le distanze per poter continuare anche se servirebbero altre risorse. Prima le cose urgenti, fatte bene e subito.