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LE FESTE POPOLARI SONO TROPPE E DANNOSE

28 maggio 1870

Le feste popolari sono troppe e dannose

di Fabio Valerio Maiorano

 

Dal 1° gennaio siano abolite le feste popolari e religiose che «in gran numero sono fatto  dannoso al benessere e alla moralità dei popoli»: lo propose il Consiglio comunale di Sulmona, nella seduta del 28 maggio 1870, rimarcando che le feste di piazza erano foriere di pericoli per tutti i cittadini, in quei giorni ben avvezzi a «sollazzarsi per le vie della città sperperando i guadagni di un onesto lavoro» e più predisposti alla provocazione e al delitto, come «è ormai ritenuto da tutti gli economisti e dimostrato dall’esperienza». A giudizio dei decurioni comunali, da una parte le feste di piazza sottraevano i cittadini al controllo dell’autorità, anche religiosa, e dall’altra li esponevano ad ogni sorta di pericolo per la presenza in città di forestieri di ogni risma e dubbia moralità; di qui «il consiglio fa calda istanza all’Autorità politica del circondario perché si proibiscano le feste popolari religiose in questa città per tutto ciò che concerne pompa esterna; cioè: illuminazionenelle pubbliche vie, spari e fuochi pirotecnici, bande, corse, cuccagna, lotterie e simili; rimanendo, oltre il culto interno nelle chiese, la facoltà di far processioni pubbliche, preci e penitenze, uniformandosi alle disposizioni di legge. Che tale proibizione vada in vigore col 1 gennaio 1871».

Approvata all’unanimità, la richiesta rimase però sulla carta; come, per fortuna, non ebbe seguito la “crociata” di Antonio De Nino che pochi anni dopo – nel 1874 – auspicò nientemeno che l’abolizione della “Madonna che scappa in piazza”…

 

 

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