CronacaHomeIn Evidenza

CARCERE SULMONA, NON SI FERMA IL TRAFFICO DI CELLULARI: SEI SEQUESTRI NEL NUOVO PADIGLIONE

Doveva essere il fiore all’occhiello della sicurezza carceraria, si sta rivelando un colabrodo tecnologico. A un anno dall’inaugurazione del nuovo padiglione della Casa di reclusione di via Lamaccio, il bilancio sul fronte del contrabbando di telefoni cellulari assume i contorni di una disfatta istituzionale. L’ultimo sequestro di sei dispositivi, scovati dagli agenti di polizia penitenziaria durante i controlli serali tra il primo e il secondo piano della nuova struttura, è solo la punta di un iceberg ben più profondo e inquietante.

I detenuti – criminali di Alta Sicurezza che dal chiuso delle loro celle continuano a impartire ordini ai propri clan all’esterno – sono stati nuovamente denunciati alla Procura di Sulmona. L’ennesimo atto formale che scivola addosso a chi deve già scontare condanne lunghissime e che non sposta di un millimetro il cuore del problema: in via Lamaccio i telefoni continuano a squillare.

Il vero nodo della vicenda non sta tanto nell’ingegno dei reclusi, quanto nelle clamorose retromarce del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap). La svolta era stata promessa dallo scorso comando dei “baschi blu”, allora guidato da Alessandra Costantini, che aveva annunciato l’imminente attivazione dei jammer, i disturbatori di frequenza in grado di azzerare qualsiasi segnale e rendere i cellulari inutili pezzi di plastica.

Quella promessa è diventata un mistero burocratico. A dicembre 2024, la comandante Costantini era riuscita a intercettare ben quaranta telefoni in un solo giorno. Subito dopo, il progetto della schermatura è sparito dalle agende ministeriali e la stessa comandante è stata trasferita in fretta e furia – e con modalità decisamente irrituali – al penitenziario di Prato, liquidata come “non adeguata” alla gestione della struttura sulmonese.

Il risultato? I jammer non sono mai arrivati e i boss ringraziano, potendo contare su una copertura di rete che ai piedi del Morrone si conferma eccellente.

I sei telefoni sequestrati nelle ultime ore portano il conteggio parziale a trenta dispositivi intercettati in appena cinque mesi. Un dato in calo rispetto al record del 2024, quando ne furono rinvenuti ben 113, ma che fotografa un traffico incessante che si serve di ogni canale possibile.

Per far entrare la tecnologia dietro le sbarre si usa di tutto: droni che calano i pacchetti dall’alto (più volte avvistati dai residenti di via Lamaccio), smartphone occultati nei pacchi ordinari o nascosti nelle torte cucinate dai familiari, fino ai casi più gravi che in passato hanno visto il coinvolgimento di personale interno infedele.

Finché lo Stato continuerà a sequestrare i telefoni “a valle” senza oscurare il segnale “a monte”, la caccia della Polizia Penitenziaria rimarrà una fatica di Sisifo. E le carceri di massima sicurezza continueranno a funzionare come centralini della criminalità organizzata.

Un commento su “CARCERE SULMONA, NON SI FERMA IL TRAFFICO DI CELLULARI: SEI SEQUESTRI NEL NUOVO PADIGLIONE

  • Comandante trasferita in fretta e furia…… il Ministro della Giustizia è al corrente di questo episodio che puzza più del pesce marcio? Il Sindacato è intervenuto per fare sentire la Sua voce?
    Siamo allo sbando….

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *